<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0"><channel><title>Da vedere...</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/10221</link><description>Da vedere...</description><item><title>San Giorio</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/san-giorio</link><description>&lt;p&gt;Il comune&amp;nbsp;di &lt;strong&gt;San Giorio&lt;/strong&gt;, situato al fondo del &lt;strong&gt;Vallone del Gravio&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;comprende 27 borgate alpine&amp;nbsp;(di cui 9 abitate stabilmente) che si sviluppano con strade, viottoli, cave di gneiss e piloni, sulla montagna ricca di boschi e castagni.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Villanova&lt;/em&gt; promossa dai Savoia nel 1226 e successivamente infeudata alla famiglia dei Bertrandi (promotrice di ambiziosi interventi di riorganizzazione territoriale), &amp;egrave;&amp;nbsp;oggi uno dei centri che presentano architetture di maggior rilievo della Valle di Susa.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di particolare interesse il &lt;strong&gt;castello&lt;/strong&gt;, la cui torre maestra &amp;egrave; probabilmente la prima torre cilindrica realizzata in Valle di Susa ora riferita a maestranze sabaude transalpine, reclutate dalla potente famiglia nella seconda met&amp;agrave; del Duecento.&amp;nbsp;Alla medesima committenza &amp;egrave; da riferire la &lt;strong&gt;cappella di San Lorenzo&lt;/strong&gt; posta nei pressi della chiesa parrocchiale, che conserva uno dei cicli affrescati pi&amp;ugrave; significativi del primo Trecento in questa zona.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il paese di San Giorio &amp;egrave; inoltre teatro di uno degli eventi pi&amp;ugrave; suggestivi e particolari del folklore territoriale:&amp;nbsp;la &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Soppressione del feudatario&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, rievocazione storico leggendaria che si svolge presso l'antico castello nella domenica pi&amp;ugrave; vicina al 23 aprile, festa del santo patrono San Giorgio.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 13 Dec 2018 12:51:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/san-giorio</guid></item><item><title>Il "Castlass" di Borgone</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/il-castlass-di-borgone</link><description>&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;L&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&amp;rsquo;antica torre di Borgone, denominata localmente il &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;i&gt;Castlass, &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;svetta su un poggio che domina l&amp;rsquo;abitato, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;b&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;en visibile da ogni angolo del centro&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;. Il termine dialettale, riscontrabile come &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;b&gt;Castellazzo&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt; nella cartografia settecentesca, ci indica che gi&amp;agrave; in quell&amp;rsquo;epoca aveva perso l&amp;rsquo;originaria funzione e appariva, se non proprio un rudere, un edificio in via di decadenza, forse bisognoso di qualche restauro: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;l&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;a realizzazione del nuovo palazzo dei conti di Borgone all&amp;rsquo;interno del concentrico, rappresentando sicuramente una sede pi&amp;ugrave; dignitosa ed adeguata ai tempi, aveva accelerato l&amp;rsquo;abbandono della vecchia torre medievale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;b&gt;Le prime notizie risalgono al 1455&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;, quando sappiamo che Bernardo Roero, esponente della famiglia segusina dei Roeri, gi&amp;agrave; signore di San Didero, venne infeudato anche della stessa Borgone. &amp;Egrave; assai probabile dunque che possa risalire a tale epoca la realizzazione della casaforte, o meglio, il consolidamento di un manufatto precedente appartenuto a San Giusto o ai Beauvoir, i primi signori laici di Borgone. Dei quali, come sulla torre, si sa quasi nulla.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&amp;Egrave; molto probabile che, a partire dal XVII secolo, la casaforte medievale fu di fatto abbandonata a favore di una pi&amp;ugrave; comoda sistemazione residenziale all&amp;rsquo;interno della Villa Nova.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Una visita si rivela particolarmente interessante, soprattutto &lt;strong&gt;per apprezzare il panorama&lt;/strong&gt; di questo tratto della media Valle di Susa, segnato dalle grandi infrastrutture viarie, e la collocazione dell&amp;rsquo;abitato borgonese nel contesto di questa vasta porzione di territorio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;La torre &amp;egrave; di &lt;strong&gt;pianta quadrata&lt;/strong&gt;, con tipica tessitura medievale nella parte bassa delle murature. La porta, senza serramenti, si apre sul lato occidentale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;All&amp;rsquo;interno, ora completamente svuotato, si possono vedere &lt;strong&gt;i resti di due orizzontament&lt;/strong&gt;i, che dividevano l&amp;rsquo;edificio in pi&amp;ugrave; piani. Vi sono ampie aperture sul lato sud e su quello occidentale. Il restauro conservativo, intrapreso negli ultimi anni, ha creato una falsa inclinazione dei muri terminali che fanno sembrare l&amp;rsquo;edificio tagliato in linea obliqua, ma in realt&amp;agrave; la torre possedeva murature della stessa altezza. Negli ultimi anni il monumento &amp;egrave; stato anche dotato di illuminazione notturna.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Maggiori informazioni si trovano nel libro &amp;ldquo;Borgone, un paese tra la Dora e la Roceja&amp;rdquo;, di Mauro Minola e Elisa Bevilacqua, Susalibri, 2003&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 07 Nov 2023 11:18:26 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/il-castlass-di-borgone</guid></item><item><title>Grange della Valle </title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/grange-della-valle</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Grange della Valle&lt;/strong&gt; &amp;egrave; una piccola frazione del comune di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Exilles&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;costituita da stupende casette in pietra&amp;nbsp;e da una piccola cappella. Posta all'interno della conca dell'ex ghiacciaio Galambra e dominata dalle grandi pareti del Nibl&amp;egrave; e dell'Ambin, &amp;egrave; il perfetto punto di partenza per &lt;strong&gt;bellissime escursioni &lt;/strong&gt;tra boschi di larici.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Raggiungibile dai paesi di Exilles e Salbertrand, &amp;egrave; molto amata&amp;nbsp;anche dai camminatori pi&amp;ugrave; esperti, che non perdono l'occasione per percorrere &lt;strong&gt;spettacolari sentieri &lt;/strong&gt;diretti a luoghi meravigliosi: Gran Pertus (galleria scavata tra il 1526 e il 1533 da Colombano Romean), Cima Quattro Denti (m. 2106), Col d'Ambin (m. 2921), Monte Nibl&amp;egrave; (m.3365).&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Rilassante&amp;nbsp;e silenzioso, consente anche l'avvistamento di una straordinaria &lt;strong&gt;variet&amp;agrave; di animali&lt;/strong&gt;, quali stambecchi, cervi, camosci, aquile, gipeto, marmotte. A Grange della Valle &amp;egrave; situato inoltre il &lt;strong&gt;rifugio Levi-Molinari&lt;/strong&gt;, aperto tutta la settimana da maggio a met&amp;agrave; settembre.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 27 Dec 2018 12:27:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/grange-della-valle</guid></item><item><title>La villa romana di Almese</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/la-villa-romana-di-almese</link><description>&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;La Villa di Almese&lt;/strong&gt;, in localit&amp;agrave;&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Grange di Rivera&lt;/strong&gt;, &amp;egrave; un prestigioso esempio di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;villa padronale&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;risalente agli inizi del I secolo d.C., scoperta nel 1979. Ci&amp;ograve; che ne rimane, esteso su circa 3.000 metri quadri, &amp;egrave; il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;piano terreno&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;di un edificio che anticamente si sviluppava su pi&amp;ugrave; livelli sfruttando la pendenza del terreno. Dalle recenti campagne di scavo &amp;egrave; emerso che l&amp;rsquo;accesso alla Villa avvenisse da monte, dove si &amp;egrave; rinvenuto un vano d&amp;rsquo;ingresso con soglia e gradini in pietra. Sul&amp;nbsp;&lt;strong&gt;terrazzo superiore&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;si collocavano gli ambienti residenziali-patronali, decorati da intonaci dipinti e pavimenti a mosaico (i materiali erano probabilmente di provenienza locale).&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le stanze di servizio (cucine, dispense, magazzini) e gli alloggi della servit&amp;ugrave; si articolavano invece al piano inferiore. Davanti al sito era probabilmente presente un giardino: un&amp;rsquo;ampia terrazza con una vista notevole. La Villa sub&amp;igrave; un grave incendio nel IV secolo d.C. e venne abbandonata. Fu riscoperta alla fine degli anni &amp;rsquo;70 del XX secolo e a partire dal 1980 iniziarono gli scavi che la riportarono alla luce.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A settembre 2023 &amp;egrave; stata avviata una &lt;strong&gt;nuova campagna archeologica.&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;Negli anni sono state tredici le campagne di scavo, l&amp;rsquo;ultima delle quali risaliva al 2007. I lavori rappresentano l&amp;rsquo;occasione per nuove ricerche e per il &lt;strong&gt;miglioramento della fruizione della villa&lt;/strong&gt;, aperta alle visite e, dal 2008, sede degli stage estivi di educazione ambientale riservati ai ragazzi dai 15 ai 18 anni.