<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0"><channel><title>Da vedere...</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/10221</link><description>Da vedere...</description><item><title>Cels</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/cels</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cels&lt;/strong&gt; &amp;egrave; una Frazione del &lt;strong&gt;Comune di Exilles&lt;/strong&gt; costituita a sua volta da tre borgate: Morliere, Rif e Ruinas. Queste borgate furono originariamente costruite sulla rocca viva per evitare di occupare il terreno agricolo; le case presentano una distribuzione fitta con alcuni vicoli interni che in epoca medievale potevano essere sbarrati da porte, acquisendo cos&amp;igrave; una funzione difensiva.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Borgata Morliere&lt;/strong&gt; in particolare, testimonia la presenza di architetture storiche e religiose&amp;nbsp;significative, come la &lt;strong&gt;Cappella dei Santi Giacomo e Filippo&lt;/strong&gt;: una piccola chiesa dall'architettura sobria che ospita al suo interno due preziose statue in legno dipinte, una raffigurante San Giacomo e l'altra la Madonna col Bambino. Sulla parete a sinistra dell'altare &amp;egrave; collocato un quadro datato 1670 che ritrae San Giacomo e San Giovanni con al centro la Madonna col Bambino.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A Cels si trovava inoltre, a fine 1800, un mulino da farina utilizzato ancora fino a met&amp;agrave; del XX secolo probabilmente con la funzione di frantoio da noci;&amp;nbsp;&amp;egrave; infatti possibile individuare la presenza di una mola da pesta, riadattata&amp;nbsp;in un giardino in modo ornamentale presso il torrente. Nel sito del mulino si trova oggi una piccola targa esplicativa.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 07 Jan 2019 15:32:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/cels</guid></item><item><title>Museo Diocesano di Arte Sacra</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/museo-diocesano-di-arte-sacra</link><description>&lt;p&gt;Il Museo Diocesano di Arte Sacra, sede centrale del Sistema Museale Diocesano, si trova&amp;nbsp;nel complesso edilizio adiacente all&amp;rsquo;antica chiesa della Madonna del Ponte a Susa.&lt;br /&gt;Ospita gli oggetti d&amp;rsquo;arte pi&amp;ugrave; preziosi e significativi appartenenti al Tesoro della Cattedrale di San Giusto e al Tesoro della Chiesa della Madonna del Ponte, affiancati dalle oreficerie, dalla statuaria lignea, dai paramenti e dai dipinti provenienti da varie zone della Valle di Susa.&lt;br /&gt;Tra gli oggetti esposti sono particolarmente degni di nota un cofanetto reliquiario di epoca longobarda (VII sec.); i picchiotti bronzei del portale dell&amp;rsquo;abbazia di San Giusto (1130 c.a); la croce processionale di Johannes Bos, detta di Carlo Magno (1360/70 c.a); il Trittico della Madonna del Rocciamelone (1358); la statua lignea della Madonna del Ponte (met&amp;agrave; XII sec.), la Madonna col Bambino proveniente da Villar Focchiardo (inizio XIII sec.); la tavola raffigurante l&amp;rsquo;Immacolata (1510-20).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Museo Diocesano di Arte Sacra di Susa coordina inoltre la rete di musei valsusini di arte religiosa, che rappresentano&amp;nbsp;un significativo patrimonio di scultura, oreficeria, pitture e paramenti, di produzione italiana ed europea, dislocati sull'intero territorio della Valle di Susa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aperture: 1 luglio - 31 agosto: domenica - luned&amp;igrave; 15.00-18.30, marted&amp;igrave; - sabato 9.30-12.00, 15.00-18.30; 1 settembre - 30 giugno:&amp;nbsp;sabato e domenica 14.30 - 18.00.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: tel. 0122/622640 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:museo@centroculturalediocesano.it"&gt;museo@centroculturalediocesano.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.centroculturalediocesano.it/"&gt;www.centroculturalediocesano.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 17 Jul 2018 16:12:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/museo-diocesano-di-arte-sacra</guid></item><item><title>Il Museo Mario Giansone di Sant'Ambrogio</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/il-museo-mario-giansone-di-sant-ambrogio</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il Museo Giansone nasce a Sant'Ambrogio&lt;/strong&gt; come luogo di incontro tra arte, memoria e sperimentazione estetica, custodendo e valorizzando l&amp;rsquo;opera di &lt;strong&gt;Mario Giansone,&lt;/strong&gt; torinese, uno dei protagonisti pi&amp;ugrave; originali dell&amp;rsquo;arte italiana del Novecento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Museo su una superficie totale di 750 metri quadrati, in 7 sale con circa 170 sculture, 30 quadri, 23 xilografie, 20 disegni, 12 incisioni, sei litografie, quattro stencil e un arazzo, si propone come luogo aperto e accessibile, dove riscoprire il valore della sperimentazione visiva e riflettere sulle declinazioni dell&amp;rsquo;arte contemporanea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2026/AulaMagna.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un nuovo spazio espositivo, ma anche e soprattutto un progetto di restituzione culturale: dare finalmente una casa stabile e una lettura organica a un autore che ha attraversato il Novecento con una voce originale e profondamente attuale. Il museo si trova &lt;strong&gt;nell&amp;rsquo;ex Maglificio Fratelli Bosio&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In un allestimento che unisce rigore critico e fruibilit&amp;agrave; per tutti, il museo offre un viaggio immersivo nel mondo creativo dell&amp;rsquo;artista torinese, attraverso dipinti, disegni, materiali d&amp;rsquo;archivio e installazioni site-specific.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;Scopri di pi&amp;ugrave;:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/un-museo-dedicato-a-mario-giansone-uno-dei-protagonisti-dell-arte-del-novecento"&gt;Un museo dedicato a Mario Giansone, uno dei protagonisti del Novecento&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2026/IMG_3678.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;INFO&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;COSTO BIGLIETTO&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per prenotazioni e biglietti on line biglietteria@fondazionegiansone.com&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;INTERO: &amp;euro; 8,00&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;RIDOTTO: &amp;euro; 5,00&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Studenti fra i 6 e i 26 anni non compiuti&lt;br /&gt;Gruppi minimo 15 persone previa prenotazione obbligatoria tramite indirizzo biglietteria@fondazionegiansone.com&lt;br /&gt;Personale docente MIUR&lt;br /&gt;Giornalisti&lt;br /&gt;Residenti a Sant&amp;rsquo;Ambrogio di Torino&lt;br /&gt;Tessere associative convenzionate con il Museo&lt;br /&gt;Sul posto non pagamenti in contanti ma solo elettronici (pos, satispay, paypal) oppure on line&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;GRATUITO:&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tessera Abbonamento Musei Piemonte&lt;br /&gt;Tessera Torino+Piemonte Card&lt;br /&gt;Minori di 6 anni&lt;br /&gt;Giornalisti accreditati tramite indirizzo info@fondazionegiansone.org&lt;br /&gt;Accompagnatori di gruppi e scolaresche (massimo 2 ogni 25 persone)&lt;br /&gt;Guide turistiche abilitate &lt;br /&gt;Persone con disabilit&amp;agrave;&lt;br /&gt;Residenti a Sant&amp;rsquo;Ambrogio la prima domenica del mese&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;IL MUSEO GIANSONE si trova in &lt;strong&gt;Via Sestriere 1 a Sant&amp;rsquo;Ambrogio di Torino&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 09 Apr 2026 14:18:19 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/il-museo-mario-giansone-di-sant-ambrogio</guid></item><item><title>Pinasca</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/pinasca</link><description>&lt;p class="p1"&gt;&lt;strong&gt;Pinasca&lt;/strong&gt;, il comune pi&amp;ugrave; esteso della media Val Chisone, &amp;egrave; formato dal capoluogo e da 27 frazioni. Comprende i centri abitati di &lt;b&gt;Dubbione&lt;/b&gt;, sorto sulle rive del rio Grandubbione (poco prima della sua confluenza con il torrente Chisone) ai piedi di una scoscesa scarpata, e &lt;b&gt;Pinasca,&lt;/b&gt; adagiata in un ampio bacino lungo la statale del Sestriere.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il territorio culmina con i 2.119 m della &lt;b&gt;Punta dell'Aquila&lt;/b&gt;, al confine con Giaveno e la Val Sangone. &amp;Egrave; unfrequentato &lt;b&gt;centro di villeggiatura estiva&lt;/b&gt;, soprattutto nel &lt;b&gt;Vallone del Grandubbione&lt;/b&gt; e nel borgo di &lt;b&gt;Albarea&lt;/b&gt;, con escursioni ai Colli del Besso (1466 m) e dell'Asino (1300 m) e al monte Cucetto (1692 m).