<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss version="2.0"><channel><title>Da vedere...</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/Contents/Item/Display/10221</link><description>Da vedere...</description><item><title>ScopriMiniera</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/scopriminiera</link><description>&lt;p class="p1"&gt;&lt;span class="s1"&gt;Il progetto, avviato nel 1993, nasce dall&amp;rsquo;esigenza e dalla volont&amp;agrave; di conservare e valorizzare il ricco patrimonio minerario del territorio, in fase di lento abbandono e degrado. L&amp;rsquo;attivit&amp;agrave; estrattiva &amp;egrave; stata infatti per lungo tempo il motore economico della valle e ne ha fortemente caratterizzato anche paesaggio e panorami. Alla fine degli anni &amp;rsquo;80 la &amp;ldquo;coltivazione&amp;rdquo; del talco sembrava per&amp;ograve; giunta al capolinea ed il patrimonio minerario di oltre un secolo di vita delle genti della Val Germanasca, rischiava di andare perduto irrimediabilmente: i macchinari arrugginiscono, le strutture delle miniere crollano, gli archivi si dissolvono, la memoria si spegne.&amp;nbsp;&lt;br /&gt;E&amp;rsquo; allora che la Comunit&amp;agrave; Montana Valli Chisone e Germanasca, sull&amp;rsquo;esempio dei progetti gi&amp;agrave; operanti in Gran Bretagna, Francia, Germania e Austria, coglie la sfida e avvia, nell&amp;rsquo;ambito di un&amp;rsquo;intensa cooperazione transfrontaliera, un ambizioso progetto turistico&amp;ndash;culturale di conservazione e di valorizzazione del patrimonio minerario.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;span class="s1"&gt;&amp;Egrave; il 1998 quando nasce &lt;b&gt;ScopriMiniera&lt;/b&gt;, la proposta turistica di &lt;b&gt;tour guidato lungo i sotterranei della miniera Paola, alla scoperta della vita e del lavoro dei minatori della Val Germanasca&lt;/b&gt;. Le finalit&amp;agrave; del progetto sono di difendere il patrimonio culturale locale ed offrire nuove opportunit&amp;agrave; lavorative alla popolazione di questa vallata. Nasce un&amp;rsquo;offerta turistica unica nel suo genere.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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&lt;p class="p1"&gt;&lt;span class="s1"&gt;Il progetto realizzato &amp;egrave; quello di una &lt;b&gt;moderna ed articolata proposta ecomuseale&lt;/b&gt;, il cui fulcro &amp;egrave; rappresentato dalle &lt;b&gt;miniere-museo di Paola e Gianna&lt;/b&gt; (nella quale nel 2013 viene realizzato il nuovo percorso di interpretazione geologica denominato ScopriAlpi), situate nel &lt;b&gt;Comune di Prali &lt;/b&gt;a circa 70 km da Torino, a monte di un cantiere di estrazione ancora attivo, dove lavorano ancora circa cinquanta minatori. Le gallerie del museo sono state attive fino al 1995; oggi i fabbricati esterni e il sotterraneo sono opportunamente allestiti ed organizzati per descrivere al pubblico la vita del minatore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;span class="s1"&gt;L&amp;rsquo;Ecomuseo Regionale delle Miniere e della Val Germanasca, &amp;egrave; un ecomuseo territoriale che, a partire dal tema del &lt;b&gt;contadino-minatore&lt;/b&gt; e dall&amp;rsquo;esperienza maturata con le proposte &lt;b&gt;ScopriMiniera&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;ScopriAlpi&lt;/b&gt;, estende l&amp;rsquo;interesse a tutte le risorse e alla cultura della valle: il paesaggio, la religione (la cultura valdese, cos&amp;igrave; radicata in questa valle, &amp;egrave; sicuramente una specificit&amp;agrave; da cui non &amp;egrave; possibile prescindere), la lingua occitana, l&amp;rsquo;economia familiare, i lavori nei campi e nel bosco, la vita comunitaria.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Scopriminiera/_DBS4995.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