&lt;br /&gt;La Villa Romana &amp;egrave; l&amp;rsquo;edificio extraurbano pi&amp;ugrave; esteso di epoca romana dell&amp;rsquo;Italia nordoccidentale: si trovava infatti ai margini della &lt;strong&gt;strada delle Gallia,&lt;/strong&gt; in un punto nodale per il commercio e gli scambi con il resto del territorio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si tratta probabilmente di un&amp;rsquo;antica &lt;strong&gt;residenza lussuosa&lt;/strong&gt;, destinata a un proprietario con notevoli disponibilit&amp;agrave; economiche e ampi possedimenti nei dintorni. Un luogo prezioso non solo per ci&amp;ograve; che rappresenta, ma anche perch&amp;eacute; pu&amp;ograve; certamente aiutare a ricostruire in modo sempre pi&amp;ugrave; dettagliato la struttura del territorio in epoca romana e la sua rilevanza anche per le zone limitrofe. Gli scavi sono realizzati grazie a fondi ministeriali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Della Villa oggi sono visibili il pianterreno e parte dell&amp;rsquo;ingresso monumentale, del cortile centrale e dell&amp;rsquo;ampia terrazza che d&amp;agrave; sulla valle, a sud. La Villa Romana di Almese &amp;egrave; uno dei pi&amp;ugrave; importanti monumenti dell&amp;rsquo;&lt;strong&gt;antichit&amp;agrave; augustea&lt;/strong&gt; che si sono conservati in Piemonte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni:&amp;nbsp;Comune di Almese, Ufficio cultura tel. 011/9350201-5 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:cultura@comune.almese.to.it"&gt;cultura@comune.almese.to.it&lt;/a&gt;. &lt;a href="mailto:arca.almese@gmail.com"&gt;arca.almese@gmail.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;SCOPRI DI PI&amp;Ugrave;:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/appuntamenti/le-ville-romane-di-almese-e-caselette-un-patrimonio-archeologico-della-valle-di"&gt;Visite guidate 2023 alle Ville Romane di Almese e Caselette&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 14:09:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/la-villa-romana-di-almese</guid></item><item><title>L’Ossario di Forno di Coazze e la “Finestra sulla Resistenza”</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/l-ossario-di-forno-di-coazze-e-la-finestra-sulla-resistenza</link><description>&lt;p&gt;Nel maggio 1944 i nazifasciti effettuarono un vasto rastrellamento in alcune valli del Piemonte occidentale, fra cui la Val Sangone. Qui presero &lt;b&gt;24 partigiani catturati&lt;/b&gt; e detenuti nel carcere allestito nella scuola elementare di Coazze e li condussero a Forno dove, nei pressi del torrente Sangone, fecero scavare una grande fossa e poi li mitragliarono alle gambe facendoli cadere, vivi, nella cavit&amp;agrave;, dove &lt;b&gt;morirono dissanguati&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per due giorni i nazifascisti impedirono alla popolazione di avvicinarsi, poi gettarono sui corpi sassi e terra e se ne andarono. Altri quattro partigiani furono fucilati contestualmente a Forno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Subito dopo la Liberazione, nel maggio 1945, su iniziativa dei partigiani della valle e del comandante &lt;b&gt;Giuseppe Falzone&lt;/b&gt;, si decise la costruzione di un ossario per una degna sepoltura delle vittime, poco pi&amp;ugrave; in alto della fossa comune dove si consum&amp;ograve; l&amp;rsquo;eccidio, a circa duecento metri di distanza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I lavori per la realizzazione dell&amp;rsquo;ossario, progettato dall&amp;rsquo;ingegner Coticone, iniziarono gi&amp;agrave; nel giugno 1945 e la struttura fu inaugurata il 4 novembre dello stesso anno, alla presenza di &lt;b&gt;Ferruccio Parri&lt;/b&gt; e dell&amp;rsquo;arcivescovo di Torino, cardinale Maurilio Fossati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La forma della struttura vuole ricordare un&amp;rsquo;aquila ad ali spiegate. Al centro c&amp;rsquo;&amp;egrave; una piccola cappella con la sovrastante scritta &lt;i&gt;Usque ad finem et ultra comites&lt;/i&gt; e ai lati le lapidi coi nomi dei 98 caduti le cui salme sono state qui tumulate: oltre ai 24 caduti della fossa comune, vi riposano molti altri partigiani uccisi in valle (che in tutto furono 278), fra cui anche quattro stranieri (due cecoslovacchi, un polacco e un russo) e alcuni di cui non &amp;egrave; stato possibile accertare l&amp;rsquo;identit&amp;agrave;. Vi sono anche due civili, le prime vittime della repressione nazifascista in valle.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fra il 1986 e il 1991 l&amp;rsquo;ambiente intorno all&amp;rsquo;ossario &amp;egrave; stato risistemato con un viale di accesso monumentale con alcune lapidi e anche l&amp;rsquo;area della fossa comune &amp;egrave; stata resa pi&amp;ugrave; accessibile; nel 1991 &amp;egrave; stata inaugurata un&amp;rsquo;area di accoglienza, intitolata al comandante &lt;b&gt;Luigi Milano&lt;/b&gt;, con targhe commemorative e pannelli che illustrano in breve gli avvenimenti legati alla Resistenza locale e propongono gli itinerari di visita e le mappe dei sentieri partigiani.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;Leggi anche:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/la-finestra-sulla-resistenza-di-coazze"&gt;LA "FINESTRA SULLA RESISTENZA" APERTA A FORNO DI COAZZE&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Dopo una ulteriore ristrutturazione &lt;b&gt;nel 2012 l&amp;rsquo;area &amp;egrave; stata coperta&lt;/b&gt;, denocoazze piazza luigi minata &amp;ldquo;Finestra sulla Resistenza&amp;rdquo; e pensata come punto di partenza per la visita dei luoghi della memoria resistenziale e in primo luogo della Fossa Comune.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Ossario%20cerimonia-1.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 2005 l&amp;rsquo;ossario &amp;egrave; stato riconosciuto cimitero di guerra dal Ministero della Difesa; ogni anno vi si tiene una celebrazione a cui sono stati presenti anche tre Presidenti della Repubblica: &lt;b&gt;Oscar Luigi Scalfaro&lt;/b&gt; nel 1997, &lt;b&gt;Giorgio Napolitano&lt;/b&gt; nel 2009 e &lt;b&gt;Sergio Mattarella&lt;/b&gt; nel 2015.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 30 Apr 2024 17:36:06 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/l-ossario-di-forno-di-coazze-e-la-finestra-sulla-resistenza</guid></item><item><title>Pinasca</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/pinasca</link><description>&lt;p class="p1"&gt;&lt;strong&gt;Pinasca&lt;/strong&gt;, il comune pi&amp;ugrave; esteso della media Val Chisone, &amp;egrave; formato dal capoluogo e da 27 frazioni. Comprende i centri abitati di &lt;b&gt;Dubbione&lt;/b&gt;, sorto sulle rive del rio Grandubbione (poco prima della sua confluenza con il torrente Chisone) ai piedi di una scoscesa scarpata, e &lt;b&gt;Pinasca,&lt;/b&gt; adagiata in un ampio bacino lungo la statale del Sestriere.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il territorio culmina con i 2.119 m della &lt;b&gt;Punta dell'Aquila&lt;/b&gt;, al confine con Giaveno e la Val Sangone. &amp;Egrave; unfrequentato &lt;b&gt;centro di villeggiatura estiva&lt;/b&gt;, soprattutto nel &lt;b&gt;Vallone del Grandubbione&lt;/b&gt; e nel borgo di &lt;b&gt;Albarea&lt;/b&gt;, con escursioni ai Colli del Besso (1466 m) e dell'Asino (1300 m) e al monte Cucetto (1692 m).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La festa patronale &amp;egrave; il 15 agosto (Assunta). Fiere si tengono il terzo gioved&amp;igrave; di maggio (&lt;b&gt;fera dle caplin-e di Pinasca&lt;/b&gt;), ed il terzo luned&amp;igrave; di novembre (&lt;b&gt;fiera autunnale di Dubbione&lt;/b&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p3"&gt;Luoghi d'interesse&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La &lt;b&gt;chiesa parrocchiale di Pinasca,&lt;/b&gt; dedicata all'Assunta e consacrata nel 1753, &amp;egrave; la pi&amp;ugrave; grande di tutta la valle e conserva all&amp;rsquo;interno &lt;b&gt;un altare progettato da Filippo Juvarra&lt;/b&gt; nel 1721 e ultimato nel 1724.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Realizzato in legno di pioppo e marmo, era stato stato creato come modello per l'originale in marmo che venne poi realizzato nella chiesa di S.Uberto della Reggia di Venaria. Fu &lt;b&gt;collocato a Pinasca nel 1727&lt;/b&gt; per ordine di Vittorio Amedeo II di Savoia ma successivamente se ne persero le tracce e la sua storia &amp;egrave; stata riscoperta soltanto nei primi anni 2000. Alto pi&amp;ugrave; di sei metri, l'altare &amp;egrave; stato pi&amp;ugrave; volte ridipinto in questi 300 anni, ma non sembra che abbia subito manomissioni gravi.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;A &lt;b&gt;Dubbione&lt;/b&gt; la Chiesa parrocchiale, dedicata a &lt;b&gt;S. Rocco&lt;/b&gt;, porta la data del 1847 ma in realt&amp;agrave; rest&amp;ograve; per anni incompiuta e fu inaugurata solo nel 1907. Al centro della frazione il &lt;b&gt;ponte Annibale&lt;/b&gt; scavalca il rio Grandubbione: la leggenda vuole che sia stato costruito dal condottiero cartaginese per andare ad attaccare Roma nel 218 a.c.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/ponteannibale2-jpg.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il ponte attuale &amp;egrave; per&amp;ograve; sicuramente di fattura pi&amp;ugrave; recente: i pi&amp;ugrave; antichi documenti conosciuti risalgono alla fine del 1700 e riguardano la ristrutturazione di un ponte corrispondente a quello che conosciamo oggi, costruito magari su un ponte o su un attraversamento preesistente forse proprio nel punto ove i Cartaginesi superarono il Rio.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Pinasca possiede inoltre un monumento di carit&amp;agrave;, la Piccola casa della Divina Provvidenza, un imponente caseggiato a forma di "U", noto anche con il nome del fondatore: il &lt;b&gt;Cottolengo&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p4"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;La storia&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La valle era compresa nel territorio su cui &lt;b&gt;regnavano i Cozi&lt;/b&gt;: nel 13 a.C. Cozio I divenne prefetto romano e nel 63 d.C. il territorio divenne Provincia Romana. Monete con l&amp;rsquo;immagine dell&amp;rsquo;Imperatore Nerone (54-68 d.C.) sono state ritrovate dinnanzi alla Chiesa Parrocchiale di Pinasca.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Dal V secolo la Valle fu interessata dall&amp;rsquo;occupazione dei Goti e sub&amp;igrave; le invasioni di Vandali, Svevi, Burgundi e Alemanni, e nel 573 i &lt;b&gt;Longobardi&lt;/b&gt; cominciarono ad espandere il loro territorio in Val Chisone.