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La festa patronale &amp;egrave; il 15 agosto (Assunta). Fiere si tengono il terzo gioved&amp;igrave; di maggio (&lt;b&gt;fera dle caplin-e di Pinasca&lt;/b&gt;), ed il terzo luned&amp;igrave; di novembre (&lt;b&gt;fiera autunnale di Dubbione&lt;/b&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p3"&gt;Luoghi d'interesse&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La &lt;b&gt;chiesa parrocchiale di Pinasca,&lt;/b&gt; dedicata all'Assunta e consacrata nel 1753, &amp;egrave; la pi&amp;ugrave; grande di tutta la valle e conserva all&amp;rsquo;interno &lt;b&gt;un altare progettato da Filippo Juvarra&lt;/b&gt; nel 1721 e ultimato nel 1724.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Realizzato in legno di pioppo e marmo, era stato stato creato come modello per l'originale in marmo che venne poi realizzato nella chiesa di S.Uberto della Reggia di Venaria. Fu &lt;b&gt;collocato a Pinasca nel 1727&lt;/b&gt; per ordine di Vittorio Amedeo II di Savoia ma successivamente se ne persero le tracce e la sua storia &amp;egrave; stata riscoperta soltanto nei primi anni 2000. Alto pi&amp;ugrave; di sei metri, l'altare &amp;egrave; stato pi&amp;ugrave; volte ridipinto in questi 300 anni, ma non sembra che abbia subito manomissioni gravi.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;A &lt;b&gt;Dubbione&lt;/b&gt; la Chiesa parrocchiale, dedicata a &lt;b&gt;S. Rocco&lt;/b&gt;, porta la data del 1847 ma in realt&amp;agrave; rest&amp;ograve; per anni incompiuta e fu inaugurata solo nel 1907. Al centro della frazione il &lt;b&gt;ponte Annibale&lt;/b&gt; scavalca il rio Grandubbione: la leggenda vuole che sia stato costruito dal condottiero cartaginese per andare ad attaccare Roma nel 218 a.c.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/ponteannibale2-jpg.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il ponte attuale &amp;egrave; per&amp;ograve; sicuramente di fattura pi&amp;ugrave; recente: i pi&amp;ugrave; antichi documenti conosciuti risalgono alla fine del 1700 e riguardano la ristrutturazione di un ponte corrispondente a quello che conosciamo oggi, costruito magari su un ponte o su un attraversamento preesistente forse proprio nel punto ove i Cartaginesi superarono il Rio.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Pinasca possiede inoltre un monumento di carit&amp;agrave;, la Piccola casa della Divina Provvidenza, un imponente caseggiato a forma di "U", noto anche con il nome del fondatore: il &lt;b&gt;Cottolengo&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p4"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;La storia&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La valle era compresa nel territorio su cui &lt;b&gt;regnavano i Cozi&lt;/b&gt;: nel 13 a.C. Cozio I divenne prefetto romano e nel 63 d.C. il territorio divenne Provincia Romana. Monete con l&amp;rsquo;immagine dell&amp;rsquo;Imperatore Nerone (54-68 d.C.) sono state ritrovate dinnanzi alla Chiesa Parrocchiale di Pinasca.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Dal V secolo la Valle fu interessata dall&amp;rsquo;occupazione dei Goti e sub&amp;igrave; le invasioni di Vandali, Svevi, Burgundi e Alemanni, e nel 573 i &lt;b&gt;Longobardi&lt;/b&gt; cominciarono ad espandere il loro territorio in Val Chisone.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il riferimento a Pinasca, che fu tra i centri pi&amp;ugrave; antichi della valle, compare &lt;b&gt;per la prima volta in un documento del 720&lt;/b&gt; firmato da Abbone, fondatore del monastero della Novalesa, in cui si indicano alcuni fondi posseduti in valle &lt;b&gt;&amp;ldquo;Dubiasca&amp;rdquo;&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 941 Arduino III divenne il primo Marchese di Torino; in una carta del 1020, Pinasca &amp;egrave; indicata come sede di chiesa pievana appartenente all&amp;rsquo;Episcopato di Torino.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1064 Adelaide di Savoia cedette ai Benedettini dell&amp;rsquo;Abbazia di Santa Maria di San Verano in Pinerolo (l&amp;rsquo;attuale Abbadia Alpina) parte dei suoi territori, compresi Pinasca e la bassa valle &lt;b&gt;&lt;i&gt;&amp;ldquo;Vallis Pineirasca&amp;rdquo;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (Val di Pinasca). L&amp;rsquo;alta valle invece (val di Pragelato) era parte del Delfinato governato dai Conti di Albon.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Pinasca-Panorama.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In seguito alla crociata contro gli Albigesi (1202) numerosi &lt;b&gt;seguaci di Pietro Valdo&lt;/b&gt; provenienti da oltralpe, giudicati eretici con il Concilio di Verona del 1184, iniziarono a popolare le Valli Chisone e Pellice. I Savoia e gli Albon, che in un primo momento li accolsero di buon grado, ben presto, in seguito alle pressioni esercitate dalla Chiesa di Roma, iniziarono a reprimere l&amp;rsquo;eresia ed a perseguitarne i fedeli.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nonostante le uccisioni e le abiure forzate, realizzate in particolare dai francesi nel 1487, su richiesta di Papa Innocenzo VIII, un documento del 1512 testimonia che la Chiesa di Dubbione di Santa Maria veniva utilizzata anche come Tempio dai protestanti, che &lt;b&gt;avevano gi&amp;agrave; superato in numero i cattolici&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Emanuele Filiberto tra il 1560 e il 1561 affida al Conte di La Trinit&amp;agrave; una sanguinaria repressione dei Valdesi. La moglie Duchessa Margherita di Valois, figlia di Francesco I, forse di segreta fede riformata, riusc&amp;igrave; per&amp;ograve; a far ottenere ai Valdesi la libera professione nella Valle, a patto di non interferire con la professione della religione cattolica.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;A Pinasca venne permesso di &lt;b&gt;professare solo a Grandubbione&lt;/b&gt;, dove si trova ancora un anfratto nella roccia chiamato la &lt;i&gt;&amp;ldquo;Gleiza di Barbet&amp;rdquo;&lt;/i&gt; (Chiesa dei Valdesi).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Qualche anno dopo ai Valdesi, cui fu vietato celebrare le funzioni nella cappella di San Rocco a Dubbione, venne concesso di costruire &lt;b&gt;un nuovo Tempio a Pinasca&lt;/b&gt;, che sar&amp;agrave; poi fatto demolire nel 1686, e su cui probabilmente verr&amp;agrave; costruita la Chiesa di Santa Maria Assunta nel 1750.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Carlo Emanuele I nel 1602 con un editto obblig&amp;ograve; tutti i protestanti, circa 5/6 della popolazione totale, ad abiurare; nel caso non l&amp;rsquo;avessero fatto avrebbero dovuto lasciare i territori di Perosa, Porte, Dubbione e Pinasca per andare ad abitare all&amp;rsquo;Inverso della Valle sotto pena della confisca dei beni.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nella primavera del 1655 il Ducato inizi&amp;ograve; un&amp;rsquo;aspra e sanguinaria repressione contro i Valdesi chiamata &amp;ldquo;Pasque Piemontesi&amp;rdquo;. Per dieci anni si vissero spaventosi combattimenti tra l&amp;rsquo;esercito e i Valdesi &amp;ldquo;ribelli&amp;rdquo; guidati da &lt;b&gt;Giosu&amp;egrave; Janavel&lt;/b&gt;, che dur&amp;ograve; fino al 1664 dove con le &amp;ldquo;patenti di Torino&amp;rdquo; vennero riconosciuti l&amp;rsquo;amnistia per i Valdesi e diritti per la religione riformata.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Dopo l&amp;rsquo;esilio in Svizzera del 1686 e&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;il &lt;i&gt;&amp;ldquo;Glorioso ritorno&amp;rdquo;&lt;/i&gt; del 1689, Luigi XIV nel 1690 decise&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;di impegnare 4000 dragoni capitanati dal Maresciallo Catinat per assediare Balziglia, roccaforte Valdese.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il Catinat fece costruire sopra Fenestrelle un piccolo forte in localit&amp;agrave; Tre Denti e dei baraccamenti per le truppe su un pianoro a 1800m che prender&amp;agrave; poi il nome di &amp;ldquo;Pracatinat&amp;rdquo;. Sul &lt;strong&gt;colle del Besso&lt;/strong&gt;, al confine tra Pinasca e Giaveno, &lt;b&gt;sono ancora visibili dei trinceramenti&lt;/b&gt; costruiti tra il 1690 e il 1693 per ordine dello stesso Catinat, come opere di difesa dai Savoia per la citt&amp;agrave; di Pinerolo.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Colle%20del%20Besso.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6 class="p1"&gt;Colle del Besso.&lt;/h6&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1693 nella Battaglia della Marsaglia (Volvera) l&amp;rsquo;esercito francese sbaragli&amp;ograve; le truppe sabaude in ripiegamento dal fallito assedio di Pinerolo, che per&amp;ograve; torn&amp;ograve; ai Savoia in virt&amp;ugrave; del Trattato di Torino del 1696.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il Duca di Savoia si accord&amp;ograve; con il Re di Francia in modo tale che i protestanti sudditi francesi, che non avessero scelto di abiurare, avrebbero dovuto lasciare la valle entro sei mesi perdendo tutti i loro beni. In 2500 lasciarono le loro case e trovarono ospitalit&amp;agrave; in Svizzera o nel Wurttemberg, dove fondarono nuovi insediamenti con il nome del loro paese di origine: &lt;b&gt;Pinache, Serres&lt;/b&gt;, oggi parte del comune di Wiernsheim, &lt;b&gt;Gro&amp;szlig;villars&lt;/b&gt; nel comune di Oberderdingen, &lt;b&gt;Perouse&lt;/b&gt; a Rutesheim.