<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0"><channel><title>Da vedere...</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/10221</link><description>Da vedere...</description><item><title>Museo Civico Etnografico</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/museo-civico-etnografico-di-bardonecchia</link><description>&lt;p&gt;Il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Museo Civico Etnografico di Bardonecchia&lt;/strong&gt;, ospitato presso l&amp;rsquo;edificio ottocentesco un tempo sede della casa comunale, accoglie su due piani le testimonianze della cultura materiale del vecchio borgo montano, presenta uno spaccato della vita quotidiana e della cultura della gente di montagna, e illustra i ritmi dell&amp;rsquo;economia agricola e pastorale che caratterizzava il paese prima dell&amp;rsquo;avvento del turismo di massa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aperture: luglio: 21,22,27,28,29; agosto: 3,4,5,10,11,12,17,18,19,24,25,26; orario: 16.30-19. Durante l'anno visite guidate su richiesta. Su prenotazione per gruppi e scuole.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: Pro Loco di Bardonecchia - tel. / fax 0122.902612 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:proloco_bardonecchia@tiscali.it"&gt;proloco_bardonecchia@tiscali.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 17 Jul 2018 19:01:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/museo-civico-etnografico-di-bardonecchia</guid></item><item><title>Luserna San Giovanni</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/luserna-san-giovanni</link><description>&lt;p&gt;Luserna San Giovanni, attraversata da due fiumi, il Pellice e il Luserna, &amp;egrave; il paese pi&amp;ugrave; popoloso della valle (circa 8000 abitanti). Comprende &lt;b&gt;la collina di San Giovanni&lt;/b&gt; (con il vecchio nucleo abitativo), la pianura del fondo valle (dove sorgono gli &lt;strong&gt;Airali&lt;/strong&gt;, capoluogo del Comune e centro residenziale di recente costruzione) e &lt;b&gt;Luserna&lt;/b&gt; (l&amp;rsquo;antico borgo medievale costruito alla confluenza tra il Pellice e il Luserna, ai piedi della boscosa collina del &amp;ldquo;Castello&amp;rdquo;).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La vicenda storica di questo paese &amp;egrave; singolare, poich&amp;eacute; il Comune &amp;egrave; nato dalla fusione di due entit&amp;agrave; distinte, Luserna e San Giovanni, nel 1871. Il palazzo del Municipio, risalente al 1872, &amp;egrave; costruito a ridosso di Piazza Partigiani, nel centro di Airali.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;La storia&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Come gran parte del Piemonte centro-occidentale, la storia del territorio inizi&amp;ograve; con piccoli insediamenti territoriali di &lt;b&gt;Taurini-celtoliguri&lt;/b&gt; provenienti dalla Gallia Transalpina, scalzati poi dagli antichi romani &lt;b&gt;Cozii&lt;/b&gt; del II secolo a.C., che vi instaurarono il piccolo agglomerato agricolo-rurale, gli &lt;b&gt;Airali&lt;/b&gt;, un antico nome ancor oggi mantenuto, che indicava un &lt;i&gt;"luogo di corte dove si batteva il grano"&lt;/i&gt; (dal latino &lt;i&gt;ajra&lt;/i&gt; o &lt;i&gt;aia&lt;/i&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le prime notizie storiche risalgono a un atto del 1186, nel quale &lt;b&gt;si parla della torre di Lucerna&lt;/b&gt;, da cui forse anche l'origine del nome Luserna. La torre, adibita poi a torre luminosa ed oggi inesistente, si trovava presumibilmente alla confluenza dei torrenti Pellice e Angrogna, a indicare la signoria dei nobili che diventeranno presto casata Luserna, assoggettati a loro volta ai conti di Savoia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1222 il casato si divise in tre rami: i Manfredi, i Bigliori ed i Rorenghi. Ci&amp;ograve; ebbe pesanti ripercussioni sugli equilibri interni alla dinastia, con continue dispute territoriali e scontri di potere. Per evitare l&amp;rsquo;eccessiva frammentazione del territorio e trovare una possibile convivenza, i Signori decisero che ogni anno, a rotazione, uno di essi sarebbe stato nominato potest&amp;agrave;, con il compito di rappresentare tutti i Luserna.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In questo periono, nel 1276, Luserna si dot&amp;ograve; di uno&lt;b&gt; &amp;ldquo;Statuto Comunale&amp;rdquo;&lt;/b&gt;, che fu tra i primi dell&amp;rsquo;intero Piemonte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il casato di Luserna ha dominato con rapporti di vassallaggio nel corso di diversi secoli e su un territorio alquanto ampio, arrivando a comprendere, secondo la epoche, Bibiana, Bagnolo, Campiglione, Mombrone (ora Montebruno di Garzigliana), Macello e numerosi altri centri.&lt;br /&gt;Indiscussa &lt;strong&gt;capitale economica nel Medievo&lt;/strong&gt;, vide svolgersi sul suo territorio mercati e fiere di grande rilevanza, grazie a trattati economici con il Delfinato e con altre regioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;San Giovanni&lt;/b&gt; invece, posta sul lato opposto del torrente Pellice rispetto a Luserna, ebbe nel corso della storia un ruolo centrale nelle vicende religiose della valle principalmente per la presenza &amp;ndash; a partire dal XIII secolo &amp;ndash; di &lt;b&gt;una folta comunit&amp;agrave; di Valdesi&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A causa delle persecuzioni susseguenti alla scomunica del 1184, promulgata da papa Lucio III con la bolla &lt;i&gt;Ad abolendam&lt;/i&gt;, e, trecento anni dopo, all&amp;rsquo;adesione alla riforma protestante nel 1532 con il &lt;b&gt;Sinodo di Chanforan&lt;/b&gt;, San Giovanni vide un arrivo continuo e massiccio di rifugiati valdesi, con il favore dei Signori Luserna che li accolsero come sudditi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella valle, dal XV secolo all&amp;rsquo;inizio del XIX, per motivi politici e religiosi si scontrarono le diverse componenti che vi si erano insediate: le guerre di potere videro scontrarsi truppe francesi e spagnole con soldati di provenienza svizzera, tedesca, milanese, napoletana a fianco delle milizie locali. Ci&amp;ograve; caus&amp;ograve; la distruzione di numerosi monumenti romanico-medievali (comprese le quattro porte di accesso alle fortificazioni), creando un&amp;rsquo;irreparabile perdita di carattere storico e culturale, lasciando come testimonianza del tempo solo qualche elemento del vecchio centro storico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Luserna_pan_da_rocca_berra.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fu questo il clima che port&amp;ograve; il Comune alla divisione, nel &lt;strong&gt;&lt;span&gt;1657&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, tra la parte valdese (San Giovanni) e quella cattolica (Luserna), con la costituzione dei due rispettivi &lt;strong&gt;&lt;span&gt;comuni di &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;San Giovanni Pellice &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;e&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt; Luserna&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Luserna fu inoltre la sede del &lt;strong&gt;Tribunale Mandamentale&lt;/strong&gt;, con sede nel vecchio palazzo di Via Pietro Guglielmo, e nello stesso periodo&lt;span&gt; (&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;&lt;span&gt;1630-1697&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span&gt;)&lt;/span&gt; fu capoluogo di provincia, sostituendosi a Pinerolo (allora occupata dai Francesi).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le trattative per la riunificazione con Luserna non furono n&amp;eacute; semplici n&amp;eacute; rapide a causa dei sospetti e delle diffidenze tra i due comuni, i quali a met&amp;agrave; Ottocento continuavano a disputarsi i confini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fu solo a met&amp;agrave; del XIX secolo che l&amp;rsquo;intolleranza religiosa si stemper&amp;ograve;, dopo l&amp;rsquo;&lt;strong&gt;Editto di Re Carlo Alberto &lt;/strong&gt;del 17 febbraio 1848 che riconosceve i diritti politici e civili al popolo valdese.