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il riferimento a Pinasca, che fu tra i centri pi&amp;ugrave; antichi della valle, compare &lt;b&gt;per la prima volta in un documento del 720&lt;/b&gt; firmato da Abbone, fondatore del monastero della Novalesa, in cui si indicano alcuni fondi posseduti in valle &lt;b&gt;&amp;ldquo;Dubiasca&amp;rdquo;&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 941 Arduino III divenne il primo Marchese di Torino; in una carta del 1020, Pinasca &amp;egrave; indicata come sede di chiesa pievana appartenente all&amp;rsquo;Episcopato di Torino.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1064 Adelaide di Savoia cedette ai Benedettini dell&amp;rsquo;Abbazia di Santa Maria di San Verano in Pinerolo (l&amp;rsquo;attuale Abbadia Alpina) parte dei suoi territori, compresi Pinasca e la bassa valle &lt;b&gt;&lt;i&gt;&amp;ldquo;Vallis Pineirasca&amp;rdquo;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (Val di Pinasca). L&amp;rsquo;alta valle invece (val di Pragelato) era parte del Delfinato governato dai Conti di Albon.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Pinasca-Panorama.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In seguito alla crociata contro gli Albigesi (1202) numerosi &lt;b&gt;seguaci di Pietro Valdo&lt;/b&gt; provenienti da oltralpe, giudicati eretici con il Concilio di Verona del 1184, iniziarono a popolare le Valli Chisone e Pellice. I Savoia e gli Albon, che in un primo momento li accolsero di buon grado, ben presto, in seguito alle pressioni esercitate dalla Chiesa di Roma, iniziarono a reprimere l&amp;rsquo;eresia ed a perseguitarne i fedeli.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nonostante le uccisioni e le abiure forzate, realizzate in particolare dai francesi nel 1487, su richiesta di Papa Innocenzo VIII, un documento del 1512 testimonia che la Chiesa di Dubbione di Santa Maria veniva utilizzata anche come Tempio dai protestanti, che &lt;b&gt;avevano gi&amp;agrave; superato in numero i cattolici&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Emanuele Filiberto tra il 1560 e il 1561 affida al Conte di La Trinit&amp;agrave; una sanguinaria repressione dei Valdesi. La moglie Duchessa Margherita di Valois, figlia di Francesco I, forse di segreta fede riformata, riusc&amp;igrave; per&amp;ograve; a far ottenere ai Valdesi la libera professione nella Valle, a patto di non interferire con la professione della religione cattolica.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;A Pinasca venne permesso di &lt;b&gt;professare solo a Grandubbione&lt;/b&gt;, dove si trova ancora un anfratto nella roccia chiamato la &lt;i&gt;&amp;ldquo;Gleiza di Barbet&amp;rdquo;&lt;/i&gt; (Chiesa dei Valdesi).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Qualche anno dopo ai Valdesi, cui fu vietato celebrare le funzioni nella cappella di San Rocco a Dubbione, venne concesso di costruire &lt;b&gt;un nuovo Tempio a Pinasca&lt;/b&gt;, che sar&amp;agrave; poi fatto demolire nel 1686, e su cui probabilmente verr&amp;agrave; costruita la Chiesa di Santa Maria Assunta nel 1750.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Carlo Emanuele I nel 1602 con un editto obblig&amp;ograve; tutti i protestanti, circa 5/6 della popolazione totale, ad abiurare; nel caso non l&amp;rsquo;avessero fatto avrebbero dovuto lasciare i territori di Perosa, Porte, Dubbione e Pinasca per andare ad abitare all&amp;rsquo;Inverso della Valle sotto pena della confisca dei beni.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nella primavera del 1655 il Ducato inizi&amp;ograve; un&amp;rsquo;aspra e sanguinaria repressione contro i Valdesi chiamata &amp;ldquo;Pasque Piemontesi&amp;rdquo;. Per dieci anni si vissero spaventosi combattimenti tra l&amp;rsquo;esercito e i Valdesi &amp;ldquo;ribelli&amp;rdquo; guidati da &lt;b&gt;Giosu&amp;egrave; Janavel&lt;/b&gt;, che dur&amp;ograve; fino al 1664 dove con le &amp;ldquo;patenti di Torino&amp;rdquo; vennero riconosciuti l&amp;rsquo;amnistia per i Valdesi e diritti per la religione riformata.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Dopo l&amp;rsquo;esilio in Svizzera del 1686 e&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;il &lt;i&gt;&amp;ldquo;Glorioso ritorno&amp;rdquo;&lt;/i&gt; del 1689, Luigi XIV nel 1690 decise&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;di impegnare 4000 dragoni capitanati dal Maresciallo Catinat per assediare Balziglia, roccaforte Valdese.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il Catinat fece costruire sopra Fenestrelle un piccolo forte in localit&amp;agrave; Tre Denti e dei baraccamenti per le truppe su un pianoro a 1800m che prender&amp;agrave; poi il nome di &amp;ldquo;Pracatinat&amp;rdquo;. Sul &lt;strong&gt;colle del Besso&lt;/strong&gt;, al confine tra Pinasca e Giaveno, &lt;b&gt;sono ancora visibili dei trinceramenti&lt;/b&gt; costruiti tra il 1690 e il 1693 per ordine dello stesso Catinat, come opere di difesa dai Savoia per la citt&amp;agrave; di Pinerolo.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Colle%20del%20Besso.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6 class="p1"&gt;Colle del Besso.&lt;/h6&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1693 nella Battaglia della Marsaglia (Volvera) l&amp;rsquo;esercito francese sbaragli&amp;ograve; le truppe sabaude in ripiegamento dal fallito assedio di Pinerolo, che per&amp;ograve; torn&amp;ograve; ai Savoia in virt&amp;ugrave; del Trattato di Torino del 1696.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il Duca di Savoia si accord&amp;ograve; con il Re di Francia in modo tale che i protestanti sudditi francesi, che non avessero scelto di abiurare, avrebbero dovuto lasciare la valle entro sei mesi perdendo tutti i loro beni. In 2500 lasciarono le loro case e trovarono ospitalit&amp;agrave; in Svizzera o nel Wurttemberg, dove fondarono nuovi insediamenti con il nome del loro paese di origine: &lt;b&gt;Pinache, Serres&lt;/b&gt;, oggi parte del comune di Wiernsheim, &lt;b&gt;Gro&amp;szlig;villars&lt;/b&gt; nel comune di Oberderdingen, &lt;b&gt;Perouse&lt;/b&gt; a Rutesheim.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il numero degli esiliati nel periodo che va dal 1685 al 1699, solo dal comune di Pinasca, ammonta a &lt;b&gt;536 persone su 1780 abitanti&lt;/b&gt;. Il Duca concesse i terreni confiscati ai Valdesi ai fratelli Piccone nel 1700, con il titolo di Conti del feudo di Perosa.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Solo con il &lt;b&gt;Trattato di Utrecht del 1713&lt;/b&gt; si sanc&amp;igrave; che l&amp;rsquo;intero corso del Chisone fosse definitivamente assegnato ai Savoia, ma nel 1801 il Piemonte venne nuovamente annesso alla Francia napoleonica e l&amp;rsquo;occupazione francese dur&amp;ograve; fino al 1814 quando il Piemonte ritorn&amp;ograve; al Re Vittorio Emanuele I. Proprio nel periodo Napoleonico venne costruita la Strada Nazionale che collegava Pinerolo a Briancon sul tracciato dell&amp;rsquo;antica Strada Reale.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1848, il Re Carlo Alberto, con le &amp;ldquo;Lettere Patenti&amp;rdquo; e l&amp;rsquo;Atto di Emancipazione firmato il 17 febbraio, concesse piena libert&amp;agrave; di culto ai protestanti piemontesi.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nell&amp;rsquo;800 In Val Chisone inizia l&amp;rsquo;industrializzazione con la nascita dell&amp;rsquo;industria tessile (setifici e cotonifici) e l&amp;rsquo;affermarsi dell&amp;rsquo;industria estrattiva. A Pinasca nella seconda met&amp;agrave; dell&amp;rsquo;Ottocento venne costruita la &lt;b&gt;Filanda&lt;/b&gt; vicino al Rio Grandubbione che sar&amp;agrave; operativa fino al 1918; vennero anche scavate alcune gallerie per l&amp;rsquo;estrazione della grafite ma senza grosso successo.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1882 fu inaugurata &lt;b&gt;la tranvia Pinerolo-Perosa&lt;/b&gt;, per portare gli operai alle fabbriche, che rimase operativa fino al 1968, quando venne dismessa. Nel 1906 venne aperto lo stabilimento &lt;b&gt;Riv&lt;/b&gt; di Villar Perosa per la produzione di cuscinetti a sfera.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Durante il periodo fascista a Pinasca venne annesso il Comune di &lt;b&gt;Inverso Pinasca&lt;/b&gt;, che torn&amp;ograve; autonomo al termine della Seconda Guerra Mondiale.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 28 Oct 2024 17:27:39 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/pinasca</guid></item><item><title>Bardonecchia</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/bardonecchia</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Bardonecchia&lt;/strong&gt;, il cui nome sembra essere legato al popolo dei &lt;strong&gt;Longobardi&lt;/strong&gt; (da &lt;em&gt;Bardi&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Iscus,&lt;/em&gt; suffisso latino utilizzato per i nomi etnici, vorrebbe quindi significare&lt;em&gt; Citt&amp;agrave; Longobarda&lt;/em&gt;), gi&amp;agrave; dai primi del '900 &amp;egrave; una localit&amp;agrave; di villeggiatura di prim'ordine.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ha visto la&lt;strong&gt; nascita dello sci&lt;/strong&gt; con Adolfo Kind (1901) e la conseguente diffusione della pratica sportiva, conquistando&amp;nbsp;gi&amp;agrave; a partire da inizio&amp;nbsp;'900 l'apprezzamento di sportivi come Harald Smith&amp;nbsp;e di ospiti illustri come Giovanni Giolitti ed il Principe di Piemonte Umberto II, che soggiorn&amp;ograve; periodicamente a Bardonecchia dal 1925 all'inizio della Seconda Guerra Mondiale.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un prestigio destinato a crescere&amp;nbsp;anche grazie&amp;nbsp;dalla costruzione del nuovo tunnel ferroviario del Frejus, tra il 1975 ed il 1980, e della linea ferroviaria che, attraversando tutta la Valle di Susa, arriva&amp;nbsp;a Torino. Nel 2006 &amp;egrave; stata una delle sedi dei XX Giochi olimpici invernali, per i quali ha ospitato le gare di snowboard.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La via principale di Bardonecchia &amp;egrave; &lt;strong&gt;via Medail&lt;/strong&gt;, sulla quale si affaccia il maggior numero di negozi del paese; &amp;egrave; una strada in salita, lunga circa un chilometro, che collega la stazione ferroviaria alla parte vecchia del paese (Borgo Vecchio).