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il numero degli esiliati nel periodo che va dal 1685 al 1699, solo dal comune di Pinasca, ammonta a &lt;b&gt;536 persone su 1780 abitanti&lt;/b&gt;. Il Duca concesse i terreni confiscati ai Valdesi ai fratelli Piccone nel 1700, con il titolo di Conti del feudo di Perosa.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Solo con il &lt;b&gt;Trattato di Utrecht del 1713&lt;/b&gt; si sanc&amp;igrave; che l&amp;rsquo;intero corso del Chisone fosse definitivamente assegnato ai Savoia, ma nel 1801 il Piemonte venne nuovamente annesso alla Francia napoleonica e l&amp;rsquo;occupazione francese dur&amp;ograve; fino al 1814 quando il Piemonte ritorn&amp;ograve; al Re Vittorio Emanuele I. Proprio nel periodo Napoleonico venne costruita la Strada Nazionale che collegava Pinerolo a Briancon sul tracciato dell&amp;rsquo;antica Strada Reale.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1848, il Re Carlo Alberto, con le &amp;ldquo;Lettere Patenti&amp;rdquo; e l&amp;rsquo;Atto di Emancipazione firmato il 17 febbraio, concesse piena libert&amp;agrave; di culto ai protestanti piemontesi.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nell&amp;rsquo;800 In Val Chisone inizia l&amp;rsquo;industrializzazione con la nascita dell&amp;rsquo;industria tessile (setifici e cotonifici) e l&amp;rsquo;affermarsi dell&amp;rsquo;industria estrattiva. A Pinasca nella seconda met&amp;agrave; dell&amp;rsquo;Ottocento venne costruita la &lt;b&gt;Filanda&lt;/b&gt; vicino al Rio Grandubbione che sar&amp;agrave; operativa fino al 1918; vennero anche scavate alcune gallerie per l&amp;rsquo;estrazione della grafite ma senza grosso successo.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1882 fu inaugurata &lt;b&gt;la tranvia Pinerolo-Perosa&lt;/b&gt;, per portare gli operai alle fabbriche, che rimase operativa fino al 1968, quando venne dismessa. Nel 1906 venne aperto lo stabilimento &lt;b&gt;Riv&lt;/b&gt; di Villar Perosa per la produzione di cuscinetti a sfera.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Durante il periodo fascista a Pinasca venne annesso il Comune di &lt;b&gt;Inverso Pinasca&lt;/b&gt;, che torn&amp;ograve; autonomo al termine della Seconda Guerra Mondiale.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 28 Oct 2024 17:27:39 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/pinasca</guid></item><item><title>Pragelato</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/pragelato</link><description>&lt;p class="p1"&gt;&lt;b&gt;Pragelato&lt;/b&gt; si trova in alta Val Chisone, a 1500 s.l.m. Il comune si compone di molte frazioni, la maggior parte delle quali situata alla sinistra del torrente Chisone.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Sopra l'abitato, sulla destra orografica della valle, si apre la val Troncea, tutelata e valorizzata dal &lt;b&gt;Parco naturale della val Troncea&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;La storia&lt;/h3&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La presenza umana nella zona &amp;egrave; confermata sin dalla preistoria ma le prime notizie storiche sul paese risalgono all&amp;rsquo;8 settembre 1064: si trovano sull&amp;rsquo;atto di fondazione dell&amp;rsquo;abbazia benedettina pinerolese di Santa Maria che ebbe numerosi benefici da parte della contessa Adelaide di Susa.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Tra il XI e il XII secolo fu conquistata dai delfini di Vienne, come tutta l'alta val Chisone, chiamata allora &lt;b&gt;valle di Pragelato&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In seguito fu il paese capoluogo dell'&lt;b&gt;Escarton dell'Alta Val Chisone&lt;/b&gt; che dal 1343 al 1713 fece parte della &lt;i&gt;Repubblica degli Escartons,&lt;/i&gt; una comunit&amp;agrave; che godeva di una certa autonomia e che comprendeva il Brian&amp;ccedil;onnais, il Queyras, la valle di Oulx, la val Pragelato e Castel Delfino in val Varaita. La capitale era Brian&amp;ccedil;on: il nome deriva dal termine &lt;b&gt;&lt;i&gt;escartonner&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, cio&amp;egrave; ripartire equamente le imposte.&lt;br /&gt;Il 29 maggio del 1343 il delfino Umberto II e 18 rappresentanti di oltre 50 comunit&amp;agrave; delle valli alpine firmarono infatti &lt;b&gt;la Grande Charte,&lt;/b&gt; una sorta di costituzione, scritta su pelle di pecora, che divenne il patto per mezzo del quale quelle popolazioni ottennero l'affrancamento dalle servit&amp;ugrave; feudali, il diritto alla libert&amp;agrave; individuale, alla propriet&amp;agrave; e all'auto gestione del territorio. I capifamiglia potevano, per esempio, decidere sull'utilizzo dei pascoli, sulla costruzione di ponti e strade, sull'elezione dei consoli o sulla risoluzione delle controversie.&lt;br /&gt;Allorch&amp;eacute; il duca di Savoia, nel 1690, entr&amp;ograve; a far parte della Lega asburgica, quest'area divenne strategica e la Francia del Re Sole cominci&amp;ograve; le grandi costruzioni militari &lt;b&gt;per fortificare Brian&amp;ccedil;on&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;In seguito alle guerre di successione spagnola e al trattato di Utrecht la Francia perse il territorio degli Escartons italiani, che passarono ai Savoia, cos&amp;igrave; la Repubblica degli Escartons perse la sua unit&amp;agrave; e &lt;b&gt;cess&amp;ograve; di esistere nel 1790&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4 class="p4"&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/la-repubblica-degli-escartons-5-territori-liberi-franchi-e-borghesi"&gt;GLI ESCARTONS: 5 TERRITORI TRA FRANCIA E PIEMONTE &amp;ldquo;LIBERI, FRANCHI E BORGHESI&amp;rdquo;&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Ormai per&amp;ograve; le montagne avevano creato un'unit&amp;agrave; culturale di tradizioni e di vita, i cui segni si riscontrano nell'uso della lingua francese parlata fino agli inizi del '900, nella &lt;b&gt;lingua d'oc&lt;/b&gt; (area linguistica Occitana) parlata in ambito famigliare ancora oggi, nell'architettura delle case, nell'uso delle meridiane, nei gigli e delfini che ornano ancora i battacchi dei portali e le numerose &lt;b&gt;fontane poligonali&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p4"&gt;Pragelato ha scritto importanti pagine di storia anche durante le guerre di religione, che misero a ferro e a fuoco queste vallate. Una &lt;b&gt;numerosa comunit&amp;agrave; Valdese&lt;/b&gt; si stabil&amp;igrave; in paese nel XIV secolo; per sfuggire alle truppe francesi alla vigilia di Natale del 1386 dovettero rifugiarsi sulle pendici del monte Albergian (3043 m), dove molti bambini morirono assiderati.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il 19 aprile 1904 una valanga distrusse le capanne dei lavoratori nella &lt;b&gt;miniera del Beth&lt;/b&gt;, uccidendo 81 persone, ricordate ora da una lapide al piccolo cimitero della borgata Laval.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Pochi anni dopo, nel gennaio del 1924, un'altra sciagura funest&amp;ograve; il paese: nella borgata di&lt;b&gt; Grand Puy&lt;/b&gt; (&amp;ldquo;&lt;i&gt;Grande Poggio&amp;rdquo;&lt;/i&gt;) scoppi&amp;ograve; un grande incendio che distrusse le case di quasi tutti i suoi 200 abitanti.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1934 dal territorio di Pragelato si &lt;b&gt;stacc&amp;ograve; la frazione di Sestriere&lt;/b&gt;, da allora comune autonomo.&lt;/p&gt;
&lt;h3 class="p1"&gt;L'arte e lo sport&lt;/h3&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Chiesa_Pragelato.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;&lt;span&gt;Chiesa parrocchiale alla Ru&amp;agrave;.&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La &lt;b&gt;chiesa parrocchiale alla Ru&amp;agrave;&lt;/b&gt;, eretta nel 1686-88 e dedicata all'Assunta, conserva un dipinto di Gabriele Dufour ed &amp;egrave; raffigurata in un francobollo emesso dalle Poste Italiane nel 2004 in occasione dei XX Giochi olimpici invernali.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Le borgate Troncea, Laval e Seytes conservano esempi di &lt;b&gt;architettura tradizionale occitana&lt;/b&gt; e nelle borgate ci sono numerosi esemplari di meridiane, alcune delle quali firmate da &lt;i&gt;Zarbula&lt;/i&gt;, un autore girovago. Caratteristico &amp;egrave; anche il tradizionale mercatino locale, che si svolge tutto l'anno ogni domenica mattina nel centro del paese.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p4"&gt;Grazie alla pista olimpica e ai tracciati che permettono di sciare nel Parco della Val Troncea, Pragelato &amp;egrave; una vera e propria &lt;b&gt;capitale dello sci di fondo&lt;/b&gt;. Durante i Giochi olimpici invernali di Torino 2006 e l'Universiade invernale 2007 &amp;egrave; stata &lt;b&gt;sede di gara dello sci nordico&lt;/b&gt;; qui sono state organizzate alcune gare valide per la Coppa del Mondo di combinata nordica, di salto con gli sci e&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;di sci di fondo.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p4"&gt;Pragelato &amp;egrave; attrezzata anche per la pratica dello sci alpino, con i comprensori &lt;b&gt;Pragelato ski&lt;/b&gt; (due seggiovie e cinque skilift, circa 50 km di piste) e &lt;b&gt;Via Lattea&lt;/b&gt; (circa 400km di piste).