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le trattative per la riunificazione non furono n&amp;eacute; semplici n&amp;eacute; rapide a causa dei sospetti e delle diffidenze tra i due comuni, i quali continuavano a disputarsi i confini.&amp;nbsp;L&amp;rsquo;atto di riunificazione fiss&amp;ograve; la propria decorrenza a partire dal &lt;strong&gt;1&amp;deg; gennaio 1872&lt;/strong&gt;, definendo &amp;ldquo;&lt;strong&gt;Luserna San Giovanni&lt;/strong&gt;&amp;rdquo; quale nuova denominazione del Comune.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Come capoluogo e sede del palazzo municipale fu designato il nucleo territoriale di &lt;strong&gt;Airali&lt;/strong&gt; (fino ad allora occupato da campi), dove si assistette allo sviluppo dei settori industriale e residenziale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Luserna San Giovanni nel XX secolo fu caratterizzata dalla nascita di stabilimenti tessili, meccanici, dolciari (tra i pi&amp;ugrave; noti &lt;i&gt;Caffarel&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;I Tre Re Magi&lt;/i&gt;) e dallo&lt;b&gt; sfruttamento delle note cave di pietra&lt;/b&gt;, che gi&amp;agrave; anticamente venivano utilizzate per l'estrazione della pietra liscia e piatta, utilizzata specialmente per le coperture dei tetti. L&amp;rsquo;area coperta dall&amp;rsquo;estrazione e lavorazione della pietra &amp;egrave; tutt&amp;rsquo;ora attiva, sebbene nel corso degli anni si sia fortemente ridimensionata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di notevole rilievo economico divenne a partire dagli anni settanta l'attivit&amp;agrave; della societ&amp;agrave; &lt;b&gt;Pontevecchio &lt;/b&gt;nel settore delle acque minerali, che imbottiglia e distribuisce acqua di sorgente con i marchi &lt;i&gt;Sparea, Fonte delle Alpi, Valmora, Alpi Cozie e Monviso&lt;/i&gt;&lt;i&gt;. &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Accanto a queste grandi industrie sorgono a Luserna decine di &lt;b&gt;piccole e medie aziende&lt;/b&gt; operanti sia nel campo della produzione sia in quello dei servizi: circa l&amp;rsquo;80% dell&amp;rsquo;occupazione industriale della valle &amp;egrave; concentrata sul suo territorio.&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Monumenti e Musei&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;La&lt;b&gt; Chiesa Parrocchiale del Sacro Cuore di Ges&amp;ugrave;&lt;/b&gt; &amp;egrave; ubicata nella zona di espansione novecentesca del comune. La facciata &amp;egrave; realizzata con blocchi di pietra di Luserna; il fronte &amp;egrave; caratterizzato da tre ampie finestre con vetri cattedrale lavorati al piombo, raffiguranti un coro di angeli. &lt;br /&gt;Sopra il portone &amp;egrave; posizionato un altorilievo rappresentante Ges&amp;ugrave; pantocratore irradiato dalla luce Divina e dello Spirito Santo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A San Giovanni sorgono la chiesa di &lt;b&gt;San Giovanni Battista&lt;/b&gt; ed il &lt;b&gt;Tempio Valdese&lt;/b&gt;, costruito quando il 9 aprile 1806 il governo di Napoleone diede l&amp;rsquo;approvazione al progetto e permise l&amp;rsquo;inizio dei lavori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal 1994 a Luserna c&amp;rsquo;&amp;egrave; un &lt;b&gt;Planetario&lt;/b&gt;, il primo utilizzato in Piemonte per la visualizzazione della volta celeste a scopo didattico; nel 1998 fu edificata la torre con la cupola in vetroresina e aggiunti gli strumenti ottici per la visualizzazione e la fotografia degli oggetti del profondo cielo (loc. Bric del Colletto n. 1 - &lt;a href="mailto:info@osservatoriourania.it"&gt;info@osservatoriourania.it&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;Museo Civico del Gioco e del Giocattolo&lt;/strong&gt; &amp;ldquo;Giovanni Peyrot&amp;rdquo; (Via Generale Diaz 21 - &lt;a href="mailto:museogiocattololuserna@gmail.com"&gt;museogiocattololuserna@gmail.com&lt;/a&gt;) raccoglie invece giochi antichi e moderni, giochi di prestigio, illusioni ottiche, teatrino di marionette e burattini, proiezione di diapositive, antiche fiabe.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 20 Jun 2024 09:34:29 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/luserna-san-giovanni</guid></item><item><title>Abbazia di Novalesa</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/abbazia-di-novalesa</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L&amp;rsquo;abbazia di Novalesa&lt;/strong&gt; venne fondata nel 726 dal patrizio merovingio Abbone, il quale la dot&amp;ograve; di ricchissimi possedimenti. A causa della sua posizione strategica, Carlo Magno ne fece un avamposto privilegiato per l&amp;rsquo;avanzata dei Franchi verso l&amp;rsquo;Italia e ne accrebbe ulteriormente i possedimenti. Proprio nell&amp;rsquo;epoca carolingia il monastero visse il periodo di maggior splendore, divenendo uno dei fari della diffusione della cultura europea.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Abbandonata tra il 906 e il 926 a causa delle scorrerie saracene, fu ricostruita a partire dal XII secolo da un gruppo di monaci provenienti dall&amp;rsquo;abbazia di Breme, fondata dalla comunit&amp;agrave; novalicense dopo la fuga dalla casa madre.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;SCOPRI DI PI&amp;Ugrave;:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/l-abbazia-di-novalesa-una-storia-lunga-1300-anni"&gt;L&amp;rsquo;ABBAZIA DI NOVALESA, UNA STORIA LUNGA 1300 ANNI&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Annesse all&amp;rsquo;abbazia vi sono quattro cappelle, la principale delle quali, &lt;a href="/storia-e-tradizione/cappella-di-santeldrado"&gt;&lt;strong&gt;dedicata a S. Eldrado&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, presenta uno tra i pi&amp;ugrave; significativi cicli affrescati romanici d&amp;rsquo;Italia, datato al 1096/97 e raffigurante le scene della vita di S. Eldrado e di S. Nicola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Interessante anche la chiesa abbaziale, edificata nelle sue forme attuali nel 1715 su progetto di Antonio Bertola; essa ospita all&amp;rsquo;interno, sulla parete sinistra della navata, resti di affreschi dell&amp;rsquo;XI secolo, mentre un altro ciclo risalente al XV secolo decora parte del coro.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;abbazia &amp;egrave; stata recentemente arricchita dall&amp;rsquo;apertura del &lt;strong&gt;Museo Archeologico&lt;/strong&gt;, che raccoglie i reperti emersi nel corso degli scavi e delle indagini archeologiche compiuti tra il 1978 e il 2008. Il Museo, collocato nell&amp;rsquo;area del portico del chiostro dei novizi e nell&amp;rsquo;antico refettorio abbaziale, raccoglie al proprio interno elementi lapidei, ceramici, vitrei e ad affresco datati dal I sec. d.C. fino all&amp;rsquo;epoca rinascimentale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;abbazia ospita anche un laboratorio del restauro del libro, le cui tecniche sono illustrate nella sezione dedicata a quest&amp;rsquo;arte all&amp;rsquo;interno del Museo Archeologico.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 16:07:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/abbazia-di-novalesa</guid></item><item><title>ROLETTO</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/roletto</link><description>&lt;p&gt;Il comune di Roletto si trova non lontano da Pinerolo, ai piedi del Monte Muretto ed all'interno della Val Noce; il principale corso d'acqua che attraversa il territorio comunale &amp;egrave; il &lt;b&gt;Rio Torto&lt;/b&gt;, un affluente del Chisola.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il suo nome originario sembra essere &lt;b&gt;"&lt;/b&gt;&lt;i&gt;&lt;span&gt;Ruvereturs",&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; che significa &lt;b&gt;luogo delle querce&lt;/b&gt;. Fu possedimento dell'Abbazia di Santa Maria in Verano: il suo nome compare all&amp;rsquo;interno dei possedimenti abbaziali &lt;b&gt;per la prima volta nel 1096&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;abitato fu soggetto all&amp;rsquo;autorit&amp;agrave; dei feudatari di Frossasco, sino al 1560 i Conti Mombello e successivamente i Conti Provana, che la esercitavano mediante luogotenenti di loro fiducia, chiamati &amp;ldquo;Castellani&amp;rdquo;, dotati di poteri assoluti in ogni campo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Agli inizi del 1600 compaiono i primi documenti attestanti la partecipazione popolare alla vita amministrativa. Nel 1626 le comunit&amp;agrave; di Roletto e Cantalupa concordano la divisione dei rispettivi territori da quello di Frossasco e il 12 gennaio 1629 a Torino, nella casa del Conte Provana, i rappresentanti firmano l&amp;rsquo;&lt;i&gt;Instromento di transatione e separatione dell&amp;rsquo;ingionte comunit&amp;agrave; di Frozasco con le comunit&amp;agrave; di Roletto e Cantaluppa.