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'abitato del &lt;strong&gt;Borgo Vecchio&lt;/strong&gt; &amp;egrave; dominato dalla significativa presenza della &lt;strong&gt;chiesa parrocchiale di Sant'Ippolito&lt;/strong&gt;, costruita tra il 1826 e il 1829 sulle fondamenta della pi&amp;ugrave; antica chiesa romanica di Santa Maria, la cui unica memoria rimane nel piccolo campanile ancora oggi visibile.&amp;nbsp;Le frazioni di Bardonecchia sono: Les Arnauds, Melezet, Millaures e Rochemolles.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 20 Dec 2018 14:25:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/bardonecchia</guid></item><item><title>Castello della contessa Adelaide</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/castello-della-contessa-adelaide</link><description>&lt;p&gt;Il territorio delle Alpi Occidentali, &amp;egrave; stato oggetto, nel corso dei secoli, di una fitta attivit&amp;agrave; fortificatoria, mirata ad impedire il transito lungo le valli alpine, spesso utilizzate come canali di eserciti indirizzati verso lontani campi di battaglia. Il possesso dei fondovalle ed il controllo dei valichi, rivestiva perci&amp;ograve; un'importanza strategica fondamentale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo spiega una cos&amp;igrave; diffusa e visibile presenza militare sul territorio, che non ha paragoni in nessun&amp;rsquo;altra area alpina.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;In particolare&amp;nbsp;il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Castello di Susa&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;nell&amp;rsquo;immaginario resta ancora legato alla contessa Adelaide, ultima discendente dei marchesi arduinici di Torino (mor&amp;igrave; nel 1091) che, sposando in terze nozze Oddone di Savoia (1045 circa), per prima realizza l&amp;rsquo;unificazione dei due versanti del Moncenisio. La cinta urbana della Segusio romanizzata &amp;egrave; riferibile agli anni a cavallo tra il III e il IV secolo, e l&amp;rsquo;attuale edificio principale del castello, sebbene radicalmente riplasmato in et&amp;agrave; moderna, presenta consistenti tracce murarie del palacium medievale (riferibili, per analogie formali delle bifore, all&amp;rsquo;XI secolo stesso) e conserva l&amp;rsquo;accesso bassomedievale dalla citt&amp;agrave;, con il sistema di difesa trecentesco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel Castello della contessa Adelaide, dopo i recenti restauri,&amp;nbsp;si trova attualmente il &lt;strong&gt;Museo Civico di Susa&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;suddiviso in nove sale.&amp;nbsp;Il museo ospita&amp;nbsp;una raccolta naturalistica del Club alpino italiano, reperti archeologici di epoca romana,&amp;nbsp;cimeli risorgimentali e una raccolta di armi dal Medioevo al XIX secolo, un pregevole capitello del XIV sec, minerali e fossili, una collezione egizia e donazioni di oggetti esotici. Le due sale del piano terra,&amp;nbsp; sono dedicate alle incisioni rupestri della valle, mentre altre sale ospitano mostre temporanee.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aperture: dal 25 maggio al 30 giugno venerd&amp;igrave;, sabato e domenica ore 10-13, 14-18; dal 1 luglio al 2 settembre ore 10-13, 14-18, chiuso il luned&amp;igrave;; dal 7 al 30 settembre venerd&amp;igrave;, sabato e domenica ore 10-13, 14-18.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni:&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:castellosusa@gmail.com"&gt;castellosusa@gmail.com&lt;/a&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp; &lt;a href="https://www.comune.susa.to.it/it-it/home"&gt;comune.susa.to.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 05 Jun 2018 17:28:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/castello-della-contessa-adelaide</guid></item><item><title>Chiesa di Santa Maria Maggiore</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/chiesa-di-santa-maria-maggiore-ad-avigliana</link><description>&lt;p&gt;L'antica chiesa di Santa Maria Maggiore di Avigliana, situata nel Borgo Vecchio, in via Santa Maria,&amp;nbsp;espone una collezione di 50 statue di carattere religioso a grandezza naturale in gesso e bronzo dell'artista Elsa Veglio Turino (1921-1986).&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Apertura: aprile-settembre: domenica 15.30-18. Altri giorni su prenotazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: tel. 011/9313073 -&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:info@vitaepace.it"&gt;info@vitaepace.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.vitaepace.it/"&gt;www.vitaepace.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 20 Nov 2018 09:49:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/chiesa-di-santa-maria-maggiore-ad-avigliana</guid></item><item><title>ROLETTO</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/roletto</link><description>&lt;p&gt;Il comune di Roletto si trova non lontano da Pinerolo, ai piedi del Monte Muretto ed all'interno della Val Noce; il principale corso d'acqua che attraversa il territorio comunale &amp;egrave; il &lt;b&gt;Rio Torto&lt;/b&gt;, un affluente del Chisola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il suo nome originario sembra essere &lt;b&gt;"&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;Ruvereturs",&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; che significa &lt;b&gt;luogo delle querce&lt;/b&gt;. Fu possedimento dell'Abbazia di Santa Maria in Verano: il suo nome compare all&amp;rsquo;interno dei possedimenti abbaziali &lt;b&gt;per la prima volta nel 1096&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;abitato fu soggetto all&amp;rsquo;autorit&amp;agrave; dei feudatari di Frossasco, sino al 1560 i Conti Mombello e successivamente i Conti Provana, che la esercitavano mediante luogotenenti di loro fiducia, chiamati &amp;ldquo;Castellani&amp;rdquo;, dotati di poteri assoluti in ogni campo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Agli inizi del 1600 compaiono i primi documenti attestanti la partecipazione popolare alla vita amministrativa. Nel 1626 le comunit&amp;agrave; di Roletto e Cantalupa concordano la divisione dei rispettivi territori da quello di Frossasco e il 12 gennaio 1629 a Torino, nella casa del Conte Provana, i rappresentanti firmano l&amp;rsquo;&lt;i&gt;Instromento di transatione e separatione dell&amp;rsquo;ingionte comunit&amp;agrave; di Frozasco con le comunit&amp;agrave; di Roletto e Cantaluppa.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante quest&amp;rsquo;atto le controversie tra i comuni non si placarono. Nel 1721 Vittorio Amedeo II, divenuto Re di Sardegna, &lt;b&gt;smembr&amp;ograve;&lt;/b&gt;&lt;b&gt; il feudo di Frossasco&lt;/b&gt; nei tre comuni di Frossasco, Cantalupa e Roletto: nel 1725 veniva anche a cessare ogni potere civile dei Prevosti del monastero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Municipio fu nuovamente soppresso nel 1928 per essere inglobato nel comune di Frossasco, ma venne poi &lt;b&gt;ricostituito nel 1954&lt;/b&gt;. Negli ultimi 50 annl la popolazione &amp;egrave; praticamente raddoppiata ed oggi conta circa 2000 abitanti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Il &lt;strong&gt;Monte Muretto&lt;/strong&gt; &amp;egrave; una delle prime elevazioni sullo spartiacque tra la val Lemina e la Val Noce. A pochi metri dalla della cima, in un punto estremamente panoramico che regala una superba vista sulla pianura del Pinerolese, &amp;egrave; presente la cappella dedicata alla &lt;strong&gt;Madonna della Neve.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Cappella-Madonna-della-Neve.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Madonna della Neve.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Particolarmente interessante dal punto di vista naturalistico &amp;egrave; anche il &lt;b&gt;Bosco di Roletto&lt;/b&gt;, zona di equilibrio ambientale costituita nel 1987, un&amp;rsquo;area accessibile a tutti con alcuni sentieri di percorso interno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Gli edifici di rilievo storico e artistico&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;La &lt;b&gt;chiesa della Beata Vergine Maria&lt;/b&gt; del Monte Carmelo al &lt;b&gt;Colletto&lt;/b&gt; &amp;egrave; un&amp;rsquo;opera di particolare interesse artistico poich&amp;eacute; al suo interno si conservano importanti affreschi del XV secolo. La fondazione avvenne nel 1506, unendo al convento la chiesa dedicata alla Vergine del Monte Carmelo che fu consacrata il 22 aprile 1534. I monaci erano inizialmente quattro: vivevano di elemosine, indossavano la cappa bianca ed erano calzati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1595 la chiesa venne ricostruita dai conti Solaro della Margherita. Questo santuario mariano fu per secoli &lt;b&gt;luogo di devozione dei pinerolesi&lt;/b&gt; e in primis dei duchi sabaudi che si recavano con frequenza in pellegrinaggio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non si hanno notizie certe invece sulla data di costruzione della &lt;b&gt;Chiesa della Nativit&amp;agrave; della Vergine, &lt;/b&gt;&lt;span&gt;che&lt;/span&gt; si trova sulla piazza principale del paese. Essa viene citata nel 1386 come Chiesa di S.Maria di Roreto, ma molti storici la fanno risalire al 880 come piccola cappella. Di certo si sa che nel 1565 era gi&amp;agrave; una chiesa riconosciuta dal Vescovo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La volta a crociera &amp;egrave; rivestita da affreschi che si pensano del XV secolo, che rappresentano episodi della storia della Vergine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Roletto-NAtivita.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Chiesa della Nativit&amp;agrave; della Vergine.&lt;/h6&gt;</description><pubDate>Tue, 08 Oct 2024 15:23:43 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/roletto</guid></item><item><title>Mocchie</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/mocchie</link><description>&lt;p&gt;Collocato sul versante esposto a sud della Valle di Susa e alla sinistra idrografica del &lt;strong&gt;torrente Gravio&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Mocchie&lt;/strong&gt; fu fino al 1936 comune autonomo. Venne aggregato a &lt;strong&gt;Condove&lt;/strong&gt;, insieme alla vicina Frassinere,&amp;nbsp;l'8 luglio di quell'anno. Verteva all'epoca in gravi condizioni economiche, in particolare a causa delle spese sostenute dall'amministrazione nella costruzione della strada che ancora oggi ne collega il territorio con il fondovalle; Condove, pi&amp;ugrave; florido grazie alla recente industrializzazione, se ne accoll&amp;ograve; i debiti.