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p4"&gt;D&amp;rsquo;estate il paese offre le sue risorse naturali: le stradine delle frazioni, le &lt;b&gt;escursioni &lt;/b&gt;sulle cime, i sentieri tematici nel Parco si affiancano a proposte pi&amp;ugrave; strutturate come il &lt;b&gt;golf, &lt;/b&gt;che nel suggestivo campo di Plan e Pattemouche, all&amp;rsquo;imbocco della Val Troncea, &amp;egrave; ideale anche per la &lt;b&gt;mountain bike &lt;/b&gt;e le &lt;b&gt;passeggiare a cavallo.&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il comune ospita un centro di documentazione sulle meridiane e un &lt;a href="https://www.comune.pragelato.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere/museo-del-costume-e-delle-tradizioni-delle-genti-alpine-42974-1-411bde6e4ab50b36887b7a1101028310" target="_blank" rel="noopener"&gt;&lt;span class="s1"&gt;&lt;b&gt;museo del costume e delle tradizioni delle genti alpine&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Dal 1982, solitamente nel mese di agosto, si tiene la &lt;a href="https://www.comune.pragelato.to.it/it-it/vivere-il-comune/prodotti-tipici/ghironda-42990-1-f6a5732367f1ad87f836005f1d7025fe" target="_blank" rel="noopener"&gt;&lt;span class="s1"&gt;&lt;b&gt;Festa della Ghironda&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, una manifestazione internazionale interamente dedicata a questo antico strumento.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 17 Apr 2024 16:27:27 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/pragelato</guid></item><item><title>Novalesa</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/novalesa</link><description>&lt;p&gt;Novalesa &amp;egrave; un comune della val Cenischia, valle tributaria in sinistra della val di Susa, ai piedi del Colle del Moncenisio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Comune ha un&amp;rsquo;altitudine di 828 metri, &amp;egrave; costituito dall&amp;rsquo;insieme &lt;span&gt;d&lt;/span&gt;&lt;span&gt;el Capoluogo e delle f&lt;/span&gt;razioni S.Anna, Villaretto, San Rocco, S.Maria, Ronelle e S.Pietro e deve la sua fama internazionale all&amp;rsquo;&lt;b&gt;abbazia benedettina dei Santi Pietro e Andrea.&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Novalesa,%20Abbazia%20SS.%20Pietro%20e%20Andrea,%20Cappella%20S.%20Eldrado,%20Interno.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Novalesa, interno della Cappella di S. Eldrado.&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;Sorta nel 726 per volere del governatore franco &lt;b&gt;Abbone&lt;/b&gt;, l&amp;rsquo;abbazia controllava la strada di Francia e il valico del Moncenisio, ed era un avamposto dei Franchi versi il confine con il regno dei Longobardi. L&amp;rsquo;enorme potere dell&amp;rsquo;istituzione può essere letto attraverso la ricchezza delle dotazioni e nel diritto, concesso da Carlo Magno nel 773, di eleggere liberamente l&amp;rsquo;abate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;All&amp;rsquo;inizio del X secolo (tra il 906 e il 926) i monaci abbandonarono l&amp;rsquo;insediamento e &lt;b&gt;si rifugiarono a Breme&lt;/b&gt;, in Lomellina, per timore delle scorrerie saracene; tra le nefaste conseguenze di tale evento vi fu la dispersione della celebre biblioteca.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La metà dell&amp;rsquo;XI secolo vide il ritorno dei Benedettini e il ripristino del complesso, così come attesta la decorazione ad affresco, situabile tra il 1096 e il 1097, della riedificata &lt;b&gt;cappella di Sant&amp;rsquo;Eldrado&lt;/b&gt;, abate dall&amp;rsquo;825 all&amp;rsquo;840, secondo il &lt;i&gt;Chronicon Novalicense&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/un-po-di-storia/il-chronicon-novaliciense-la-prima-opera-estesa-forma-di-rotulo-della"&gt;IL "CHRONICON NOVALICIENSE", LA PRIMA OPERA DELLA LETTERATURA ITALIANA&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;La &lt;b&gt;chiesa abbaziale&lt;/b&gt;, dopo l&amp;rsquo;abbandono del X secolo, venne rimaneggiata più volte; le attuali linee barocche si devono alla progettazione di &lt;b&gt;Antonio Bertola&lt;/b&gt; (1710-1718). Dopo la soppressione napoleonica e l&amp;rsquo;insediamento di uno stabilimento idroterapico e poi di un convitto, l&amp;rsquo;abbazia fu acquistata dalla Provincia di Torino e affidata ai Benedettini Sublacensi nel 1973. L&amp;rsquo;intero complesso è stato sottoposto a intense campagne di restauro e dal 2009 ospita il &lt;b&gt;Museo Archeologico&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Domina il centro abitato di Novalesa la chiesa parrocchiale di &lt;b&gt;Santo Stefano&lt;/b&gt;. L&amp;rsquo;altare maggiore reca lo stemma di Giovanni Battista Isnardi de Castello di Caraglio, abate commendatario dell&amp;rsquo;abbazia dal 1685 al 1728, e racchiude il dipinto raffigurante il Martirio di santo Stefano, attribuibile al pittore di Cherasco Sebastiano Taricco. Tra le opere d&amp;rsquo;arte più antiche custodite nella parrocchiale si citano &lt;b&gt;l&amp;rsquo;urna reliquiario di sant&amp;rsquo;Eldrado&lt;/b&gt;, oreficeria di argentiere mosano-renano del XII secolo, e il celebre &lt;b&gt;polittico&lt;/b&gt; proveniente dall&amp;rsquo;abbazia, opera di Antoine de Lonhy e collaboratori, ritenuta di tardo Quattrocento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella chiesa si conservano inoltre cinque dipinti &lt;b&gt;donati nel 1805 da Napoleone Bonaparte&lt;/b&gt; all&amp;rsquo;ospizio del Moncenisio: la &lt;i&gt;&lt;span&gt;Deposizione&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; attribuita alla bottega cremonese di Giulio Campi (XVI secolo), l&amp;rsquo;&lt;i&gt;&lt;span&gt;Adorazione dei Magi&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;/i&gt;di scuola del &lt;span&gt;Rubens&lt;/span&gt;, l&amp;rsquo;&lt;i&gt;Adorazione dei pastori&lt;/i&gt; di François Lemoyne (1721), la &lt;i&gt;Crocifissione di san Pietro&lt;/i&gt;, copia antica dell&amp;rsquo;originale caravaggesco del 1601, la &lt;i&gt;Deposizione di Cristo dalla croce&lt;/i&gt;, replica da un originale di Dirck van Baburen (XVII secolo).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Altri arredi sacri databili tra il XVI e il XX secolo sono inoltre ospitati nella cappella della Confraternita del Santissimo Sacramento &amp;ndash; adiacente la parrocchiale e sede del &lt;b&gt;Museo d&amp;rsquo;Arte Religiosa Alpina&lt;/b&gt; (parte integrante del Sistema Museale Diocesano).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La &lt;b&gt;Casa degli affreschi,&lt;/b&gt; recentemente recuperata dal comune, &amp;egrave; un'ex locanda medioevale che presenta in facciata affreschi con gli stemmi delle regioni europee di provenienza e di destinazione degli avventori della locanda, punto tappa della &lt;b&gt;Via Francigena. &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt; &lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/novalesa%20vizi%20e%20virtù.jpg" border="0" alt="" /&gt; &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sin dal Medioevo infatti i viaggiatori che volevano attraversare il Colle del Moncenisio venivano assistiti dai &lt;b&gt;marron&lt;/b&gt;, guide che fungevano anche da portatori.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/un-po-di-storia/i-marrons-del-moncenisio-una-storia-lunga-oltre-dieci-secoli"&gt;I MARRONS: UNA STORIA LUNGA OLTRE DIECI SECOLI&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;La strada odierna, che da Susa si inerpica fino al colle per poi ridiscendere a Lanslebourg, segue fedelmente, ad eccezione della zona del lago, il tracciato dell&amp;rsquo;ottocentesca &lt;b&gt;strada napoleonica:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;lunga 37 chilometri prevedeva un&amp;rsquo;efficiente organizzazione che ne garantiva la manutenzione e l&amp;rsquo;assistenza per i viaggiatori. La sua costruzione procurò l&amp;rsquo;isolamento della Val Cenischia e i &lt;b&gt;marron&lt;/b&gt; persero la loro funzione.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 13 Dec 2018 15:14:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/novalesa</guid></item><item><title>Abbazia di Novalesa</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/abbazia-di-novalesa</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L&amp;rsquo;abbazia di Novalesa&lt;/strong&gt; venne fondata nel 726 dal patrizio merovingio Abbone, il quale la dot&amp;ograve; di ricchissimi possedimenti. A causa della sua posizione strategica, Carlo Magno ne fece un avamposto privilegiato per l&amp;rsquo;avanzata dei Franchi verso l&amp;rsquo;Italia e ne accrebbe ulteriormente i possedimenti. Proprio nell&amp;rsquo;epoca carolingia il monastero visse il periodo di maggior splendore, divenendo uno dei fari della diffusione della cultura europea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Abbandonata tra il 906 e il 926 a causa delle scorrerie saracene, fu ricostruita a partire dal XII secolo da un gruppo di monaci provenienti dall&amp;rsquo;abbazia di Breme, fondata dalla comunit&amp;agrave; novalicense dopo la fuga dalla casa madre.