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nonostante quest&amp;rsquo;atto le controversie tra i comuni non si placarono. Nel 1721 Vittorio Amedeo II, divenuto Re di Sardegna, &lt;b&gt;smembr&amp;ograve;&lt;/b&gt;&lt;b&gt; il feudo di Frossasco&lt;/b&gt; nei tre comuni di Frossasco, Cantalupa e Roletto: nel 1725 veniva anche a cessare ogni potere civile dei Prevosti del monastero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Municipio fu nuovamente soppresso nel 1928 per essere inglobato nel comune di Frossasco, ma venne poi &lt;b&gt;ricostituito nel 1954&lt;/b&gt;. Negli ultimi 50 annl la popolazione &amp;egrave; praticamente raddoppiata ed oggi conta circa 2000 abitanti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;Il &lt;strong&gt;Monte Muretto&lt;/strong&gt; &amp;egrave; una delle prime elevazioni sullo spartiacque tra la val Lemina e la Val Noce. A pochi metri dalla della cima, in un punto estremamente panoramico che regala una superba vista sulla pianura del Pinerolese, &amp;egrave; presente la cappella dedicata alla &lt;strong&gt;Madonna della Neve.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Cappella-Madonna-della-Neve.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Madonna della Neve.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Particolarmente interessante dal punto di vista naturalistico &amp;egrave; anche il &lt;b&gt;Bosco di Roletto&lt;/b&gt;, zona di equilibrio ambientale costituita nel 1987, un&amp;rsquo;area accessibile a tutti con alcuni sentieri di percorso interno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Gli edifici di rilievo storico e artistico&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;La &lt;b&gt;chiesa della Beata Vergine Maria&lt;/b&gt; del Monte Carmelo al &lt;b&gt;Colletto&lt;/b&gt; &amp;egrave; un&amp;rsquo;opera di particolare interesse artistico poich&amp;eacute; al suo interno si conservano importanti affreschi del XV secolo. La fondazione avvenne nel 1506, unendo al convento la chiesa dedicata alla Vergine del Monte Carmelo che fu consacrata il 22 aprile 1534. I monaci erano inizialmente quattro: vivevano di elemosine, indossavano la cappa bianca ed erano calzati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1595 la chiesa venne ricostruita dai conti Solaro della Margherita. Questo santuario mariano fu per secoli &lt;b&gt;luogo di devozione dei pinerolesi&lt;/b&gt; e in primis dei duchi sabaudi che si recavano con frequenza in pellegrinaggio&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non si hanno notizie certe invece sulla data di costruzione della &lt;b&gt;Chiesa della Nativit&amp;agrave; della Vergine, &lt;/b&gt;&lt;span&gt;che&lt;/span&gt; si trova sulla piazza principale del paese. Essa viene citata nel 1386 come Chiesa di S.Maria di Roreto, ma molti storici la fanno risalire al 880 come piccola cappella. Di certo si sa che nel 1565 era gi&amp;agrave; una chiesa riconosciuta dal Vescovo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La volta a crociera &amp;egrave; rivestita da affreschi che si pensano del XV secolo, che rappresentano episodi della storia della Vergine.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Roletto-NAtivita.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Chiesa della Nativit&amp;agrave; della Vergine.&lt;/h6&gt;</description><pubDate>Tue, 08 Oct 2024 15:23:43 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/roletto</guid></item><item><title>Museo Etnografico Gente di Montagna</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/museo-etnografico-gente-di-montagna-di-condove</link><description>&lt;p&gt;Il&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Museo Etnografico Gente di Montagna di Condove&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;"La Ghindana" &amp;egrave; ospitato presso l&amp;rsquo;edificio dell&amp;rsquo;ex comune della frazione &lt;strong&gt;Mocchie&lt;/strong&gt;, posta nel cuore di un ambiente montano che ancora conserva il gusto di un tempo, e illustra il modo antico di vivere in quella zona attraverso oggetti di vita quotidiana e strumenti di lavoro donati dagli abitanti della borgata e delle frazioni vicine dal 1997 ad oggi.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: Pro Loco di Condove: tel./fax 011.9636701&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:proloco.condove@libero.it"&gt;proloco.condove@libero.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.condove.com/"&gt;www.condove.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 17 Jul 2018 19:43:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/museo-etnografico-gente-di-montagna-di-condove</guid></item><item><title>Cavallerizza Caprilli</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/cavallerizza-caprilli</link><description>&lt;p class="p1"&gt;Per esercitarsi, gli allievi della Scuola di Cavalleria avevano bisogno di un edificio dedicato e coperto. Ecco che nel &lt;b&gt;1910&lt;/b&gt; in viale della Rimembranza fu costruita la Cavallerizza, dedicata al Capitano &lt;strong&gt;Federico Caprilli&lt;/strong&gt;, colui che invent&amp;ograve; il metodo di &lt;b&gt;cavalcata &amp;ldquo;naturale&amp;rdquo;&lt;/b&gt; ovvero con il busto inclinato in avanti, seguendo l&amp;rsquo;equilibrio dell&amp;rsquo;animale adattandosi spontaneamente ai suoi movimenti. Il metodo fu presentato durante il Concorso Ippico Internazionale di Torino del 1902.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-4 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Federico%20Caprilli%20Foto%20Museo%20della%20Cavalleria.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Federico Caprilli (Foto Museo della Cavalleria)&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-8 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nato a Livorno nel 1868, Federico (o Federigo) &lt;b&gt;Caprilli&lt;/b&gt; leg&amp;ograve; il suo nome a quello di Pinerolo: istruttore alla Scuola di Cavalleria detenne per sette anni, dal 1902 fino alla sua morte nel 1907, il &lt;b&gt;record di salto&lt;/b&gt;: 2,08 metri in sella al cavallo &lt;i&gt;Mepolo&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Ai tempi la Cavallerizza era la pi&amp;ugrave; grande (misura 79.3 metri di lunghezza per 34.6 metri di larghezza) e una fra le pi&amp;ugrave; belle d&amp;rsquo;Europa: in stile liberty, di forma rettangolare, presenta ai quattro angoli figure equine. Al suo interno, dall&amp;rsquo;alta volta, sono state recentemente ospitate mostre fotografiche e d&amp;rsquo;arte grazie agli &lt;b&gt;spazi ampissimi e luminosi&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Cavallerizza%20Caprilli%20in%20occasione%20di%20una%20mostra%20Foto%20PineroloTurismo.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1922 fu utilizzata per il grande banchetto offerto alla popolazione in occasione della nomina del pinerolese avvocato &lt;b&gt;Luigi Facta &lt;/b&gt;a Presidente del Consiglio dei Ministri.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&amp;Egrave; posta a soli due isolati di distanza dalla Scuola di Cavalleria e dal &amp;ldquo;Quartiere&amp;rdquo; a essa dedicato, dove ora sorge il Museo: serviva per le esercitazioni degli allievi cavalieri e per i &lt;b&gt;concorsi ippici&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il &lt;b&gt;Museo storico&lt;/b&gt; dell&amp;rsquo;Arma di Cavalleria di Pinerolo, oltre al monumento eretto sullo scalone, conserva &lt;b&gt;alcuni cimeli del capitano Caprilli&lt;/b&gt; e una ricca documentazione fotografica. Oltre alla Cavallerizza, la Citt&amp;agrave; ha dedicato al Capitano Caprilli una via.