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il suo territorio fu sempre specializzato nella pastorizia e nelle produzioni lattiero-cesearie; a fianco dell'allevamento fu per&amp;ograve; attiva, tra i secoli XIV e XIX anche l'estrazione di minerali. A circondarlo&amp;nbsp;sono &lt;strong&gt;numerose borgate &lt;/strong&gt;abitate tutto l'anno (Bonaudi, Bellafughera, Castellazzo, Pralesio, Moni); pi&amp;ugrave; in alto sono invece presenti alcuni alpeggi, frequentati durante la bella stagione.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di importante interesse storico e artistico sono la &lt;strong&gt;parrocchiale di&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;San Saturnino&lt;/strong&gt;, edificata tra il 1778 e il 1784 su progetto dell'architetto Giacinto Morari, il &lt;strong&gt;campanile romanico&lt;/strong&gt; vicino all'attuale cimitero, dalla caratteristica inclinazione&amp;nbsp;ed il &lt;strong&gt;monumento alla civilt&amp;agrave; montanara&lt;/strong&gt; sulla piazza antistante la chiesa.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 27 Dec 2018 10:32:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/mocchie</guid></item><item><title>“Mirage”, una sfera sui Monti della Luna</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/mirage-una-sfera-ai-monti-della-luna</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&amp;ldquo;Mirage&amp;rdquo;&lt;/strong&gt; &amp;egrave; un&amp;rsquo;opera dell&amp;rsquo;artista &lt;b&gt;Emanuele Marullo,&lt;/b&gt; realizzata con la collaborazione di &lt;b&gt;Silvia Cioni&lt;/b&gt; ed installata al Col Saurel, 2.391 metri sul livello del mare, nella zona dei Monti della Luna sopra una vedetta militare dismessa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'opera, una sfera che rappresenta la Luna realizzata in lamelle di bamb&amp;ugrave;, posizionata dove un tempo c&amp;rsquo;era un avamposto dell&amp;rsquo;esercito, rappresenta&amp;nbsp;&lt;strong&gt;un simbolo di rinascita&lt;/strong&gt; che &amp;ldquo;&lt;i&gt;vorrebbe mettere a valore ci&amp;ograve; che ormai si presenta come macerie. Costruire sulle fondamenta di un ex avamposto militare &amp;egrave; simbolo di rinascita. La sfera, volutamente effimera, &amp;egrave; stata concepita con l'idea di innesto che rispetti l'ambiente e il paesaggio&amp;rdquo;. &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;ldquo;&lt;i&gt;I Monti della Luna sono un paradiso per gli amanti della montagna e questa realizzazione&lt;/i&gt; - afferma &lt;strong&gt;Silvia Cioni&lt;/strong&gt; - &lt;i&gt;vuole fare da apripista a una visione pi&amp;ugrave; ampia. Un&amp;rsquo;opera nata con l&amp;rsquo;intento di trasformare questi luoghi in una meta culturale di cui protagonista &amp;egrave; la natura, che ci permett&lt;/i&gt;&lt;i&gt;a&lt;/i&gt;&lt;i&gt; di considerare il mondo da un punto di vista sempre nuovo e &lt;/i&gt;&lt;i&gt;di &lt;/i&gt;&lt;i&gt;offrire un&amp;rsquo;esperienza d&amp;rsquo;avanguardia che unisca arte contemporanea e paesaggio&amp;rdquo;.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt; &lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Mirage,%20Col%20Saurel%20-%20Claudio%20Gaijin.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Foto di Claudio Gaijin&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;idea di portare le opere d&amp;rsquo;arte in alta quota &amp;egrave; dell&amp;rsquo;associazione &lt;b&gt;Montiluna&lt;/b&gt;, attraverso il progetto &lt;b&gt;LunArt&lt;/b&gt; promosso da &lt;b&gt;Tiziano Quarenghi.&lt;/b&gt;&amp;nbsp;Imprenditore parigino di origini italiane, appassionato d&amp;rsquo;arte, da anni si &amp;egrave; stabilito in Alta Valle di Susa. Un suo antenato, Giacomo Quarenghi, bergamasco, fu architetto alla corte di Caterina la Grande in Russia, per la quale tra il 1782 e il 1785 costru&amp;igrave; il teatro dell&amp;rsquo;Ermitage a San Pietroburgo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Emanuele Marullo e Silvia Cioni &lt;/b&gt;sono cofondatori del collettivo artistico BASTIONE, un circolo di artisti con cui hanno sperimentato la condivisione e l&amp;rsquo;attivazione di uno spazio pubblico e l&amp;rsquo;idea di intervento urbano nel contesto del Garittone nei Giardini Reali di Torino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Sfera%20Mirage%20-%20ufficio%20del%20Turismo%20di%20Claviere.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Mirage, 2021, archetipo in lamelle di bamb&amp;ugrave; su vedetta militare dismessa, Emanuele Marullo (foto Ufficio del Turismo Claviere)&lt;/h6&gt;</description><pubDate>Mon, 23 Sep 2024 14:41:14 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/mirage-una-sfera-ai-monti-della-luna</guid></item><item><title>Colle dell'Assietta </title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/colle-e-strada-dellassietta</link><description>&lt;p&gt;Vero e proprio museo a cielo aperto della storia delle fortificazioni di montagna, la &lt;strong&gt;Strada dell'Assietta&lt;/strong&gt; &amp;egrave; un percorso di alta quota (oltre i 2.000 metri) di&amp;nbsp;circa 30 chilometri.&amp;nbsp;Si snoda&amp;nbsp;lungo tutto il crinale montuoso che separa la Val Chisone dalla Valle di Susa, collegando la localit&amp;agrave; di Pian dell'Alpe (Usseaux) con il Monte Fraiteve (Sestriere).&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Venne costruita per poter raggiungere e proteggere le opere militari poste nella zona del &lt;strong&gt;Colle dell'Assietta&lt;/strong&gt; e della vicina &lt;strong&gt;Testa dell'Assietta&lt;/strong&gt;: tra&amp;nbsp;queste spicca particolarmente il &lt;strong&gt;Forte del Gran Serin&lt;/strong&gt;, che pu&amp;ograve; essere raggiunto esclusivamente a piedi, in quanto la strada &amp;egrave; chiusa al traffico. Fu proprio sulla Testa dell'Assietta (2.566) che ebbe luogo la famosa Battaglia del 19 luglio 1747 nella quale le truppe sabaude, nonostante in netta inferiorit&amp;agrave; numerica, bloccarono e sconfissero gli invasori francesi.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/07-18 Il mito dell'Assietta - Claudio Allais_0.jpg" border="0" alt="Assietta, rievocazione storica" data-entity-type="file" data-entity-uuid="390be0c8-6555-4384-ad81-0d1ee766ac77" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il reticolo di&lt;strong&gt;&amp;nbsp;trinceramenti, strade e fortini realizzati in quota,&lt;/strong&gt; sul crinale tra le Valli della Dora e del Chisone, &amp;egrave; da considerarsi il patrimonio pi&amp;ugrave; consistente e prezioso delle fortificazioni cosiddette &amp;ldquo;alla moderna&amp;rdquo;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le fortificazioni, coordinate con la piazzaforte di Exilles e con il poderoso vallo di Fenestrelle, furono teatro dell&amp;rsquo;epica resistenza sabauda del 1747. I trinceramenti in terra e pietra sono tuttora in parte riconoscibili e visitabili con itinerari escursionistici, ma necessitano di interventi di tutela.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Pi&amp;ugrave; volte rimaneggiata nel corso dei secoli, la strada&amp;nbsp;&amp;egrave; percorribile in moto, in auto, in mountain bike e a piedi (di solito da&amp;nbsp;giugno a novembre, secondo le condizioni della neve). Fa inoltre parte del &lt;strong&gt;Parco delle Alpi Cozie&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE:&lt;/strong&gt; Dal sito Alps Moto Tours&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.alpsmoto.tours/colle-delle-finestre-strada-dellassietta/" ping="/url?sa=t&amp;amp;source=web&amp;amp;rct=j&amp;amp;url=http://www.alpsmoto.tours/colle-delle-finestre-strada-dellassietta/&amp;amp;ved=2ahUKEwiWsP21r-jgAhWE-qQKHZgcATEQFjABegQIDxAB"&gt;Colle delle Finestre &amp;ndash; Strada dell'Assietta - Alps Moto Tours&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;</description><pubDate>Thu, 27 Dec 2018 11:59:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/colle-e-strada-dellassietta</guid></item><item><title>Lago Arpone</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/lago-arpone</link><description>&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;Lago Arpone&lt;/strong&gt; &amp;egrave;&amp;nbsp;uno splendido specchio d'acqua di fronte alle maestose cime del Rocciamelone e del Giusalet.&amp;nbsp;All'altezza di 1821 metri,&amp;nbsp;confina geograficamente con la Francia ed &amp;egrave; raggiungibile dalla localit&amp;agrave; &lt;strong&gt;Bar Cenisio&lt;/strong&gt; (Venaus).&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Utilizzato fino agli anni '50 come invaso produttivo di propriet&amp;agrave; dell'Enel per alimentare le centrali di Saluroglio e Novalesa, riceveva l'acqua dalle cascate del ghiacciaio tramite un canale interrato e dai sorgivi esistenti. Dichiarato successivamente improduttivo, venne abbandonato.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La zona dell&amp;rsquo;Arpone &amp;egrave; molto importante dal punto di vista storico perch&amp;eacute; era il punto di forza di &lt;strong&gt;trinceramenti&lt;/strong&gt; costruiti nel 1700, ora quasi del tutto scomparsi. Essi controllavano gli accessi verso Susa dall&amp;rsquo;altopiano del Moncenisio.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La &lt;strong&gt;ridotta d&amp;rsquo;Arpone&lt;/strong&gt;, costruita nel 1709 su disegno dell&amp;rsquo;ing. Ignazio Bertola, sorgeva sul cocuzzolo della Finestra d&amp;rsquo;Arpone (m. 1931) e intorno ad esso si sviluppavano le linee dei trinceramenti che scendevano, passando a nord del lago, all&amp;rsquo;omonimo gruppo di grange, dove c&amp;rsquo;erano i baraccamenti. Dopo il 1712, poco prima del Trattato di Utrecht che cambiava i confini dei possedimenti sabaudi, non compaiono pi&amp;ugrave; spese per la manutenzione nei registri di Bilanci Fortificazioni, se ne hanno per&amp;ograve; notizie indirette nelle Guerre di Successione del XVIII secolo.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;Accesso&lt;/strong&gt;: Da Susa prendere le indicazioni per il Moncenisio e raggiungere Bar Cenisio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Al vecchio posto di frontiera si prende la strada a sinistra che porta al lago.