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;SCOPRI DI PI&amp;Ugrave;:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/l-abbazia-di-novalesa-una-storia-lunga-1300-anni"&gt;L&amp;rsquo;ABBAZIA DI NOVALESA, UNA STORIA LUNGA 1300 ANNI&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Annesse all&amp;rsquo;abbazia vi sono quattro cappelle, la principale delle quali, &lt;a href="/storia-e-tradizione/cappella-di-santeldrado"&gt;&lt;strong&gt;dedicata a S. Eldrado&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, presenta uno tra i pi&amp;ugrave; significativi cicli affrescati romanici d&amp;rsquo;Italia, datato al 1096/97 e raffigurante le scene della vita di S. Eldrado e di S. Nicola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Interessante anche la chiesa abbaziale, edificata nelle sue forme attuali nel 1715 su progetto di Antonio Bertola; essa ospita all&amp;rsquo;interno, sulla parete sinistra della navata, resti di affreschi dell&amp;rsquo;XI secolo, mentre un altro ciclo risalente al XV secolo decora parte del coro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;abbazia &amp;egrave; stata recentemente arricchita dall&amp;rsquo;apertura del &lt;strong&gt;Museo Archeologico&lt;/strong&gt;, che raccoglie i reperti emersi nel corso degli scavi e delle indagini archeologiche compiuti tra il 1978 e il 2008. Il Museo, collocato nell&amp;rsquo;area del portico del chiostro dei novizi e nell&amp;rsquo;antico refettorio abbaziale, raccoglie al proprio interno elementi lapidei, ceramici, vitrei e ad affresco datati dal I sec. d.C. fino all&amp;rsquo;epoca rinascimentale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;abbazia ospita anche un laboratorio del restauro del libro, le cui tecniche sono illustrate nella sezione dedicata a quest&amp;rsquo;arte all&amp;rsquo;interno del Museo Archeologico.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 16:07:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/abbazia-di-novalesa</guid></item><item><title>Cappella di Notre Dame du Coignet </title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/cappella-di-notre-dame-du-coignet</link><description>&lt;p&gt;Edificata prima del 1496 e ampliata all'inizio del XVI secolo, la &lt;strong&gt;cappella del Coignet&lt;/strong&gt; &amp;egrave; situata in localit&amp;agrave; &lt;strong&gt;Pian del Sole&lt;/strong&gt;, su un panoramico poggio che domina le frazioni Les Arnauds e Melezet di Bardonecchia. La sua struttura &amp;egrave; assimilabile per tipologia costruttiva e caratteri stilistici a quella di San Sisto a Pian del Colle, ed &amp;egrave; decorata esternamente da un piccolo campanile a vela.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;interno, a navata unica, &amp;egrave; suddiviso in una zona pi&amp;ugrave; ampia, costituente l&amp;rsquo;aula, e da una appena pi&amp;ugrave; piccola nella quale &amp;egrave; ospitato il presbiterio. L&amp;rsquo;edificio presenta un&amp;rsquo;ampia decorazione ad affresco interna, databile al 1496, e un ulteriore ciclo esterno databile al primo trentennio del Cinquecento. Risale al periodo dell&amp;rsquo;ampliamento di inizio &amp;lsquo;500 la realizzazione delle raffigurazioni di San Cristoforo e dell&amp;rsquo;Annunciazione &lt;strong&gt;presenti sulla facciata&lt;/strong&gt;, mentre sono attribuiti alla mano dei due artisti attivi nel 1496 e negli anni appena successivi le scene presenti all&amp;rsquo;interno.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La parete di fondo ospita il ciclo pi&amp;ugrave; antico, realizzato appunto nel 1496 dal cosiddetto Maestro del Coignet, ora identificato con l&amp;rsquo;artista che, nei medesimi anni, oper&amp;ograve; presso la cappella di Sant&amp;rsquo;Andrea alla Ramats (Chiomonte). Una grande scena centrale presenta la &lt;strong&gt;raffigurazione della Piet&amp;agrave;&lt;/strong&gt;, cui si affiancano a sinistra la Visitazione e a destra San Grato in trono. Alla mano del medesimo artista sono inoltre da ricondurre le scene raffiguranti il Martirio di Sant&amp;rsquo;Agata e la Santa Lucia dipinte sulla parete laterale sinistra.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si devono invece alla mano di un allievo del maestro principale, in una data molto vicina o contigua al 1496, le scene della Vita della Vergine presenti sulla fiancata sinistra e il San Giovanni Battista e la Resurrezione sulla parete destra. L&amp;rsquo;altare della cappella ospitava anche la statua della Vergine e le ante decorate con la raffigurazione dell&amp;rsquo;Annunciazione, San Giovanni Evangelista e la Maddalena, ora custodite presso il Museo di Arte Religiosa Alpina di Melezet (maggiori informazioni su &lt;a href="https://www.cittaecattedrali.it/"&gt;&lt;strong&gt;Citt&amp;agrave; e Cattedrali&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Cappella &amp;egrave; dotata del sistema &lt;strong&gt;"Chiese a porte aperte" &lt;/strong&gt;di apertura e narrazione automatizzata.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Scopri di pi&amp;ugrave;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="/blog/valle-di-susa/chiese-porte-aperte-il-territorio-apre-i-beni-culturali-con-un-click"&gt;&lt;strong&gt;"Chiese a porte aperte": il territorio apre i beni culturali. Con un click&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/coignet.jpg" border="0" alt="Notre Dame du Coignet" data-entity-type="file" data-entity-uuid="6599f503-6fcf-4a5d-9a89-31e28bf7393a" /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 17:37:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/cappella-di-notre-dame-du-coignet</guid></item><item><title>Sant'Antonino</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/santantonino</link><description>&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Sul versante destro della Dora Riparia e lungo la storica Via Francigena sorge &lt;strong&gt;Sant'Antonino&lt;/strong&gt;, la cui presenza &amp;egrave; attestata gi&amp;agrave; dal 1001. Proprio a quell'anno risale il Diploma con cui l'imperatore Ottone concesse a Olderico Manfredi un'ampia porzione della Valle di Susa. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Si pensa comunque che la storia di Sant'Antonino abbia origini ben pi&amp;ugrave; antiche, come testimonierebbero le incisioni rupestri pervenute nel tratto alpino appena superiore al centro abitato. Dell'epoca medioevale &amp;egrave; invece certo che il piccolo paese valsusino ebbe una buona attivit&amp;agrave; agricola e commerciale: durante il Settecento e l'Ottocento erano numerose le botteghe artigianali e commerciali lungo l'Antica Strada di Francia.&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Di particolare interesse artistico &amp;nbsp;sono la &lt;strong&gt;Chiesa Parrocchiale di Sant'Antonio&lt;/strong&gt;, una delle chiese romaniche pi&amp;ugrave; antiche della Valle di Susa, la &lt;strong&gt;Stazione Ferroviaria&lt;/strong&gt;, edificata nel 1855 &amp;egrave; una delle quattro stazioni storiche della linea Torino-Susa, e la&lt;strong&gt; Farmacia&lt;/strong&gt;, una delle prime cento farmacie del Regno di Sardegna, autorizzate da Re Carlo Emanuele nel marzo del 1732. Di grande importanza storica sono poi il &lt;strong&gt;Castello Billia&lt;/strong&gt;, il &lt;strong&gt;Monumento ai Caduti Partigiani&lt;/strong&gt; e il &lt;strong&gt;Museo Etnografico&lt;/strong&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Accanto all'arte e alla storia, a Sant'Antonino trova posto anche la natura: paesaggi meravigliosi costituiscono numerose escursioni adatte a tutti i tipi di camminatori. Vi consigliamo una passeggiata al &lt;strong&gt;Colle Bione&lt;/strong&gt; e una ai &lt;strong&gt;Mareschi&lt;/strong&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 13 Dec 2018 16:05:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/santantonino</guid></item><item><title>Certosa di Banda</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/certosa-di-banda</link><description>&lt;p&gt;La &lt;b&gt;Certosa di Banda&lt;/b&gt;, frazione di Villar Focchiardo posta a 670 metri di altezza, nasce nel 1205, come&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;possedimento della Certosa di Monte Benedetto&lt;/b&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;ad un'altitudine pi&amp;ugrave; bassa e pi&amp;ugrave; accessibile, ed acquisisce progressivamente importanza grazie alla vicinanza con il fondovalle.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le sue terre sono ricche e produttive, dedicate alla coltivazione della vite e del castagno: i superbi alberi che si vedono tutt'ora nei suoi pressi sono la testimonianza della presenza certosina.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Banda &amp;egrave; ora una&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;grangia&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;che funge da casa bassa e granaio monastico. Qui si curano anche i monaci della Certosa superiore, vi trascorrono l'inverno i pi&amp;ugrave; anziani e sostano i pellegrini che desiderano salirvi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La struttura del&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;nucleo odierno di Banda,&lt;/b&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;adibita a cascinale ma per lo pi&amp;ugrave; in stato di decadimento ed abbandono, ricalca in parte la tipologia dell&amp;rsquo;antica Certosa: vi possono essere ancora individuati i resti del chiostro, la foresteria, la zona adibita alle celle dei monaci.