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&lt;p class="p1"&gt;&lt;span class="s1"&gt;Il successo di ScopriMiniera &amp;ndash; integrato a partire dal 2013 dal nuovo percorso ScopriAlpi (circa 450.000 visitatori totali, in 24 anni di attivit&amp;agrave;) &amp;ndash; viene cos&amp;igrave; consolidato e affiancato da numerose altre proposte: &lt;b&gt;escursioni naturalistiche e geologiche, antichi siti minerari, rifugi antiaerei, mulini ancora in attivit&amp;agrave;, musei etnografico-storici e musei sulla cultura valdese.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;span class="s1"&gt;Una caratteristica importante dell&amp;rsquo;Ecomuseo &amp;egrave; infatti data dal fatto che la Val Germanasca ha, oltre ad una rete ben organizzata di &lt;b&gt;risorse turistiche e culturali&lt;/b&gt; (musei, mulini, centrali idroelettriche, miniere, sentieri) anche la possibilit&amp;agrave; di presentare una realt&amp;agrave; viva, presente, in cui le attivit&amp;agrave; di un tempo sono ancora esistenti o ben documentate.&amp;nbsp;L&amp;rsquo;Ecomuseo esprime quindi la volont&amp;agrave; delle genti di questo territorio di testimoniare la propria identit&amp;agrave; favorendo la conoscenza e l&amp;rsquo;interpretazione dei segni ancora presenti.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Sat, 02 Jul 2022 11:02:31 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/scopriminiera</guid></item><item><title>Giaveno</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/giaveno</link><description>&lt;p&gt;La storia del&amp;nbsp;&lt;em&gt;Vicus Gavensis&lt;/em&gt;&amp;nbsp;&amp;egrave; pi&amp;ugrave; che &lt;strong&gt;millenaria&lt;/strong&gt;: il suo nome &amp;egrave; riportato nella Cronaca della Novalesa. Il nome di Giaveno deriva probabilmente dall&amp;rsquo;insediamento della famiglia romana dei Gavii, da cui la denominazione classica latina&amp;nbsp;&lt;em&gt;Gavannulae.&lt;/em&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La data pi&amp;ugrave; importante nella storia della Citt&amp;agrave; &amp;egrave; il &lt;strong&gt;22 giugno 1103&lt;/strong&gt;, quando Umberto II di Savoia dona il territorio di Giaveno &lt;strong&gt;all&amp;rsquo;Abbazia di San Michele&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1286 si svolge nei pressi dell&amp;rsquo;Arco delle Streghe un incontro dei nobili di molti centri piemontesi: &amp;egrave; il primo &amp;ldquo;&lt;strong&gt;parlamento&lt;/strong&gt;&amp;rdquo; sabaudo e la citt&amp;agrave; viene nominata come &lt;em&gt;Iavenno.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1374 l&amp;rsquo;abate della Sacra di San Michele, Roldolfo di Mombello, promuove la costruzione di una nuova &lt;strong&gt;cinta muraria fortificata&lt;/strong&gt;, che terminer&amp;agrave; sette anni dopo. Nel 1454 la comunit&amp;agrave; riceve dall&amp;rsquo;abate Guglielmo di Varax uno Statuto autonomo e nel 1494 il &amp;ldquo;governo&amp;rdquo; cittadino si stabilisce davanti a palazzo Sclopis.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;anno 1630 &amp;egrave;, come ovunque, contrassegnato dalla peste, ma anche dalla &amp;ldquo;Battaglia di Giaveno&amp;rdquo; nell&amp;rsquo;ambito del conflitto per la successione del ducato di Mantova tra il duca di Savoia Carlo Emanuele I e Luigi XIII. Le angherie dei soldati francesi si ripetono per anni, specie a causa del generale Nicolas &lt;strong&gt;Catinat&lt;/strong&gt; che scende dal Colle del Besso per saccheggiare il borgo nel 1691 e nel 1695.