&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;A gestirlo dal 1979 ad oggi &amp;egrave; l'&lt;a href="http://www.pescatori-valcenischia.it/lago-arpone/"&gt;&lt;strong&gt;A.D.S. Pescatori Val Cenischia Venaus&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;: il lago &amp;egrave; attualmente adibito alla pesca sportiva, e l'associazione, che contava inizialmente 52 iscritti ha ora oltre 200 soci.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;(Foto di Lucio Guercio)&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 20 Dec 2018 16:10:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/lago-arpone</guid></item><item><title>Pragelato</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/pragelato</link><description>&lt;p class="p1"&gt;&lt;b&gt;Pragelato&lt;/b&gt; si trova in alta Val Chisone, a 1500 s.l.m. Il comune si compone di molte frazioni, la maggior parte delle quali situata alla sinistra del torrente Chisone.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Sopra l'abitato, sulla destra orografica della valle, si apre la val Troncea, tutelata e valorizzata dal &lt;b&gt;Parco naturale della val Troncea&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;La storia&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La presenza umana nella zona &amp;egrave; confermata sin dalla preistoria ma le prime notizie storiche sul paese risalgono all&amp;rsquo;8 settembre 1064: si trovano sull&amp;rsquo;atto di fondazione dell&amp;rsquo;abbazia benedettina pinerolese di Santa Maria che ebbe numerosi benefici da parte della contessa Adelaide di Susa.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Tra il XI e il XII secolo fu conquistata dai delfini di Vienne, come tutta l'alta val Chisone, chiamata allora &lt;b&gt;valle di Pragelato&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In seguito fu il paese capoluogo dell'&lt;b&gt;Escarton dell'Alta Val Chisone&lt;/b&gt; che dal 1343 al 1713 fece parte della &lt;i&gt;Repubblica degli Escartons,&lt;/i&gt; una comunit&amp;agrave; che godeva di una certa autonomia e che comprendeva il Brian&amp;ccedil;onnais, il Queyras, la valle di Oulx, la val Pragelato e Castel Delfino in val Varaita. La capitale era Brian&amp;ccedil;on: il nome deriva dal termine &lt;b&gt;&lt;i&gt;escartonner&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, cio&amp;egrave; ripartire equamente le imposte.&lt;br /&gt;Il 29 maggio del 1343 il delfino Umberto II e 18 rappresentanti di oltre 50 comunit&amp;agrave; delle valli alpine firmarono infatti &lt;b&gt;la Grande Charte,&lt;/b&gt; una sorta di costituzione, scritta su pelle di pecora, che divenne il patto per mezzo del quale quelle popolazioni ottennero l'affrancamento dalle servit&amp;ugrave; feudali, il diritto alla libert&amp;agrave; individuale, alla propriet&amp;agrave; e all'auto gestione del territorio. I capifamiglia potevano, per esempio, decidere sull'utilizzo dei pascoli, sulla costruzione di ponti e strade, sull'elezione dei consoli o sulla risoluzione delle controversie.&lt;br /&gt;Allorch&amp;eacute; il duca di Savoia, nel 1690, entr&amp;ograve; a far parte della Lega asburgica, quest'area divenne strategica e la Francia del Re Sole cominci&amp;ograve; le grandi costruzioni militari &lt;b&gt;per fortificare Brian&amp;ccedil;on&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In seguito alle guerre di successione spagnola e al trattato di Utrecht la Francia perse il territorio degli Escartons italiani, che passarono ai Savoia, cos&amp;igrave; la Repubblica degli Escartons perse la sua unit&amp;agrave; e &lt;b&gt;cess&amp;ograve; di esistere nel 1790&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4 class="p4"&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/la-repubblica-degli-escartons-5-territori-liberi-franchi-e-borghesi"&gt;GLI ESCARTONS: 5 TERRITORI TRA FRANCIA E PIEMONTE &amp;ldquo;LIBERI, FRANCHI E BORGHESI&amp;rdquo;&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Ormai per&amp;ograve; le montagne avevano creato un'unit&amp;agrave; culturale di tradizioni e di vita, i cui segni si riscontrano nell'uso della lingua francese parlata fino agli inizi del '900, nella &lt;b&gt;lingua d'oc&lt;/b&gt; (area linguistica Occitana) parlata in ambito famigliare ancora oggi, nell'architettura delle case, nell'uso delle meridiane, nei gigli e delfini che ornano ancora i battacchi dei portali e le numerose &lt;b&gt;fontane poligonali&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p4"&gt;Pragelato ha scritto importanti pagine di storia anche durante le guerre di religione, che misero a ferro e a fuoco queste vallate. Una &lt;b&gt;numerosa comunit&amp;agrave; Valdese&lt;/b&gt; si stabil&amp;igrave; in paese nel XIV secolo; per sfuggire alle truppe francesi alla vigilia di Natale del 1386 dovettero rifugiarsi sulle pendici del monte Albergian (3043 m), dove molti bambini morirono assiderati.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il 19 aprile 1904 una valanga distrusse le capanne dei lavoratori nella &lt;b&gt;miniera del Beth&lt;/b&gt;, uccidendo 81 persone, ricordate ora da una lapide al piccolo cimitero della borgata Laval.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Pochi anni dopo, nel gennaio del 1924, un'altra sciagura funest&amp;ograve; il paese: nella borgata di&lt;b&gt; Grand Puy&lt;/b&gt; (&amp;ldquo;&lt;i&gt;Grande Poggio&amp;rdquo;&lt;/i&gt;) scoppi&amp;ograve; un grande incendio che distrusse le case di quasi tutti i suoi 200 abitanti.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1934 dal territorio di Pragelato si &lt;b&gt;stacc&amp;ograve; la frazione di Sestriere&lt;/b&gt;, da allora comune autonomo.&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;L'arte e lo sport&lt;/h3&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Chiesa_Pragelato.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;&lt;span&gt;Chiesa parrocchiale alla Ru&amp;agrave;.&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La &lt;b&gt;chiesa parrocchiale alla Ru&amp;agrave;&lt;/b&gt;, eretta nel 1686-88 e dedicata all'Assunta, conserva un dipinto di Gabriele Dufour ed &amp;egrave; raffigurata in un francobollo emesso dalle Poste Italiane nel 2004 in occasione dei XX Giochi olimpici invernali.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Le borgate Troncea, Laval e Seytes conservano esempi di &lt;b&gt;architettura tradizionale occitana&lt;/b&gt; e nelle borgate ci sono numerosi esemplari di meridiane, alcune delle quali firmate da &lt;i&gt;Zarbula&lt;/i&gt;, un autore girovago. Caratteristico &amp;egrave; anche il tradizionale mercatino locale, che si svolge tutto l'anno ogni domenica mattina nel centro del paese.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p4"&gt;Grazie alla pista olimpica e ai tracciati che permettono di sciare nel Parco della Val Troncea, Pragelato &amp;egrave; una vera e propria &lt;b&gt;capitale dello sci di fondo&lt;/b&gt;. Durante i Giochi olimpici invernali di Torino 2006 e l'Universiade invernale 2007 &amp;egrave; stata &lt;b&gt;sede di gara dello sci nordico&lt;/b&gt;; qui sono state organizzate alcune gare valide per la Coppa del Mondo di combinata nordica, di salto con gli sci e&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;di sci di fondo.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p4"&gt;Pragelato &amp;egrave; attrezzata anche per la pratica dello sci alpino, con i comprensori &lt;b&gt;Pragelato ski&lt;/b&gt; (due seggiovie e cinque skilift, circa 50 km di piste) e &lt;b&gt;Via Lattea&lt;/b&gt; (circa 400km di piste).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p4"&gt;D&amp;rsquo;estate il paese offre le sue risorse naturali: le stradine delle frazioni, le &lt;b&gt;escursioni &lt;/b&gt;sulle cime, i sentieri tematici nel Parco si affiancano a proposte pi&amp;ugrave; strutturate come il &lt;b&gt;golf, &lt;/b&gt;che nel suggestivo campo di Plan e Pattemouche, all&amp;rsquo;imbocco della Val Troncea, &amp;egrave; ideale anche per la &lt;b&gt;mountain bike &lt;/b&gt;e le &lt;b&gt;passeggiare a cavallo.&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il comune ospita un centro di documentazione sulle meridiane e un &lt;a href="https://www.comune.pragelato.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/museo-del-costume-e-delle-tradizioni-delle-genti-alpine-42974-1-411bde6e4ab50b36887b7a1101028310" target="_blank" rel="noopener"&gt;&lt;span class="s1"&gt;&lt;b&gt;museo del costume e delle tradizioni delle genti alpine&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Dal 1982, solitamente nel mese di agosto, si tiene la &lt;a href="https://www.comune.pragelato.to.it/it-it/vivere-il-comune/prodotti-tipici/ghironda-42990-1-f6a5732367f1ad87f836005f1d7025fe" target="_blank" rel="noopener"&gt;&lt;span class="s1"&gt;&lt;b&gt;Festa della Ghironda&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, una manifestazione internazionale interamente dedicata a questo antico strumento.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2024 16:27:27 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/pragelato</guid></item><item><title>Museo di Arte Religiosa Alpina di Giaglione</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/museo-di-arte-religiosa-alpina-di-giaglione</link><description>&lt;p&gt;Il Museo di Arte Religiosa Alpina di Giaglione &amp;egrave; ospitato nei locali adiacenti alla parrocchiale di San Vincenzo Martire, sita su un panoramico poggio da cui si domina la Valle di Susa. L&amp;rsquo;esposizione museale raccoglie le testimonianze artistiche di maggior pregio provenienti dalle numerose cappelle presenti sul territorio di Giaglione.&lt;br /&gt;Il Museo ospita una rilevante collezione di statuaria lignea alpina databile dal XV al XX secolo, all&amp;rsquo;interno della quale spiccano le opere realizzate nel XVII secolo dalle prestigiose scuole di intaglio della vicina Maurienne, come quella dei Clappier di Bessan o di Claude Simon di Bramans. Accanto a queste opere, sono esposte oreficerie e paramenti sacri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aperture: su prenotazione&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: tel. 0122/622640 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:museo@centroculturalediocesano.it"&gt;museo@centroculturalediocesano.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.centroculturalediocesano.it/"&gt;www.centroculturalediocesano.