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Immagine di copertina di Elisabetta Giacopello.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 14 Jun 2022 17:57:07 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/certosa-di-banda</guid></item><item><title>L’Ossario di Forno di Coazze e la “Finestra sulla Resistenza”</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/l-ossario-di-forno-di-coazze-e-la-finestra-sulla-resistenza</link><description>&lt;p&gt;Nel maggio 1944 i nazifasciti effettuarono un vasto rastrellamento in alcune valli del Piemonte occidentale, fra cui la Val Sangone. Qui presero &lt;b&gt;24 partigiani catturati&lt;/b&gt; e detenuti nel carcere allestito nella scuola elementare di Coazze e li condussero a Forno dove, nei pressi del torrente Sangone, fecero scavare una grande fossa e poi li mitragliarono alle gambe facendoli cadere, vivi, nella cavit&amp;agrave;, dove &lt;b&gt;morirono dissanguati&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per due giorni i nazifascisti impedirono alla popolazione di avvicinarsi, poi gettarono sui corpi sassi e terra e se ne andarono. Altri quattro partigiani furono fucilati contestualmente a Forno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Subito dopo la Liberazione, nel maggio 1945, su iniziativa dei partigiani della valle e del comandante &lt;b&gt;Giuseppe Falzone&lt;/b&gt;, si decise la costruzione di un ossario per una degna sepoltura delle vittime, poco pi&amp;ugrave; in alto della fossa comune dove si consum&amp;ograve; l&amp;rsquo;eccidio, a circa duecento metri di distanza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I lavori per la realizzazione dell&amp;rsquo;ossario, progettato dall&amp;rsquo;ingegner Coticone, iniziarono gi&amp;agrave; nel giugno 1945 e la struttura fu inaugurata il 4 novembre dello stesso anno, alla presenza di &lt;b&gt;Ferruccio Parri&lt;/b&gt; e dell&amp;rsquo;arcivescovo di Torino, cardinale Maurilio Fossati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La forma della struttura vuole ricordare un&amp;rsquo;aquila ad ali spiegate. Al centro c&amp;rsquo;&amp;egrave; una piccola cappella con la sovrastante scritta &lt;i&gt;Usque ad finem et ultra comites&lt;/i&gt; e ai lati le lapidi coi nomi dei 98 caduti le cui salme sono state qui tumulate: oltre ai 24 caduti della fossa comune, vi riposano molti altri partigiani uccisi in valle (che in tutto furono 278), fra cui anche quattro stranieri (due cecoslovacchi, un polacco e un russo) e alcuni di cui non &amp;egrave; stato possibile accertare l&amp;rsquo;identit&amp;agrave;. Vi sono anche due civili, le prime vittime della repressione nazifascista in valle.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fra il 1986 e il 1991 l&amp;rsquo;ambiente intorno all&amp;rsquo;ossario &amp;egrave; stato risistemato con un viale di accesso monumentale con alcune lapidi e anche l&amp;rsquo;area della fossa comune &amp;egrave; stata resa pi&amp;ugrave; accessibile; nel 1991 &amp;egrave; stata inaugurata un&amp;rsquo;area di accoglienza, intitolata al comandante &lt;b&gt;Luigi Milano&lt;/b&gt;, con targhe commemorative e pannelli che illustrano in breve gli avvenimenti legati alla Resistenza locale e propongono gli itinerari di visita e le mappe dei sentieri partigiani.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;Leggi anche:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/la-finestra-sulla-resistenza-di-coazze"&gt;LA "FINESTRA SULLA RESISTENZA" APERTA A FORNO DI COAZZE&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Dopo una ulteriore ristrutturazione &lt;b&gt;nel 2012 l&amp;rsquo;area &amp;egrave; stata coperta&lt;/b&gt;, denocoazze piazza luigi minata &amp;ldquo;Finestra sulla Resistenza&amp;rdquo; e pensata come punto di partenza per la visita dei luoghi della memoria resistenziale e in primo luogo della Fossa Comune.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Ossario%20cerimonia-1.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 2005 l&amp;rsquo;ossario &amp;egrave; stato riconosciuto cimitero di guerra dal Ministero della Difesa; ogni anno vi si tiene una celebrazione a cui sono stati presenti anche tre Presidenti della Repubblica: &lt;b&gt;Oscar Luigi Scalfaro&lt;/b&gt; nel 1997, &lt;b&gt;Giorgio Napolitano&lt;/b&gt; nel 2009 e &lt;b&gt;Sergio Mattarella&lt;/b&gt; nel 2015.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 30 Apr 2024 17:36:06 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/l-ossario-di-forno-di-coazze-e-la-finestra-sulla-resistenza</guid></item><item><title>Chiesa di San Giovanni Battista</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/chiesa-di-san-giovanni-battista-salbertrand</link><description>&lt;p&gt;Chiesa di San Giovanni Battista. La prima menzione della chiesa si ritrova in un diploma del 1057; rimaneggiata nei secoli successivi, sub&amp;igrave; la quasi totale ricostruzione nel corso del XVI secolo. Dopo tale intervento non sub&amp;igrave; modifiche significative e tutt&amp;rsquo;ora &amp;egrave; uno dei migliori e pi&amp;ugrave; ricchi esempi di chiese alpine in stile tardo gotico; conserva all'esterno cicli raffiguranti i Vizi e le Virt&amp;ugrave; e la Piet&amp;agrave;, mentre all'interno le navate laterali ospitano scene della vita di Sant'Antonio Abate, della Vergine e santi datata tra XIV e XVI secolo.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;La chiesa ospita anche&amp;nbsp;un piccolo museo parrocchiale che espone le principali opere d&amp;rsquo;arte provenienti dalla parrocchiale e dalle cappelle del territorio di Salbertrand.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aperture: dal 26 giugno al 21 agosto visite guidate ogni marted&amp;igrave; (ore 14.30) e gioved&amp;igrave; su prenotazione. Durante l'anno visite guidate per gruppi e scuole a pagamento su prenotazione. Aperture straordinarie consultabili sul sito: &lt;a href="https://www.parchialpicozie.it/"&gt;www.parchialpicozie.it&lt;/a&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: Ecomuseo "Colombano Romean" - tel. 0122/854720 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:ecomuseo.salbertrand@ruparpiemonte.it"&gt;ecomuseo.salbertrand@ruparpiemonte.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 17:55:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/chiesa-di-san-giovanni-battista-salbertrand</guid></item><item><title>Museo Civico Etnografico</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/museo-civico-etnografico-di-bardonecchia</link><description>&lt;p&gt;Il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Museo Civico Etnografico di Bardonecchia&lt;/strong&gt;, ospitato presso l&amp;rsquo;edificio ottocentesco un tempo sede della casa comunale, accoglie su due piani le testimonianze della cultura materiale del vecchio borgo montano, presenta uno spaccato della vita quotidiana e della cultura della gente di montagna, e illustra i ritmi dell&amp;rsquo;economia agricola e pastorale che caratterizzava il paese prima dell&amp;rsquo;avvento del turismo di massa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aperture: luglio: 21,22,27,28,29; agosto: 3,4,5,10,11,12,17,18,19,24,25,26; orario: 16.30-19. Durante l'anno visite guidate su richiesta. Su prenotazione per gruppi e scuole.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: Pro Loco di Bardonecchia - tel. / fax 0122.902612 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:proloco_bardonecchia@tiscali.it"&gt;proloco_bardonecchia@tiscali.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 17 Jul 2018 19:01:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/museo-civico-etnografico-di-bardonecchia</guid></item><item><title>Ex cappella di San Giuseppe</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/ex-cappella-di-san-giuseppe-chiusa-di-san-michele</link><description>&lt;p&gt;Recenti scavi archeologici hanno riportato alla luce, inglobate all'interno dalla pi&amp;ugrave; recente cappella, quattro murature ad andamento rettilineo collegate da altrettante strutture curvilinee riconducibili a un piccolo fortilizio a quattro torri che presumibilmente faceva parte del celeberrimo sistema fortificato delle "Chiuse" realizzato nel IV-V secolo, successivamente utilizzato dai longobardi nel VIII secolo.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Visite guidate su prenotazione da maggio a ottobre per gruppi e scolaresche.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: tel.011/9643140 int.1 - 3386732452 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:protocollo@comune.chiusadisanmichele.to.it"&gt;protocollo@comune.chiusadisanmichele.to.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 15 Nov 2018 14:24:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/ex-cappella-di-san-giuseppe-chiusa-di-san-michele</guid></item><item><title>Chiesa di Santa Caterina</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/chiesa-di-santa-caterina-chiomonte</link><description>&lt;p&gt;La chiesa fu edificata dai Gerosolimitani dopo il 1208 e finalizzata all'assistenza dei pellegrini. Recentemente restaurata sia negli splendidi affreschi trecenteschi, sia nell'architettura romantica.