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4 class="p1"&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/museo-storico-dell-arma-di-cavalleria-di-pinerolo"&gt;MUSEO STORICO DELL&amp;rsquo;ARMA DI CAVALLERIA DI PINEROLO&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La sua morte rimane un mistero: &lt;strong&gt;cadde da cavallo a Torino&lt;/strong&gt;, vicino a piazza d&amp;rsquo;Armi, battendo la testa. Una ricostruzione della sua vita (intrecciata con quella di Giovanni&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Agnelli e di Emanuele Cacherano di Bricherasio, tutti cavalieri) si trova nel romanzo &lt;i&gt;&amp;ldquo;Quando l&amp;rsquo;automobile uccise la Cavalleria&amp;rdquo;&lt;/i&gt; di &lt;strong&gt;Giorgio Caponetti&lt;/strong&gt;, edito da Utet.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La Cavallerizza &amp;egrave; aperta al pubblico soltanto in occasione di alcuni eventi, come la Fiera dell&amp;rsquo;Artigianato.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;strong&gt;Info:&lt;/strong&gt; Pinerolo Ufficio del Turismo, via Duomo n. 1, Tel.&amp;nbsp;0121 795589&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 14 Sep 2023 07:27:37 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/cavallerizza-caprilli</guid></item><item><title>Almese</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/almese</link><description>&lt;p&gt;Nella pianura del &lt;strong&gt;torrente Messa&lt;/strong&gt; e alle pendici del&lt;strong&gt; &lt;a href="/natura-ed-escursionismo/monte-musine"&gt;Musin&amp;eacute;&lt;/a&gt; &lt;/strong&gt;sorge&lt;strong&gt; Almese&lt;/strong&gt;, uno dei primi comuni che s'incontrano risalendo la Valle di Susa da Torino.&amp;nbsp;In posizione strategica lungo la storica &lt;strong&gt;Via Francigena&lt;/strong&gt; e a pochi chilometri dall'itinerario alpino del &lt;a href="/natura-ed-escursionismo/colle-del-lys"&gt;&lt;strong&gt;Colle del Lys&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, confina a nord con Rubiana e Val della Torre, a est con Caselette, a sud con Avigliana e a ovest con Villar Dora.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Comprende inoltre &lt;strong&gt;tre frazioni&lt;/strong&gt;, Rivera, Milanere, Malatrait e &lt;strong&gt;numerose borgate&lt;/strong&gt;:&amp;nbsp;Bertolo, Boll&amp;egrave;, Braida, Crivella, Falca, Gamba di Bosco, Giorda, Grange, Magnetto, Michela, Miosa, Morsino, Panzone, Soffietti, Sonetto, Tetti Dora, Tetti Montabone, Tetti San Mauro, Vighetto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'esistenza di Almese &amp;egrave; documentata fin dall'epoca romana, quando la zona venne valorizzata grazie alla strada che da Torino attraversava la Valle di Susa per raggiungere il Colle del Monginevro. A testimonianza di quel periodo&amp;nbsp;&amp;egrave; stata ritrovata una &lt;strong&gt;&lt;a href="/storia-e-tradizione/la-villa-romana-di-almese"&gt;Villa romana&lt;/a&gt; di et&amp;agrave; augustea&lt;/strong&gt; risalente al I secolo d.C. in localit&amp;agrave; Grange di Rivera. Il nome stesso di Almese deriva dai nomi&amp;nbsp;gallo-romani&amp;nbsp;&lt;em&gt;Almo&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Mettius&lt;/em&gt; (torrente Messa).&amp;nbsp;All'epoca medievale risale invece il &lt;strong&gt;ricetto di San Mauro&lt;/strong&gt;, centro principale della difesa del territorio circostante nel XIV secolo.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Di grande interesse naturalistico nel territorio di Almese &amp;egrave; la&lt;strong&gt; Goja del Pis&lt;/strong&gt;, un laghetto di 30 metri di diametro circondato da pareti rocciose in cui precipita una cascata di circa 14 metri di altezza. Dall'acqua fresca e cristallina, &amp;egrave; la meta ideale per trovare sollievo dal caldo estivo, trascorrendo qualche ora nella natura con la possibilit&amp;agrave; di fare anche un bagno.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L'immagine in copertina, scattata alla Goja del Pis,&amp;nbsp;&amp;egrave; di Stefano Zanarello.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 12 Dec 2018 16:01:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/almese</guid></item><item><title>Sacra di San Michele</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/sacra-di-san-michele</link><description>&lt;p&gt;Monumento simbolo del Piemonte, l&amp;rsquo;abbazia di San Michele della Chiusa venne fondata tra il 983 e il 987; essa &amp;egrave; stata una delle pi&amp;ugrave; celebri abbazie benedettine dell&amp;rsquo;Italia settentrionale ed &amp;egrave; &lt;strong&gt;tra i pi&amp;ugrave; grandi complessi architettonici di epoca romanica in Europa&lt;/strong&gt;, posta lungo il cammino che da Mont St. Michel porta a S. Michele del Gargano. La sua attuale imponente costruzione, iniziata attorno ad una chiesetta dedicata all&amp;rsquo;arcangelo Michele, venne edificata tra l&amp;rsquo;XI e il XIV secolo &lt;em&gt;(Foto di copertina di Luca Martinacci)&lt;/em&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nell'uscire dalla chiesa, sull&amp;rsquo;ampio terrazzo, si pu&amp;ograve; &lt;strong&gt;osservare la morfologia della Valle&lt;/strong&gt;: il profilo ad &amp;ldquo;U&amp;rdquo;, i depositi glaciali, i tanti massi erratici o le conche lacustri come quelle dei Laghi di Avigliana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Sacra di San Michele presenta elementi artistici ed architettonici unici, quali il &lt;strong&gt;portale dello zodiaco&lt;/strong&gt; e lo &lt;strong&gt;scalone dei morti&lt;/strong&gt; (XII sec.) e, all&amp;rsquo;esterno, il sepolcro dei monaci, mentre l&amp;rsquo;interno della chiesa abbaziale &amp;egrave; impreziosito dalle sculture romaniche nell&amp;rsquo;area absidale e da numerosi affreschi del XV-XVI sec.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il percorso di visita &amp;egrave; arricchito periodicamente dall&amp;rsquo;apertura speciale della &lt;strong&gt;biblioteca&lt;/strong&gt;, nata a partire dal 1836, anno di arrivo dei Padri Rosminiani sul Monte Pirchiriano, e del monastero vecchio, distrutto dalle truppe di Catinat sul finire del Seicento. La biblioteca ospita attualmente circa 8000 volumi, con testi a partire dal XVII secolo, ed &amp;egrave; consultabile su richiesta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Sacra di San Michele &amp;egrave; raggiungibile con l&amp;rsquo;automobile attraverso l&amp;rsquo;abitato di Avigliana, o salendo a piedi tramite una mulattiera da Sant'Ambrogio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: tel. 011/939130. Web &lt;a href="http://www.sacradisanmichele.com"&gt;&lt;strong&gt;Sacra di San Michele&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="mailto:info@sacradisanmichele.com"&gt;info@sacradisanmichele.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 15:58:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/sacra-di-san-michele</guid></item><item><title>Chiesa di San Giovanni Battista</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/chiesa-di-san-giovanni-battista-salbertrand</link><description>&lt;p&gt;Chiesa di San Giovanni Battista. La prima menzione della chiesa si ritrova in un diploma del 1057; rimaneggiata nei secoli successivi, sub&amp;igrave; la quasi totale ricostruzione nel corso del XVI secolo. Dopo tale intervento non sub&amp;igrave; modifiche significative e tutt&amp;rsquo;ora &amp;egrave; uno dei migliori e pi&amp;ugrave; ricchi esempi di chiese alpine in stile tardo gotico; conserva all'esterno cicli raffiguranti i Vizi e le Virt&amp;ugrave; e la Piet&amp;agrave;, mentre all'interno le navate laterali ospitano scene della vita di Sant'Antonio Abate, della Vergine e santi datata tra XIV e XVI secolo.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;La chiesa ospita anche&amp;nbsp;un piccolo museo parrocchiale che espone le principali opere d&amp;rsquo;arte provenienti dalla parrocchiale e dalle cappelle del territorio di Salbertrand.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aperture: dal 26 giugno al 21 agosto visite guidate ogni marted&amp;igrave; (ore 14.30) e gioved&amp;igrave; su prenotazione. Durante l'anno visite guidate per gruppi e scuole a pagamento su prenotazione. Aperture straordinarie consultabili sul sito: &lt;a href="https://www.parchialpicozie.it/"&gt;www.parchialpicozie.it&lt;/a&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: Ecomuseo "Colombano Romean" - tel. 0122/854720 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:ecomuseo.salbertrand@ruparpiemonte.it"&gt;ecomuseo.salbertrand@ruparpiemonte.