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 17 Jul 2018 16:30:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/museo-di-arte-religiosa-alpina-di-giaglione</guid></item><item><title>Miniera Garida</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/miniera-garida</link><description>&lt;p&gt;Entrare nella miniera di Garida in &lt;strong&gt;frazione Forno di Coazze&lt;/strong&gt; &amp;egrave; anche un percorso all&amp;rsquo;indietro nel tempo: avventurandosi nel&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;ventre della montagna, si va verso gli strati pi&amp;ugrave; vecchi di materiale geologico, a scoprire le rocce e i minerali che compongono le Alpi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A Forno si cercava il&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;talco&lt;/strong&gt;: il filone &amp;egrave; lo stesso della Val Germanasca, ma qui era presente in quantit&amp;agrave; scarsa, meno remunerativa. Lungo la galleria principale si trovano molti vicoli ciechi, segno che il filone rimaneva un sogno. L&amp;rsquo;estrazione termin&amp;ograve; dopo la Seconda Guerra Mondiale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il percorso comprende un piccolo tratto a piedi in esterna, dal punto di ritrovo presso la Finestra della Resistenza, attraverso borgata Prialli fino all&amp;rsquo;imbocco della miniera. Qui alcuni vagoncini&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Decauville&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;(non originali in realt&amp;agrave;) accolgono i visitatori che vengono muniti di caschetto con luce per l&amp;rsquo;ingresso. La visita si svolge lungo i cunicoli per circa 800 metri, presenta pochissimo dislivello ed &amp;egrave; adatta a tutti, purch&amp;eacute; ben equipaggiati con scarponcini impermeabili.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/valle-di-susa/la-miniera-di-talco-garida-un-km-di-gallerie-nelle-viscere-della-montagna-di"&gt;LA MINIERA GARIDA: ALLA RICERCA DEL TALCO NELLE VISCERE DELLA MONTAGNA DI COAZZE&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Non vi &amp;egrave; sensazione di chiusura o soffocamento, perch&amp;eacute; la&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;ventilazione&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;naturale &amp;egrave; ottima; in alcuni punti il soffitto &amp;egrave; basso, ma basta piegarsi un poco. La visita interna dura circa un&amp;rsquo;ora; i gruppi sono piccoli per consentire a tutti di vedere e sentire bene. Molte gallerie sono ancora da esplorare. L&amp;rsquo;Associazione Ge.co. che gestisce il sito e l&amp;rsquo;Ecomuseo di Coazze ha di recente rimesso a posto alcuni&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;muretti a secco&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;esterni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le visite partono alle 14,30 da Forno di Coazze. Ingresso 10 &amp;euro; adulti (8 &amp;euro; soci CAI e GECO), 7 &amp;euro; bambini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Prenotazione obbligatoria presso l&amp;rsquo;ufficio turistico di Coazze&lt;/strong&gt; 011/ 9349681&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;a href="mailto:turismo@comune.coazze.to.it"&gt;turismo@comune.coazze.to.it&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 07 Feb 2024 15:28:47 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/miniera-garida</guid></item><item><title>PRALI</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/prali</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Prali&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;si trova all&amp;rsquo;estremit&amp;agrave; della Val Germanasca, una valle laterale della Val Chisone caratterizzata da paesaggi alpini e da una forte identit&amp;agrave; culturale, a circa 72 km da Torino e ad un&amp;rsquo;altitudine di 1.454 metri sul livello del mare.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante la sua popolazione conti solo poche centinaia di abitanti (circa 262 persone secondo i dati pi&amp;ugrave; recenti), la sua storia e le sue peculiarit&amp;agrave; meritano una riflessione approfondita che va ben oltre i numeri.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il nome stesso del paese riflette la sua natura geografica: &lt;strong&gt;fino al 1937 il comune si chiamava &amp;ldquo;Praly&amp;rdquo;&lt;/strong&gt;, parola derivata dal termine&amp;nbsp;&lt;em&gt;pral&lt;/em&gt;, che significa prati, in riferimento alla presenza di ampie superfici prative nel territorio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Le origini e la storia&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Le origini di Prali sono antiche: testimonianze di insediamenti umani nell&amp;rsquo;area risalgono all&amp;rsquo;XI secolo, anche se il primo documento ufficiale che ne attesta l&amp;rsquo;esistenza risale alla &lt;strong&gt;met&amp;agrave; del XV secolo&lt;/strong&gt;, precisamente al 1462.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Una delle caratteristiche storiche pi&amp;ugrave; profonde della zona &amp;egrave; &lt;strong&gt;la presenza della Chiesa Valdese&lt;/strong&gt;, una comunit&amp;agrave; protestante con radici nel Medioevo che ha avuto un impatto duraturo su tutta la vallata. Gi&amp;agrave; nel 1533&amp;nbsp;&lt;span&gt;si tiene un&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;Sinodo a Pra Daval&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;(una localit&amp;agrave; non lontana dall&amp;rsquo;abitato di Prali) in cui vengono riesaminate le questioni gi&amp;agrave; affrontate nel Sinodo di Chanforan ad Angrogna l&amp;rsquo;anno precedente, confermando l&amp;rsquo;adesione alla Riforma protestante.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2026/Monumento_Pra_daval.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La presenza valdese nel territorio &amp;egrave; documentata anche dalla costruzione, nel 1556, di un tempio nella frazione di &lt;strong&gt;Ghigo&lt;/strong&gt;. Questo edificio, distrutto e ricostruito a causa delle vicende storiche, &amp;egrave; oggi sede del &lt;strong&gt;Museo storico&lt;/strong&gt;, che conserva importanti testimonianze della storia locale e della fede valdese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel corso del XVII secolo, gli abitanti di Prali e delle valli circostanti furono colpiti dalla peste, dagli scontri tra eserciti e dalle tensioni tra i Savoia e la monarchia francese. Nel&amp;nbsp;1686&amp;nbsp;gli abitanti si arresero ai&amp;nbsp;Francesi, che avevano gi&amp;agrave; distrutto&amp;nbsp;Angrogna&amp;nbsp;e&amp;nbsp;Torre Pellice. Il tempio valdese fu trasformato in chiesa cattolica.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I valdesi ritornarono dall'esilio di&amp;nbsp;Ginevra&amp;nbsp;nel&amp;nbsp;1689&amp;nbsp;(il cosiddetto&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/il-glorioso-rimpatrio-dei-valdesi-e-la-battaglia-della-val-clarea"&gt;&lt;strong&gt;Glorioso rimpatrio&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;); il comune fu nuovamente occupato dai francesi e pass&amp;ograve; poi ai Savoia, che cercarono di riportarvi il cattolicesimo: nel 1767&amp;nbsp;Carlo Emanuele III&amp;nbsp;fece ricostruire una chiesa cattolica nella frazione Villa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo l'occupazione di Napoleone nel&amp;nbsp;1815 il paese pass&amp;ograve; definitivamente ai&amp;nbsp;Savoia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel&amp;nbsp;1870&amp;nbsp;inglob&amp;ograve; il comune di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Rodoretto&lt;/strong&gt;, che si trova in un vallone laterale; nel&amp;nbsp;1882&amp;nbsp;cedette invece al comune di&amp;nbsp;Salza&amp;nbsp;la frazione &lt;strong&gt;Fontane&lt;/strong&gt;, e nel&amp;nbsp;1895&amp;nbsp;la frazione &lt;strong&gt;Bess&amp;egrave;&lt;/strong&gt; al comune di&amp;nbsp;Perrero. Nel&amp;nbsp;1937&amp;nbsp;&lt;strong&gt;il regime fascista italianizz&amp;ograve; il suo nome&lt;/strong&gt; da Praly a Prali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Il territorio: natura, miniere e paesaggio&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Il territorio di Prali &amp;egrave; geograficamente straordinario. Situato ai piedi delle vette delle Alpi Cozie, il comune si estende su una superficie di oltre 72 km&amp;sup2; e comprende numerose frazioni e borgate storiche come Ghigo, Villa, Arnaud, Balma, Crosetto, Malzat, Tor&amp;eacute; e molte altre.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Accanto alla pastorizia ed all'agricoltura di montagna una delle risorse naturali pi&amp;ugrave; importanti della Val Germanasca sono state&amp;nbsp;&lt;strong&gt;le miniere di talco,&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;che per secoli hanno rappresentato una fonte di reddito e di sostentamento per l&amp;rsquo;economia locale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi le miniere sono valorizzate dal punto di vista culturale e turistico, grazie all&amp;rsquo;azione dell&amp;rsquo;&lt;a href="https://www.ecomuseominiere.it/" target="_blank" rel="noopener"&gt;&lt;strong&gt;Ecomuseo delle Miniere&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;e della Val Germanasca&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;.&amp;nbsp;&lt;span&gt;Un tratto delle miniere di talco oggi in disuso &amp;egrave; stato trasformato in museo e visita guidata, con il progetto "Scopriminiera": &amp;egrave;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;possibile visitare varie gallerie sotterranee, percorrere tratti di gallerie con trenini turistici, osservare attrezzature storiche, comprendere come si lavorava nelle miniere nei secoli passati ed osservare testimonianze geologiche uniche legate alla formazione delle Alpi e allo scontro tra le placche continentali.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2026/Prali.