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Visite guidate su prenotazione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: tel. 328/7417812 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:chiomonte.imprendoc@gmail.com"&gt;chiomonte.imprendoc@gmail.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 20 Nov 2018 10:03:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/chiesa-di-santa-caterina-chiomonte</guid></item><item><title>Museo valdese della Balsiglia</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-valdese-della-balsiglia</link><description>&lt;p&gt;Questo piccolo museo &lt;strong&gt;fu allestito nel 1939&lt;/strong&gt; a cura della Societ&amp;agrave; di Studi Valdesi e dalla Comunit&amp;agrave; Valdese di Massello, in occasione del convegno annuale del XV agosto, tenuto in quell'anno proprio alla Balziglia, e sistemato &lt;strong&gt;nei locali della scuola valdese&lt;/strong&gt; costruita nella borgata cinquant'anni prima come edificio commemorativo del 200 anniversario del "Rimpatrio".&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il materiale esposto nel museo ricorda uno dei periodi particolarmente significativi della storia dei Valdesi in Piemonte: gli anni del loro esilio in Svizzera ed in Germania a partire dal 1687, il loro rientro in patria nel 1689 e la loro strenua resistenza alla Balziglia nell'inverno 1689-1690, terminata con la fuga avventurosa attraverso le balze del Pan di Zucchero verso la parte alta del vallone del Ghinivert (maggio 1690).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Un video e un&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;plastico dei luoghi&lt;span&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;favoriscono la comprensione, mentre la visita ai luoghi dell&amp;rsquo;assedio &amp;egrave; oggi parzialmente possibile risalendo il sentiero.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;L'esilio&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Nel 1686 gli editti di proscrizione del Duca Vittorio Amedeo Il, che imponevano l'abiura o l'abbandono delle terre natie alle popolazioni valdesi del Piemonte, avevano provocato la loro disperata e strenua resistenza. Dopo mesi di guerriglia, decimati dagli stenti, i superstiti giacevano rinchiusi nelle fortezze del Piemonte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Su intervento delle potenze protestanti europee il Duca Vittorio Amedeo &lt;b&gt;concesse infine ai valdesi la facolt&amp;agrave; di esiliare&lt;/b&gt;; essi vennero quindi avviati, d'inverno, attraverso le Alpi verso la Svizzera e la Germania. Non tutti gli esuli accettarono per&amp;ograve; supinamente la loro condizione di profughi e tentarono pi&amp;ugrave; volte di rientrare in patria forzando la sorveglianza piemontese e savoiarda.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fra gli esuli di Ginevra emerge in particolare la figura di &lt;b&gt;Giosu&amp;egrave; Gianavello&lt;/b&gt;, l'uomo che aveva organizzato in Val Pellice la resistenza dei valdesi durante le persecuzioni del 1655. Le sue "Istruzioni", raccolta di consigli per la spedizione del rimpatrio, servirono come guida militare alla terza spedizione guidata dal pastore Enrico Arnaud.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Il rimpatrio&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Il rimpatrio dei valdesi fu reso possibile da una serie di fatti collegati alla storia politica europea. Nel 1689 in Europa &amp;egrave; nuovamente in corso la guerra che vede lo scontro tra il blocco franco-piemontese di Luigi XIV e le potenze imperiali rappresentate da Spagna, Olanda, Inghilterra e Svezia. Guglielmo d'Orange, che nel 1688 era salito sul trono d'Inghilterra, asseconda le aspirazioni degli esuli valdesi con l'intenzione di aprire un fronte alle spalle delle linee francesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/balsiglia.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La spedizione, organizzata dal pastore Enrico Arnaud e sovvenzionata dalle potenze imperiali, ha successo, ed alcune centinaia di valdesi riconquistano le terre natie nell'agosto del 1689.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Episodi fondamentali del Rimpatrio sono la battaglia notturna presso il ponte di Salbertrand, il culto tenuto dal pastore Enrico Arnaud nel tempio di Prali ed il patto di fedelt&amp;agrave; al Signore e di unione fra gli uomini della spedizione pronunciato a Sibaud in Val Pellice.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;L'assedio&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Incalzati dalle truppe franco-sabaude i valdesi si ritirano, come suggeriva Giosu&amp;egrave; Gianavello nelle sue "Istruzioni", alla Balziglia, e ne fanno il loro campo trincerato. La posizione strategica si rivela ottima ed il Maresciallo di Francia Catinat, quando nell'autunno decide l'assalto, non riesce a conquistare le trincee valdesi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I trecento assediati &lt;strong&gt;trascorrono l'inverno nei loro baraccamenti&lt;/strong&gt;, inquadrati da una rigida disciplina, riescono a sopravvivere tra estreme difficolt&amp;agrave;; provvidenziale fu la possibilit&amp;agrave; di recuperare il grano che non era stato mietuto nell'estate precedente e che giaceva ancora sotto la neve.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella primavera del 1690 &lt;strong&gt;i franco-sabaudi tornano all'attacco&lt;/strong&gt; sotto la guida del Marchese De Feuqui&amp;egrave;res. Muniti di artiglieria bombardano le posizioni dei valdesi e, dopo giorni di attacchi furiosi, li respingono verso l'alto, sulla cima del Pan di Zucchero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Balziglia.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;La Balziglia in una cartolina d'epoca&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La sorte degli assediati sembra decisa: la morte, la prigionia o la condanna alle "galere" di Francia... Con il coraggio della disperazione i valdesi tentano una fuga e riescono a compiere, di notte e nella nebbia, un'evasione attraverso i dirupi della montagna ormai accerchiata &lt;strong&gt;guadagnando la libert&amp;agrave; sul versante opposto del vallone del Ghinivert,&lt;/strong&gt; in direzione dell'attiguo vallone di Salza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Negli stessi giorni il duca di Savoia stava cambiando politica e si alleava con l'Inghilterra e l'Austria, scendendo in guerra contro i suoi ex alleati francesi: &lt;strong&gt;il 28 maggio Vittorio Amedeo II propose cos&amp;igrave; una tregua ai valdesi&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da allora la Balziglia simboleggia, nella storia dei valdesi, da un lato l'eroica resistenza della fede, dall'altro la miracolosa liberazione divina.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;LEGGI ANCHE:&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/il-glorioso-rimpatrio-dei-valdesi-e-la-battaglia-della-val-clarea"&gt;&amp;nbsp;Il &amp;ldquo;glorioso rimpatrio&amp;rdquo; dei Valdesi e la battaglia del ponte di Salbertrand&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;La visita &amp;egrave; libera: Telefonare &lt;strong&gt;posto tappa GTA&lt;/strong&gt; (tel. 0121.808816) o tel. 0121.808692 o &lt;strong&gt;ufficio il Barba&lt;/strong&gt; tel 0121.950203.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Visite guidate: per gruppi su prenotazione presso ufficio il Barba&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il museo non &amp;egrave; accessibile ai disabili (carrozzelle)&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 03 Oct 2024 10:44:58 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-valdese-della-balsiglia</guid></item><item><title>Il "Castlass" di Borgone</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/il-castlass-di-borgone</link><description>&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;L&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&amp;rsquo;antica torre di Borgone, denominata localmente il &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;i&gt;Castlass, &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;svetta su un poggio che domina l&amp;rsquo;abitato, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;b&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;span&gt;en visibile da ogni angolo del centro&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;. Il termine dialettale, riscontrabile come &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;b&gt;Castellazzo&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt; nella cartografia settecentesca, ci indica che gi&amp;agrave; in quell&amp;rsquo;epoca aveva perso l&amp;rsquo;originaria funzione e appariva, se non proprio un rudere, un edificio in via di decadenza, forse bisognoso di qualche restauro: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;l&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;a realizzazione del nuovo palazzo dei conti di Borgone all&amp;rsquo;interno del concentrico, rappresentando sicuramente una sede pi&amp;ugrave; dignitosa ed adeguata ai tempi, aveva accelerato l&amp;rsquo;abbandono della vecchia torre medievale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&lt;b&gt;Le prime notizie risalgono al 1455&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;, quando sappiamo che Bernardo Roero, esponente della famiglia segusina dei Roeri, gi&amp;agrave; signore di San Didero, venne infeudato anche della stessa Borgone. &amp;Egrave; assai probabile dunque che possa risalire a tale epoca la realizzazione della casaforte, o meglio, il consolidamento di un manufatto precedente appartenuto a San Giusto o ai Beauvoir, i primi signori laici di Borgone. Dei quali, come sulla torre, si sa quasi nulla.