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 17:55:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/chiesa-di-san-giovanni-battista-salbertrand</guid></item><item><title>Montagne Seu</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/montagne-seu</link><description>&lt;p class="p1"&gt;La borgata &amp;egrave; sita tra il &lt;strong&gt;Gran Bosco di Salbertand&lt;/strong&gt; (&lt;i&gt;Gran Bo)&lt;/i&gt;&lt;span class="s1"&gt; &lt;/span&gt;e il &lt;strong&gt;Piccolo Bosco&lt;/strong&gt; (&lt;i&gt;Chi Bo)&lt;/i&gt;&lt;span class="s1"&gt; &lt;/span&gt;a nord, in una localit&amp;agrave; prativa che, grazie all&amp;rsquo;esposizione solare e all&amp;rsquo;abbondanza di acqua, eccelle nella quantit&amp;agrave; e variet&amp;agrave; di erbe commestibili, foraggere, aromatiche, medicinali.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&amp;Egrave; un insieme ordinato di casette, con annesse stalle e fienili, che nella stagione estiva ospitava i contadini del capoluogo e delle frazioni al piano saliti per la fienagione. I bovini restavano in alpeggio dal 25 giugno al 26 settembre (periodo di monticazione stabilito dagli antichi bandi comunali).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Degni di nota alcuni edifici &lt;strong&gt;di particolare interesse architettonico&lt;/strong&gt; per l&amp;rsquo;inserimento di travi in larice nella muratura per stabilizzare la struttura e per la presenza di caratteristiche aperture triangolari per l&amp;rsquo;aerazione dei fienili.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La localit&amp;agrave; &amp;egrave; collegata a Salbertrand grazie all&amp;rsquo;&lt;strong&gt;antica mulattiera&lt;/strong&gt; &amp;ldquo;&lt;i&gt;via dla l&amp;egrave;ia&lt;/i&gt;&lt;span class="s1"&gt;&amp;rdquo; &lt;/span&gt;(via della slitta), oggi GTA e Via Alpina, che prosegue nel Piccolo Bosco fino a raggiungere il &lt;strong&gt;Colle Lauson&lt;/strong&gt;, valico con la Val Chisone. Dagli anni &amp;rsquo;20 esiste anche una pista forestale di collegamento alla carrozzabile militare Salbertrand-Monfol-Blegier, realizzata nel 1889.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Oggi il Seu costituisce un importante punto di riferimento per escursionisti e appassionati di natura che percorrono i numerosi sentieri all&amp;rsquo;interno del &lt;strong&gt;Parco naturale del Gran Bosco di Salbertrand&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il &lt;a href="https://www.facebook.com/rifugioarlaud"&gt;&lt;strong&gt;Rifugio Daniele Arlaud&lt;/strong&gt;,&lt;/a&gt; di propriet&amp;agrave; dell&amp;rsquo;Ente Parco, il primo rifugio alpino ad aver ricevuto la certificazione Ecolabel, &amp;egrave; posto tappa della GTA, del Sentiero Italia e dell&amp;rsquo;itinerario che ripercorre il Glorioso Rimpatrio dei Valdesi.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Storicamente&lt;span class="Apple-tab-span"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;il Seu &amp;egrave; citato nelle R.R. Patenti di Carlo V d&amp;rsquo;Angi&amp;ograve;, datate &lt;strong&gt;4 ottobre 1370&lt;/strong&gt;. Diede ospitalit&amp;agrave; e preserv&amp;ograve; dal morbo i membri della nobile famiglia Coste e quindi altri si rifugiarono quass&amp;ugrave; negli anni 1629-1630, in cui la peste falcidiava 872 abitanti di Salbertrand.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La borgata &lt;strong&gt;accolse i Valdesi durante la &amp;ldquo;&lt;i&gt;Glorieuse Rentr&amp;eacute;e&lt;/i&gt;&lt;span class="s2"&gt;&amp;rdquo;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, reduci dallo scontro con una guarnigione francese sul Ponte Ch&amp;egrave;n&amp;egrave;bi&amp;egrave;res (&lt;i&gt;Puan dla Chianbiera&lt;/i&gt;) la sera del 3 settembre 1689. Tra l&amp;rsquo;8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945 fu sede di formazioni partigiane operanti sui due versanti dell&amp;rsquo;Alta Valle.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Testo di Rosanna Carnisio&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 05 Apr 2023 10:31:27 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/montagne-seu</guid></item><item><title>L’Ossario di Forno di Coazze e la “Finestra sulla Resistenza”</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/l-ossario-di-forno-di-coazze-e-la-finestra-sulla-resistenza</link><description>&lt;p&gt;Nel maggio 1944 i nazifasciti effettuarono un vasto rastrellamento in alcune valli del Piemonte occidentale, fra cui la Val Sangone. Qui presero &lt;b&gt;24 partigiani catturati&lt;/b&gt; e detenuti nel carcere allestito nella scuola elementare di Coazze e li condussero a Forno dove, nei pressi del torrente Sangone, fecero scavare una grande fossa e poi li mitragliarono alle gambe facendoli cadere, vivi, nella cavit&amp;agrave;, dove &lt;b&gt;morirono dissanguati&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per due giorni i nazifascisti impedirono alla popolazione di avvicinarsi, poi gettarono sui corpi sassi e terra e se ne andarono. Altri quattro partigiani furono fucilati contestualmente a Forno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Subito dopo la Liberazione, nel maggio 1945, su iniziativa dei partigiani della valle e del comandante &lt;b&gt;Giuseppe Falzone&lt;/b&gt;, si decise la costruzione di un ossario per una degna sepoltura delle vittime, poco pi&amp;ugrave; in alto della fossa comune dove si consum&amp;ograve; l&amp;rsquo;eccidio, a circa duecento metri di distanza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I lavori per la realizzazione dell&amp;rsquo;ossario, progettato dall&amp;rsquo;ingegner Coticone, iniziarono gi&amp;agrave; nel giugno 1945 e la struttura fu inaugurata il 4 novembre dello stesso anno, alla presenza di &lt;b&gt;Ferruccio Parri&lt;/b&gt; e dell&amp;rsquo;arcivescovo di Torino, cardinale Maurilio Fossati.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La forma della struttura vuole ricordare un&amp;rsquo;aquila ad ali spiegate. Al centro c&amp;rsquo;&amp;egrave; una piccola cappella con la sovrastante scritta &lt;i&gt;Usque ad finem et ultra comites&lt;/i&gt; e ai lati le lapidi coi nomi dei 98 caduti le cui salme sono state qui tumulate: oltre ai 24 caduti della fossa comune, vi riposano molti altri partigiani uccisi in valle (che in tutto furono 278), fra cui anche quattro stranieri (due cecoslovacchi, un polacco e un russo) e alcuni di cui non &amp;egrave; stato possibile accertare l&amp;rsquo;identit&amp;agrave;. Vi sono anche due civili, le prime vittime della repressione nazifascista in valle.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fra il 1986 e il 1991 l&amp;rsquo;ambiente intorno all&amp;rsquo;ossario &amp;egrave; stato risistemato con un viale di accesso monumentale con alcune lapidi e anche l&amp;rsquo;area della fossa comune &amp;egrave; stata resa pi&amp;ugrave; accessibile; nel 1991 &amp;egrave; stata inaugurata un&amp;rsquo;area di accoglienza, intitolata al comandante &lt;b&gt;Luigi Milano&lt;/b&gt;, con targhe commemorative e pannelli che illustrano in breve gli avvenimenti legati alla Resistenza locale e propongono gli itinerari di visita e le mappe dei sentieri partigiani.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4&gt;Leggi anche:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/la-finestra-sulla-resistenza-di-coazze"&gt;LA "FINESTRA SULLA RESISTENZA" APERTA A FORNO DI COAZZE&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Dopo una ulteriore ristrutturazione &lt;b&gt;nel 2012 l&amp;rsquo;area &amp;egrave; stata coperta&lt;/b&gt;, denocoazze piazza luigi minata &amp;ldquo;Finestra sulla Resistenza&amp;rdquo; e pensata come punto di partenza per la visita dei luoghi della memoria resistenziale e in primo luogo della Fossa Comune.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/Ossario%20cerimonia-1.