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le montagne circostanti raggiungono &lt;strong&gt;quote oltre i 3.000 metri&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e creano un paesaggio di grande impatto visivo che ha favorito attivit&amp;agrave; legate al turismo, un processo iniziato negli anni &amp;rsquo;50 e &amp;rsquo;60 con le prime infrastrutture sciistiche e di accoglienza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Prali &amp;egrave; oggi conosciuta soprattutto come stazione &lt;strong&gt;sciistica dedicata alle famiglie,&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;grazie alla presenza di numerosi impianti di risalita, piste di diversa difficolt&amp;agrave; e servizi dedicati all&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; sulla neve. Durante i Giochi Olimpici Invernali di Torino del 2006 le sue piste divennero sede di allenamento per alcune discipline&amp;nbsp;di sci alpino e sci di fondo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nelle altre stagioni il territorio offre escursioni, passeggiate e percorsi tematici per ogni et&amp;agrave;. Uno tra i pi&amp;ugrave; importanti &amp;egrave; il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;&amp;ldquo;Sentiero dei Bambini&amp;rdquo;,&lt;/strong&gt; un percorso escursionistico di circa 2,5 km che collega le borgate di Ghigo e Villa. In questo itinerario, creato per essere accessibile a tutti, sono presenti pannelli narrativi, pannelli illustrativi e attivit&amp;agrave; didattiche che raccontano la storia e le leggende locali, pensate in particolare per i pi&amp;ugrave; piccoli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Cultura, tradizione e identit&amp;agrave;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;La presenza della Comunit&amp;agrave; Valdese ha lasciato un&amp;rsquo;impronta importante nelle tradizioni religiose e culturali del paese: il &lt;strong&gt;tempio monumentale&lt;/strong&gt;, ricostruito nella seconda met&amp;agrave; del XX secolo, &amp;egrave; oggi un simbolo di dialogo tra culture e religioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Accanto alla chiesa cattolica e al tempio valdese, esiste il &lt;strong&gt;Centro Ecumenico Agape&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;&lt;span&gt;un centro internazionale di studi e di soggiorno per giovani, costruito con il lavoro volontario di centinaia di giovani e il contributo di tutte le chiese evangeliche europee&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A &lt;strong&gt;Rodoretto&lt;/strong&gt; il museo &lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/la-meizoun-de-notri-donn-a-rodoretto-viaggio-in-un-passato-di-fatica-e-solidarieta"&gt;&lt;strong&gt;"La Meizoun de notri donn"&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;,&amp;nbsp;&lt;span&gt;documenta la vita di una comunit&amp;agrave; di montagna con la ricostruzione di&amp;nbsp;&lt;/span&gt;veri e propri ambienti di vita del passato&lt;span&gt;, arredati in modo che diano l&amp;rsquo;impressione di essere tuttora abitati.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Fri, 13 Mar 2026 12:21:08 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/prali</guid></item><item><title>Chiesa di San Pietro</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/chiesa-di-san-pietro-ad-avigliana</link><description>&lt;p&gt;La chiesa di San Pietro conserva diversi cicli di affreschi con una complessa e affascinante stratificazione databile tra l'XI e il XV secolo. Sono particolarmente importanti i cicli del catino absidale, opera trecentesca del Maestro di Tommaso d'Acacia.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aperture:&amp;nbsp;aprile-ottobre tutte le domeniche 10.00-18.00; cimitero di San Pietro visitabile la domenica 10.00-18.00; possibilit&amp;agrave; di aperture per gruppi su richiesta.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: visite guidate prenotando al numero 3333138398; Ufficio Informazioni Turistiche di Avigliana tel. 011/9311873 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:ufficioiat@turismoavigliana.it"&gt;ufficioiat@turismoavigliana.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 15 Nov 2018 12:32:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/chiesa-di-san-pietro-ad-avigliana</guid></item><item><title>Castello di Miradolo</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/castello-di-miradolo</link><description>&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Il Castello di Miradolo &amp;egrave; un affascinante esempio di architettura di gusto neogotico che sorge all&amp;rsquo;imbocco della Val Chisone, a 40 km circa da Torino. Grazie alla Fondazione Cosso che nei primi anni 2000 ha restituito questo bene alla comunit&amp;agrave;, all&amp;rsquo;interno del Castello vengono promossi eventi e attivit&amp;agrave; di interesse culturale e sociale. Le iniziative spaziano dagli eventi espositivi (mostre) a quelli musicali e performativi, con percorsi di approfondimento e formazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;strong&gt;La Storia&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Residenza nobiliare appartenuta alle famiglie Massel di Caresana e Cacherano di Bricherasio fino al 1950, deve la sua attuale conformazione a &lt;strong&gt;Maria Elisabetta Ferrero della Marmora&lt;/strong&gt;, detta &amp;ldquo;Babet&amp;rdquo;, sposa del marchese Maurizio Massel, che negli anni Venti dell&amp;rsquo;Ottocento interviene sulla facciata del Palazzo, fa realizzare la Citroniera e la Torre rotonda dall&amp;rsquo;architetto Talucchi e trasforma il giardino all&amp;rsquo;italiana in un &lt;b&gt;parco paesaggistico di oltre 6 ettari&lt;/b&gt;, oggi riconosciuto tra i &lt;b&gt;giardini storici tutelati dalla Regione Piemonte, con esemplari unici per bellezza e importanza storica e botanica.&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Con la morte dell&amp;rsquo;ultima erede Sofia, nel 1950 il Castello di Miradolo viene lasciato a una congregazione religiosa che lo adibisce a casa per esercizi spirituali e residenza estiva per anziani, effettuando una serie di interventi non rispettosi dell&amp;rsquo;impianto originario e non coerenti con la storicit&amp;agrave; del luogo. Dagli anni &amp;rsquo;90 la dimora viene abbandonata e attraversa un lungo periodo di incuria e abbandono fino al 2007, quando viene gestita dalla Fondazione Cosso che con risorse totalmente private lavora per restituire alla comunit&amp;agrave; un patrimonio storico, architettonico e naturalistico estremamente prezioso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Nata per volont&amp;agrave; di Maria Luisa Cosso Eynard e della figlia Paola, la Fondazione che ha sede nel Castello di Miradolo opera in ambiti diversi: &lt;/span&gt;&lt;b&gt;arte, musica, natura, didattica e social&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;strong&gt;e&lt;/strong&gt;, per costruire un'&lt;/span&gt;&lt;b&gt;offerta culturale ampia e di alto livello&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;, basata sulla ricerca e sulla sperimentazione, diversificata per le famiglie, le scuole, i soggetti portatori di fragilit&amp;agrave;, i visitatori di tutte le et&amp;agrave;.&lt;br /&gt;In ambito naturalistico si occupa dal 2008 del &lt;b&gt;parco storico&lt;/b&gt;, con progetti di valorizzazione, tesi a diffondere la conoscenza della natura e del paesaggio, stimolare la sensibilit&amp;agrave; verso temi come l'ecologia, la sostenibilit&amp;agrave; e il benessere dell'essere umano, in connessione con l'ambiente.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Miradolo/Castello%20Miradolo_Serra%20neogotica.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Grazie alla Fondazione Cosso, il Castello di Miradolo &amp;egrave; tornato alla sua antica funzione di &lt;/span&gt;&lt;b&gt;polo culturale e di laboratorio di idee&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;, rievocando il &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;cenacolo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt; che, tra Ottocento e Novecento, la contessa Sofia Cacherano di Bricherasio aveva saputo creare intorno a s&amp;eacute;. La dimensione storica, oggi, viaggia di pari passo con la contemporaneit&amp;agrave;: il Castello di Miradolo &amp;egrave;, infatti, un &amp;ldquo;castello contemporaneo&amp;rdquo; non cristallizzato nel tempo storico della sua costruzione ma diventato un luogo dell&amp;rsquo;oggi, capace di calare la sua eredit&amp;agrave; storica e le abitudini di un castello nei tempi contemporanei.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;strong&gt;Le attivit&amp;agrave;&lt;/strong&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Arte: &lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Le mostre organizzate dalla Fondazione Cosso sono il frutto di inediti progetti di ricerca e di studio che nascono dal confronto con le visioni di curatori e collaboratori di cui la Fondazione si avvale per curare ogni aspetto: allestimento, testi espografici, progetto luci, installazione musicale, servizio di audio guide&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Musica:&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt; Il progetto artistico &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Avant-derni&amp;egrave;re pens&amp;eacute;e&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt; nasce nel 2009, da un&amp;rsquo;idea di Roberto Galimberti, e da allora ha il proprio centro di ricerca e sperimentazione al Castello di Miradolo.Le &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;performance&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt; si plasmano sugli spazi del Castello di Miradolo e del suo Parco, in connessione con la storia del luogo, le sue bellezze, i progetti espositivi allestiti nelle sale storiche. Per questo i&lt;/span&gt;&lt;b&gt; Concerti &lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;presentati dalla Fondazione Cosso sono unici e non vengono ripetuti altrove: non ne &amp;egrave; conservata memoria se non nella testa e nel cuore degli spettatori.&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Natura: &lt;span style="font-weight: 400;"&gt;un meraviglioso Parco ottocentesco, alberi maestosi e centenari, fiori delicati e meravigliosi sono il patrimonio custodito dalla Fondazione che organizza incontri, convegni e seminari, aperti a tutti, sviluppando collaborazioni sul territorio e iniziative formative.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Sociale&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;: sono numerose le collaborazioni in ambito sociale promosse dalla Fondazione che partecipa a progetti di ricerca finalizzati al miglioramento della qualit&amp;agrave; della vita tramite l&amp;rsquo;avvicinamento all&amp;rsquo;arte e alla natura, nelle loro diverse forme di espressione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;strong&gt;Attivit&amp;agrave; didattiche per scuole e famiglie&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><pubDate>Sat, 02 Jul 2022 10:32:48 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/castello-di-miradolo</guid></item></channel></rss>