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;&amp;Egrave; molto probabile che, a partire dal XVII secolo, la casaforte medievale fu di fatto abbandonata a favore di una pi&amp;ugrave; comoda sistemazione residenziale all&amp;rsquo;interno della Villa Nova.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Una visita si rivela particolarmente interessante, soprattutto &lt;strong&gt;per apprezzare il panorama&lt;/strong&gt; di questo tratto della media Valle di Susa, segnato dalle grandi infrastrutture viarie, e la collocazione dell&amp;rsquo;abitato borgonese nel contesto di questa vasta porzione di territorio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;La torre &amp;egrave; di &lt;strong&gt;pianta quadrata&lt;/strong&gt;, con tipica tessitura medievale nella parte bassa delle murature. La porta, senza serramenti, si apre sul lato occidentale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;All&amp;rsquo;interno, ora completamente svuotato, si possono vedere &lt;strong&gt;i resti di due orizzontament&lt;/strong&gt;i, che dividevano l&amp;rsquo;edificio in pi&amp;ugrave; piani. Vi sono ampie aperture sul lato sud e su quello occidentale. Il restauro conservativo, intrapreso negli ultimi anni, ha creato una falsa inclinazione dei muri terminali che fanno sembrare l&amp;rsquo;edificio tagliato in linea obliqua, ma in realt&amp;agrave; la torre possedeva murature della stessa altezza. Negli ultimi anni il monumento &amp;egrave; stato anche dotato di illuminazione notturna.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p class="western" align="justify"&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Maggiori informazioni si trovano nel libro &amp;ldquo;Borgone, un paese tra la Dora e la Roceja&amp;rdquo;, di Mauro Minola e Elisa Bevilacqua, Susalibri, 2003&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 07 Nov 2023 11:18:26 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/il-castlass-di-borgone</guid></item><item><title>Museo del Costume e delle tradizioni delle genti alpine di Pragelato</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-del-costume-e-delle-tradizioni-delle-genti-alpine-di-pragelato</link><description>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;idea del &lt;strong&gt;Museo&lt;/strong&gt; nasce nel 1994 da un'idea del Consiglio comunale che deliber&amp;ograve; di istituire una Fondazione con il lascito del medico di Soucheres Basses, Giuseppe Guiot Bourg, con l'intento di recuperare il materiale contadino e gli &lt;strong&gt;abiti preziosi del costume pragelatese&lt;/strong&gt; per realizzare un museo dell'Alta Val Chisone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il primo allestimento venne realizzato nel 1997 in occasione dei Mondiali di Sci alpino; la prima sede fu nel centro storico di La Ru&amp;agrave;, capoluogo del Comune di Pragelato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal 2003 il Museo si trova nella sede attuale, una storica &lt;strong&gt;casa tradizionale&lt;/strong&gt;, e nel corso del tempo si &amp;egrave; arricchito di oggetti e vestiti donati dalla popolazione. Cos&amp;igrave; a scialli, nastri, vestiti di uso comune e per &amp;ldquo;le giornate di festa&amp;rdquo;, a partire dal XIX secolo molto colorati, si sono aggiunti nel tempo attrezzi contadini, per la cucina del cibo, oggetti di uso quotidiano, distribuiti negli ambienti classici di un tempo quali fienile, cantina, stalla, cucina e camera da letto.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 19 Jul 2023 15:11:02 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-del-costume-e-delle-tradizioni-delle-genti-alpine-di-pragelato</guid></item><item><title>Lago Nero (Sauze d'Oulx)</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/lago-nero-sauze-doulx</link><description>&lt;p&gt;Un altro luogo magico della Valle di Susa, ideale per chi vuole trascorrere una giornata all'insegna del relax, godendosi bellissimi panorami alpini. Parliamo del Lago Nero, splendido specchio d'acqua nel comune di&lt;strong&gt;&amp;nbsp;Sauze d'Oulx&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;All'ombra del &lt;strong&gt;Monte Tripex&lt;/strong&gt;, &amp;egrave; il giusto punto di partenza per bellissime escursioni estive tra boschi di conifere (come quella al Col Basset) e per ciaspolate invernali.&amp;nbsp;Si pu&amp;ograve; raggiungere partendo da Oulx e seguendo le indicazioni per &lt;strong&gt;Sportinia&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;Dopo aver parcheggiato in localit&amp;agrave; Pian della Rocca, &amp;egrave; necessario prendere la sterrata che tramite un percorso pianeggiante conduce a Sportinia: da qui ha inizio il sentiero che porta al lago&amp;nbsp;attraverso boschi e prati.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In localit&amp;agrave; Lago Nero, a 2.286 metri d'altitudine,&amp;nbsp;si trova anche uno "chalet d'autore" considerato tra le pi&amp;ugrave; importanti costruzioni moderne presenti in Italia: &amp;egrave; lo &lt;strong&gt;Chalet Mollino&lt;/strong&gt;. Fu progettato e realizzato dal celebre architetto Carlo Mollino (1905-1973) tra il 1946 e il 1947 come rifugio per gli sciatori&amp;nbsp;e ospit&amp;ograve; in seguito la stazione d'arrivo della slittovia. Oggetto di attenzioni di autorevoli riviste di architettura, sino alla met&amp;agrave; degli anni '60 del Novecento port&amp;ograve; milioni di sciatori sotto il monte Tripex.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/mollinobn.jpg" border="0" alt="Chalet Mollino in una foto d'epoca" data-entity-type="file" data-entity-uuid="222d4775-79a3-485d-8878-e8b9d36f5481" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Chalet Mollino in una foto d'epoca&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 12 Dec 2018 14:45:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/lago-nero-sauze-doulx</guid></item><item><title>Cesana Torinese</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/cesana-torinese</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cesana Torinese&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;sorge ai piedi del Monte Chaberton e alla confluenza dei fiumi Ripa e Piccola Dora,&amp;nbsp;che qui danno origine alla &lt;strong&gt;Dora Riparia&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;Grazie alla&amp;nbsp;sua posizione ebbe gi&amp;agrave; dal Medioevo un ruolo strategico&amp;nbsp;sia dal punto di vista militare che commerciale. Parallelamente al commercio, nei secoli gli abitanti praticarono anche l'agricoltura e la pastorizia.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Proprio all'Alto Medioevo risale &lt;strong&gt;la leggenda del tiranno di Cesana&lt;/strong&gt;: si racconta che il feudatario Desours Tholosan, con regime tirannico, avesse instaurato la pratica dello &lt;em&gt;Ius primae noctis&lt;/em&gt;. Per questa prepotenza venne ucciso da un cesanese travestito da sposa; la stessa sorte tocc&amp;ograve; anche al figlio, che venne defenestrato da una bifora del campanile.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi Cesana continua ad essere un luogo di passaggio, ma &amp;egrave; anche un'importante sede del &lt;strong&gt;turismo estivo&lt;/strong&gt; (punto di partenza di diverse escursioni nella natura) e &lt;strong&gt;invernale&lt;/strong&gt; grazie alla vicinanza con gli impianti sciistici. I giochi olimpici del 2006 si sono tenuti anche a Cesana.&amp;nbsp;Il suo centro storico si costituisce di un primo nucleo sorto intorno alla &lt;strong&gt;chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista&lt;/strong&gt; e da un secondo che si snoda lungo la via pedonale su cui si affacciano palazzi ottocenteschi e negozi.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal punto di vista naturalistico, il paesaggio&amp;nbsp;&amp;egrave; caratterizzato da molti siti di interesse ambientale dislocati nelle valli laterali: tra questi ricordiamo&amp;nbsp;il &lt;strong&gt;lago Nero&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;e la &lt;strong&gt;Valle del Thuras&lt;/strong&gt;. Qui, tra praterie e boschi di larice, vivono molte specie faunistiche alpine: camosci, caprioli, lepri e il gallo forcello.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 20 Dec 2018 12:37:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/cesana-torinese</guid></item></channel></rss>