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 2005 l&amp;rsquo;ossario &amp;egrave; stato riconosciuto cimitero di guerra dal Ministero della Difesa; ogni anno vi si tiene una celebrazione a cui sono stati presenti anche tre Presidenti della Repubblica: &lt;b&gt;Oscar Luigi Scalfaro&lt;/b&gt; nel 1997, &lt;b&gt;Giorgio Napolitano&lt;/b&gt; nel 2009 e &lt;b&gt;Sergio Mattarella&lt;/b&gt; nel 2015.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 30 Apr 2024 17:36:06 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/l-ossario-di-forno-di-coazze-e-la-finestra-sulla-resistenza</guid></item><item><title>Rivoli</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/rivoli</link><description>&lt;p&gt;Rivoli dista circa 13 km da Torino e 102 km dal confine francese, essendo situata all&amp;rsquo;imbocco della valle di Susa. Oggi conta una popolazione di circa 48.000 abitanti e, grazie alle sue antichissime origini storiche, rappresenta una delle pi&amp;ugrave; peculiari citt&amp;agrave; d&amp;rsquo;arte della Regione Piemonte.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il collegamento diretto con Torino &amp;egrave; rappresentato da &lt;b&gt;corso Francia&lt;/b&gt;, una delle principali arterie del capoluogo piemontese che, grazie a una lunghezza complessiva di 11,75 km, &amp;egrave; il corso rettilineo pi&amp;ugrave; lungo d&amp;rsquo;Europa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;antica quanto ricca storia della citt&amp;agrave; di Rivoli la rendono un sito di interesse artistico e culturale, i suoi edifici rimandano a epoche e avvenimenti diversi, che insieme testimoniano il suo ricco passato. Tra i beni principali spicca &lt;b&gt;il Castello&lt;/b&gt;, una fra le pi&amp;ugrave; antiche dimore sabaude, simbolo della citt&amp;agrave;, rinomato polo di attrazione turistica e sede di uno dei musei d&amp;rsquo;arte contemporanea pi&amp;ugrave; rinomati al mondo (nella foto spra al titolo in una foto di &lt;em&gt;Armando Travierso&lt;/em&gt;).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La presenza del &lt;strong&gt;Nebbiolo &lt;/strong&gt;sulle colline di Rivoli &amp;egrave; documentata dalla pi&amp;ugrave; antica testimonianza scritta, redatta su pergamena, in cui risulta la produzione del pregiato vino presso la Castellania di Rivoli, nell&amp;rsquo;anno 1266, custodita nell&amp;rsquo;Archivio di Stato di Torino.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE: &lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/enogastronomia/il-nebbiolo-rivoli-ed-valsusa-una-coltivazione-che-risale-al-1200"&gt;Il nebbiolo a Rivoli, una coltivazione che risale al 1200&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
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&lt;h3&gt;I punti di interesse&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Castello di Rivoli&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Residenza sabauda progettata da &lt;b&gt;Filippo Juvarra&lt;/b&gt; per Vittorio Amedeo II ai primi del &amp;lsquo;700, oggi &amp;egrave; sede di uno tra i pi&amp;ugrave; importanti Musei d&amp;rsquo;Arte Contemporanea del mondo, riconosciuto tra i siti UNESCO. Nel 1978 &amp;egrave; stata oggetto di un imponente opera di risanamento che ha unito le strutture originarie alle nuove strutture moderne. Aperto al pubblico dal 1984, il Museo d&amp;rsquo;Arte Contemporanea del Castello di Rivoli dispone di 38 sale espositive.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Chiesa di Santa Maria della Stella&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Conosciuta come Collegiata Alta, in origine era la sede del convento di San Domenico di Rivoli, legato ai Conti di Savoia. Costruita intorno al 1290, restaurata e modificata nel 1682. La sua sacrestia &amp;egrave; attribuita a Juvarra. &amp;Egrave; la chiesa pi&amp;ugrave; importante della citt&amp;agrave;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Campanile dell&amp;rsquo;antica Collegiata di Santa Maria della Stella&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Situato nel parco dell&amp;rsquo;antica Villa Fiorito, il campanile romanico del XIII secolo &amp;egrave; l&amp;rsquo;ultimo resto dell&amp;rsquo;antica Collegiata, la &amp;ldquo;chiesa del Comune&amp;rdquo;, consacrata nel 1299 e demolita nel 1799. Il restauro del campanile ha riportato alla luce una meridiana dipinta del Cinquecento su una facciata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Chiesa della Confraternita di Santa Croce&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Presente fin dal 1200, venne consacrata nel 1521 come cappella per la Confraternita ad essa intitolata. L&amp;rsquo;interno &amp;egrave; a croce latina, vi si trovano l&amp;rsquo;altare maggiore, il coro ligneo e l&amp;rsquo;organo costruito dai F.lli Concone nel 1730, intatto in ogni sua parte, recentemente restaurato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Casa del Conte Verde&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Testimonianza unica di una dimora signorile del 1300, oggi sede civica di mostre d&amp;rsquo;arte. La tradizione popolare ha attribuito questo nome all&amp;rsquo;edificio, poich&amp;eacute; risale all&amp;rsquo;epoca di Amedeo VI di Savoia, detto il Conte Verde.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Rivoli%20-%20casa%20conte%20verde.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La facciata, con il portico al piano terra e il solarium con loggiato aperto all&amp;rsquo;ultimo piano, ha la peculiarit&amp;agrave; di comporsi di decorazioni in cotto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Palazzo Piozzo di Rosignano&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Edificato nel 1788 per volont&amp;agrave; di Carlo Canova, cancelliere del Gran Priorato dell&amp;rsquo;ordine di Malta, ha subito numerosi passaggi di propriet&amp;agrave;. Dopo il Conte Cesare Piozzo di Rosignano, proprietario dal 1859 al 1979, venne rilevato dal Comune di Rivoli. Nel palazzo vi sono un salone d&amp;rsquo;onore, uno scalone monumentale, camere e salotti affrescati, una cappella privata.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Rustico di Palazzo Piozzo di Rosignano&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;edificio annesso alla propriet&amp;agrave; di Palazzo Piozzo di Rosignano a met&amp;agrave; del 1800 era adibito a residenze rurali e a scuderie. Caratterizzato dalla neogotica torre rossa, oggi &amp;egrave; sede dell&amp;rsquo;Istituto Musicale Citt&amp;agrave; di Rivoli.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Villa Cane d&amp;rsquo;Ussol&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Esempio di residenza nobiliare di campagna tra le pi&amp;ugrave; rappresentative e meglio conservate nell&amp;rsquo;area torinese, costruita nel 1775 per il Conte Giuseppe Cane d&amp;rsquo;Ussol. All&amp;rsquo;interno, dallo scalone si accede alla sala da ballo, decorata a stucchi con trofei di caccia e ghirlande di fiori.&amp;nbsp; Il suo parco oggi &amp;egrave; adibito a giardino pubblico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ex Mattatoio&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Significativa opera rivolese di &lt;b&gt;Eugenio Mollino&lt;/b&gt; realizzata nel 1907, il mattatoio &amp;egrave; stato dismesso nel 1991. Oggi l&amp;rsquo;edificio ospita il Circolo della Musica.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 15 May 2023 10:20:21 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/rivoli</guid></item><item><title>Valle Argentera</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/valle-argentera</link><description>&lt;p&gt;L'intero territorio della &lt;strong&gt;Valle Argentera&lt;/strong&gt; &amp;egrave; situato nel comune di &lt;strong&gt;Sauze di Cesana&lt;/strong&gt;: &amp;egrave;&amp;nbsp;solcato da un'unica strada comunale sterrata che inizia sulla SP 215 (Cesana Torinese - Sestriere) e&amp;nbsp;all'altezza del 10&amp;deg; chilometro si biforca in due valli minori: la &lt;em&gt;Valle Lunga&lt;/em&gt; in cui si trova il Rifugio Alpe Plane (2.090 m) e la &lt;em&gt;Valle del Gran Miol&lt;/em&gt;, che termina ai piedi del Gran Queyron.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave;&amp;nbsp;una &lt;strong&gt;rinomata meta per turisti e sportivi sia in estate che in inverno&lt;/strong&gt;; nella bella stagione offre escursioni e scalate&amp;nbsp;(e possibilit&amp;agrave; di campeggiare)&amp;nbsp;tra scenari incontaminati, pascoli, alpeggi e splendide cascate. Tra queste segnaliamo la &lt;strong&gt;cascata Pelvo&lt;/strong&gt;, costituita da un unico salto di circa 100 metri. In inverno invece, la Valle Argentera &amp;egrave; ambita per arrampicate e fuoripista tra le cascate ghiacciate e le alte vette. La punta pi&amp;ugrave; alta del territorio, inserita in un'imponente cornice di tremila, &amp;egrave; la &lt;strong&gt;Ramiere&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;(3.303 m).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra rocce e arbusteti trovano il loro habitat naturale la Pernice bianca, il Fagiano di monte e la Coturnice. Pur non essendo dotata di importanti vie di comunicazione, in passato la Valle Argentera &amp;egrave; stata attraversata da &lt;strong&gt;contrabbandieri di sale&lt;/strong&gt; tra Italia e Francia: a&amp;nbsp;testimonianza di questa attivit&amp;agrave; si notano numerosi ruderi di fortificazioni ormai abbandonate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;L'immagine di copertina &amp;egrave; di Yari Ghidone&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 12 Dec 2018 17:00:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/valle-argentera</guid></item><item><title>La Chiesa di San Rocco </title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/la-chiesa-di-san-rocco</link><description>&lt;p&gt;La&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Chiesa di San Rocco&lt;/strong&gt;, uno dei luoghi d'eccellenza del barocco giavenese, venne&amp;nbsp;edificata probabilmente nel 1646 a seguito di un voto del Consiglio Comunale dopo l&amp;rsquo;epidemia di peste del 1630 e grazie all&amp;rsquo;interessamento&amp;nbsp;del Cardinal Maurizio di Savoia, che&amp;nbsp; trascorreva periodi di villeggiatura a Giaveno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al suo interno conserva opere del pittore&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Alessandro Trono&lt;/strong&gt;, figura di spicco della pittura piemontese del Settecento,&amp;nbsp;e&amp;nbsp;un dipinto monocromo raffigurante San Rocco insieme a San Sebastiano e San Carlo Borromeo.&amp;nbsp;La &amp;nbsp;Chiesa&amp;nbsp; &amp;egrave; chiusa, tranne che in alcune ricorrenze, e sar&amp;agrave; aperta a cura dell&amp;rsquo;Associazione&amp;nbsp; P.I.C.S. Giaveno.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 17 Jun 2021 12:41:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/la-chiesa-di-san-rocco</guid></item><item><title>Monte Aquila</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/monte-aquila</link><description>&lt;p&gt;Se siete appassionati di escursionismo e cercate una meta in cui recarvi anche in inverno, il &lt;strong&gt;Monte Aquila&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;(m. 2.119) &amp;egrave; senza dubbio uno dei luoghi pi&amp;ugrave; adatti che il nostro territorio offre. Frequentatissimo in qualsiasi stagione, accoglie camminatori, ciclisti ed amanti del parapendio.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Situato al confine tra &lt;strong&gt;Val Sangone&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Val Chisone&lt;/strong&gt; (Comuni di Giaveno e Pinasca), ha visto la &lt;strong&gt;&lt;a href="/blog/un-po-di-storia/prima-giaveno-e-poi-ad-oulx-e-bardonecchia-110-anni-fa-italia-nasceva-lo-sci"&gt;nascita dello sci in Italia&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; con Adolfo Kind, che nel 1898 diede vita alla pratica sulle pendici settentrionali del Monte. L'impianto di risalita rimase attivo fino ai primi anni ottanta del novecento. Sono tuttora presenti, ma in stato di abbandono, la stazione di arrivo di Pian delle Lese e i vecchi piloni degli skilift e della funivia.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Uno degli itinerari pi&amp;ugrave; conosciuti per arrivare&amp;nbsp;in cima al Monte parte da &lt;strong&gt;Alpe Colombino&lt;/strong&gt;, localit&amp;agrave; raggiungibile&amp;nbsp;da Giaveno:&amp;nbsp;andando in direzione di Coazze, seguite le indicazioni per "Aquila"; una volta&amp;nbsp;al piazzale&amp;nbsp;di Alpe Colombino (a quota 1258 m), una strada sterrata e successivamente un sentiero vi condurranno&amp;nbsp;al Colle.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In cima troverete un bivacco, una cappella dedicata alla Madonna della Pace inaugurata nel 1926 (sulla cui facciata &amp;egrave; affissa una targa che ricorda l'impresa di Adolfo Kind), una&amp;nbsp;croce di ferro. Ad attendervi anche&amp;nbsp;un panorama mozzafiato.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 11 Dec 2018 16:26:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/monte-aquila</guid></item><item><title>Venaus</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/venaus</link><description>&lt;p&gt;Venaus &amp;egrave; un tipico borgo alpino posto sulla cosiddetta &amp;ldquo;Strada Reale&amp;rdquo; o via Francigena, &lt;strong&gt;principale collegamento con la Francia&lt;/strong&gt; (attraverso il Colle del Moncenisio)&amp;nbsp;prima che nel 1806 venisse costruita la carrozzabile voluta da Napoleone&amp;nbsp;(l'attuale statale 25) che passa sopra il paese.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le prime citazioni si hanno nel testamento di Abbone del&amp;nbsp;739, secondo il quale l'abbazia della Novalesa&amp;nbsp;cedeva il controllo dell'abitato di Venaus a Susa. Nel 1947,&amp;nbsp;in seguito al trattato di pace con la Francia, sono stati annessi al confinante comune francese di &lt;strong&gt;Lanslebourg&lt;/strong&gt; pi&amp;ugrave; di &lt;strong&gt;80 chilometri quadrati&amp;nbsp;di territorio comunale&lt;/strong&gt;: la parte italiana del valico del Moncenisio, il lago e la frazione Gran Croce.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il centro abitato&amp;nbsp;ospita la &lt;strong&gt;parrocchiale di San Biagio e Sant'Agata&lt;/strong&gt;. La pi&amp;ugrave; rilevante frazione al di fuori del principale centro abitato &amp;egrave; bar Cenisio&amp;nbsp;(1540 metri di altezza)&amp;nbsp;lungo la statale che porta all'omonimo colle.&amp;nbsp;Nel territorio comunale &amp;egrave; posta la &lt;strong&gt;centrale idroelettrica&lt;/strong&gt; del Moncenisio, poco a monte dell'abitato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In occasione della Festa dei santi patroni san Biagio (3 febbraio) e sant'Agata (5 febbraio) si pu&amp;ograve; assistere alla &lt;strong&gt;danza degli Spadonari&lt;/strong&gt;, che si svolge nel piazzale di fronte alla chiesa parrocchiale e viene replicata la domenica successiva. Sono coinvolti i quattro Spadonari, le Priore, la banda musicale, le donne e gli uomini della confraternita del Santo Rosario, i coscritti, il Sindaco e il Parroco.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sulla montagna di Venaus, a 2580 metri, sorge il &lt;strong&gt;Rifugio Avanz&amp;agrave;&lt;/strong&gt;, struttura di propriet&amp;agrave; comunale ricavata da una caserma di alta quota costruita dal III Reggimento Alpini.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Sun, 25 Aug 2019 11:20:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/venaus</guid></item><item><title>Chiesa di Sant'Ippolito</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/santippolito-bardonecchia</link><description>&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;chiesa di Sant&amp;rsquo;Ippolito&lt;/strong&gt; &amp;egrave; la parrocchiale di Bardonecchia.&amp;nbsp;Nata come&amp;nbsp;&lt;em&gt;Santa Maria ad Lacum&lt;/em&gt;, all'inizio del secondo millennio, ne &amp;egrave; rimasto l'elegante campanile romanico in pietra che risale al XIII secolo&amp;nbsp;e che, restaurato e dotato di guglia ornamentale in rame, si appoggia al fabbricato dell'attuale chiesa parrocchiale sul lato sud. L'attuale chiesa parrocchiale fu costruita in sostituzione della precedente, demolita nel primo ottocento perch&amp;eacute; pericolante, negli anni 1827-28, ma consacrata solo nel 1833.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;All'interno sono presenti notevoli &lt;strong&gt;opere dell'artigianato della valle&lt;/strong&gt;. Dietro l'altare si trova un prezioso coro di stalli lignei splendidamente decorati, gi&amp;agrave; appartenenti all'&lt;a href="/storia-e-tradizione/abbazia-di-novalesa"&gt;&lt;strong&gt;Abbazia di Novalesa&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. Nelle cappelle laterali e sui pilastri sono presenti numerose opere pittoriche e sculture in legno. Il fonte battesimale, scolpito in pietra, risale al 1573.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 15:50:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/santippolito-bardonecchia</guid></item><item><title>Colle delle Finestre</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/colle-delle-finestre</link><description>&lt;p&gt;Una strada militare ottocentesca conduce al &lt;strong&gt;Colle delle Finestre&lt;/strong&gt;, passo alpino di&amp;nbsp;2.176&amp;nbsp;m che collega Susa con Fenestrelle. Situato all'interno del &lt;strong&gt;Parco Orsiera-Rocciavr&amp;egrave;&lt;/strong&gt;, &amp;egrave; una meta quasi obbligatoria per gli amanti delle curve e della montagna; dall'alto regala infatti una vista mozzafiato sui monti Rocciamelone e Albergian.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;Egrave; ampiamente apprezzato da ciclisti e motociclisti, che considerano la salita al Colle come una delle pi&amp;ugrave; dure d'Europa: lunghezza di 18,6 km su oltre 1700 m di dislivello e una pendenza media del 9,1% costante su tutto il percorso. Per quattro volte anche il &lt;strong&gt;Giro d'Italia&lt;/strong&gt; ha percorso quella strada a partire dal 2000, sempre passando dal versante di Susa.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In cima al Colle si trova il &lt;strong&gt;Forte del Colle delle Finestre&lt;/strong&gt;, edificato nel 1891 con la funzione di&amp;nbsp;opera di appoggio alle altre della piazzaforte di Fenestrelle. Anche l'imponente strada venne realizzata per collegare le varie fortificazioni a diverse quote. Quasi alla sommit&amp;agrave; del Colle il percorso si unisce poi alla lunga e panoramica&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Strada dell'Assietta&lt;/strong&gt; che conduce alla &lt;strong&gt;Testa dell'Assietta&lt;/strong&gt; (luogo in cui fu combattuta, nel 1747,&amp;nbsp;la famosa battaglia tra esercito francese&amp;nbsp;e piemontese) per poi giungere al Col Basset situato sopra Sestriere.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Salendo al Colle in una giornata di scarso traffico &amp;egrave; inoltre possibile incontrare molti esemplari&lt;span&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;della fauna selvatica: caprioli, camosci, marmotte, cervi, aquila reale.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;L'immagine di copertina &amp;egrave; di Cristina Dav&amp;igrave;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 12 Dec 2018 16:53:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/colle-delle-finestre</guid></item><item><title>Salbertrand</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/salbertrand</link><description>&lt;p&gt;Il nome del comune appare per la prima volta nel diploma di Ottone III del 1001 come &lt;em&gt;Sala Bertae &lt;/em&gt;(composto da &lt;em&gt;sala, &lt;/em&gt;ossia "casa di campagna" e dal nome germanico&lt;em&gt; Berta)&lt;/em&gt;, per poi diventare &lt;em&gt;Salabertanum&lt;/em&gt; nei documenti inerenti ai beni donati dalla contessa Adelaide di Susa alla prevostura di Oulx (1057).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sorge sul tracciato storico della &lt;strong&gt;Via Francigena&lt;/strong&gt;, che dal Colle del Monginevro e da Oulx&amp;nbsp;si dirige&amp;nbsp;verso Exilles e Chiomonte; l'abitato, concentrato attorno all'antica strada di Francia, conserva tuttora esempi di architettura civile piuttosto pregevoli e suggestive fontane d'epoca.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nei pressi della strada statale si erge la &lt;strong&gt;chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista&lt;/strong&gt;:&amp;nbsp;l'edificio &amp;egrave; preceduto da un grande protiro risalente al 1563, che costituisce un esempio pressoch&amp;eacute; unico in Alta Valle di Susa.&amp;nbsp;Il paese &amp;egrave; inoltre sede del&lt;strong&gt; Parco Naturale del Gran Bosco di Salbertrand&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Sat, 08 Dec 2018 17:48:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/salbertrand</guid></item><item><title>Valgioie</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/valgioie</link><description>&lt;p class="p1"&gt;&lt;strong&gt;Valgioie&lt;/strong&gt; &amp;egrave; composto da diverse borgate poste lungo la strada che &lt;strong&gt;da Giaveno porta al Colle Braida&lt;/strong&gt;, tutte al sole e in posizione panoramica.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Le prime informazioni sul paese risalgono all&amp;rsquo;&lt;strong&gt;epoca longobarda&lt;/strong&gt;, quando veniva chiamata &lt;em&gt;Valocia, Valogia, Vologia&lt;/em&gt;, ma sono state ritrovate anche scritti relativi a &lt;em&gt;Vallis Iudaea o Val Giudea&lt;/em&gt;. Questi ultimi toponimi farebbero pensare a una comunit&amp;agrave; ebraica rifugiatasi sulle alture per sfuggire a persecuzioni; altre teorie si riferiscono invece all&amp;rsquo;origine del nome da &lt;em&gt;&amp;ldquo;Valle della Gioia&amp;rdquo;&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Comunque sia, l&amp;rsquo;abitato in epoca antica era a quota pi&amp;ugrave; bassa rispetto a oggi, pi&amp;ugrave; vicino a frazione Bertassi di Avigliana. Nel 1272 si stacc&amp;ograve; da essa diventando comune autonomo: &amp;egrave; infatti l&amp;rsquo;anno degli statuti.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Insieme a Coazze, il territorio fu sotto la dominazione dei Fayditi e, data la sua posizione, dal 1780 sotto l&amp;rsquo;influenza dell&amp;rsquo;Abbazia di San Michele.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La prima borgata che si incontra salendo da Giaveno &amp;egrave; &lt;strong&gt;Molino&lt;/strong&gt;, con la cappella dedicata alla Beata Vergine della Neve costruita nel 1840 come voto per lo scampato pericolo dall&amp;rsquo;epidemia di colera di cinque anni prima. Una strada laterale porta a borgata &lt;strong&gt;Ruata Gioana&lt;/strong&gt;, in cui &amp;egrave; ancora visibile un&amp;rsquo;antica fornace per mattoni.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;A &lt;strong&gt;Bussone&lt;/strong&gt; si trova invece una cappella dedicata a Sant&amp;rsquo;Anna. Salendo ancora si incontrano &lt;strong&gt;Combravino, Modoprato, Chiodrero&lt;/strong&gt; dalla piazza con &amp;ldquo;il Fontanone&amp;rdquo; fino a &lt;strong&gt;Chiappero&lt;/strong&gt;, dove si trovano il municipio, gli esercizi commerciali, la scuola e la chiesa parrocchiale. Questa &amp;egrave; dedicata a san Giovanni Battista sebbene il patrono sia San Pio; &amp;egrave; stata ricostruita nel 1789 con linee barocche dopo la distruzione delle precedenti strutture.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Da Chiappero una deviazione porta a &lt;strong&gt;Tortorello&lt;/strong&gt;, un tempo frazione totalmente agricola e ora circondata dai boschi, mentre sulla strada principale si trovano ancora &lt;strong&gt;Levrette&lt;/strong&gt; e poi il &lt;strong&gt;Colle Braida&lt;/strong&gt;, punto di incontro tra la Val Sangone e la Val Susa.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Durante il regime fascista il Comune di Valgioie fu annesso a quello di Giaveno; torn&amp;ograve; autonomo nel 1957.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Le festivit&amp;agrave; principali sono &lt;strong&gt;San Pio&lt;/strong&gt; (seconda domenica di luglio) e &lt;strong&gt;Santa Rosa&lt;/strong&gt; (ultima domenica di agosto).&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;I boschi che circondano Valgioie sono ricchi di sentieri ben segnalati che portano a &lt;strong&gt;punti panoramici&lt;/strong&gt;, come Trucetti (panorama sui Laghi di Avigliana), Bagagera e il Monte Ciabergia. Dal Colle Braida si pu&amp;ograve; raggiungere Prese dei Rossi, dove alcune pietre allineate fanno pensare a una fila di menhir.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Mon, 18 Sep 2023 14:18:16 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/valgioie</guid></item></channel></rss>