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sempre dalla Francia provengono gli echi della &lt;strong&gt;Rivoluzione&lt;/strong&gt;: nel 1798 viene eretto l&amp;rsquo;Albero della Libert&amp;agrave;, mentre le principali piazze cittadine vengono cambiate di nome con Libert&amp;agrave;, Uguaglianza, Virt&amp;ugrave; e Fratellanza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra la fine dell&amp;rsquo;Ottocento e la seconda met&amp;agrave; del Novecento Giaveno &amp;egrave; una citt&amp;agrave; &lt;strong&gt;industriale&lt;/strong&gt;, con diverse manifatture per la lavorazione della canapa,del cotone, della carta, della iuta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le fabbriche necessitano di trasporti veloci, ecco che il 27 maggio 1883 viene inaugurata la linea della &lt;strong&gt;tramvia a vapore&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le montagne di Giaveno cos&amp;igrave; come quelle del circondario vedono moltissimi partigiani formare le bande della &lt;strong&gt;Resistenza&lt;/strong&gt;; per il suo tributo di sangue alla democrazia, la Citt&amp;agrave;&amp;nbsp; stata insignita della &lt;strong&gt;medaglia d&amp;rsquo;argento al valore militare&lt;/strong&gt; nel 1997.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oggi Giaveno &amp;egrave; una localit&amp;agrave; &lt;strong&gt;turistica&lt;/strong&gt; conosciuta per la grande quantit&amp;agrave; di manifestazioni che vi si svolgono.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da visitare la Collegiata di San Lorenzo, il centro storico incastonato tra le mura, la Chiesa dei Bat&amp;ugrave;, piazza Sclopis e piazza Sant&amp;rsquo;Antero con i loro palazzi medievali, il Museo Alessandri e il Museo del Fungo.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 20 Dec 2018 12:30:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/giaveno</guid></item><item><title>Valle Stretta</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/valle-stretta</link><description>&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;Valle Stretta&lt;/strong&gt; (&lt;em&gt;Vall&amp;eacute;e &lt;/em&gt;&lt;i&gt;&amp;Eacute;troite&lt;/i&gt;&amp;nbsp;in francese) &amp;egrave; una valle franco-italiana&amp;nbsp;facente geograficamente parte della Valle di Susa; la zona superiore del suo territorio &amp;egrave; per&amp;ograve; stata annessa alla Francia in seguito al &lt;strong&gt;trattato di pace del 1947&lt;/strong&gt;. Nonostante l'amministrazione francese, segnaletica e rete telefonica rimangono tuttora italiane.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Tra boschi di pini scorre il fresco &lt;strong&gt;Rio di Valle Stretta&lt;/strong&gt;, affluente della Dora di Bardonecchia e, tra ghiaioni e larici, si nasconde il &lt;a href="/natura-ed-escursionismo/lago-verde"&gt;&lt;strong&gt;Lago Verde&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, splendido laghetto montano dal caratteristico colore verde (ghiacciato in inverno). Termina con il Colle di Valle Stretta, che la mette in comunicazione con Modane e la Maurienne.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Adatta a passeggiate ed escursioni anche &lt;strong&gt;in inverno &lt;/strong&gt;(alcuni percorsi sono battuti e percorribili facilmente con gli scarponi), &amp;egrave; raggiungibile in auto da Bardonecchia.&amp;nbsp;Vi consigliamo di lasciare la macchina nel parcheggio di fronte al campeggio&lt;strong&gt; Pian del Colle&lt;/strong&gt; (Melezet) e di addentrarvi a piedi negli&amp;nbsp;splendidi paesaggi innevati, costeggiando in un primo tempo la strada che conduce al Colle della Scala e successivamente seguendo le indicazioni per i rifugi Re Magi&amp;nbsp;(1.769 m) e Terzo Alpini&amp;nbsp;(1.780 m).&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Sat, 08 Dec 2018 17:29:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/valle-stretta</guid></item><item><title>San Restituto</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/san-restituto</link><description>&lt;p&gt;La chiesa di &lt;strong&gt;San Restituto&lt;/strong&gt; sorge possente e solitaria tra i prati, in posizione praticamente equidistante da Sauze di Cesana, Champlas du Col e Rolli&amp;egrave;res per le cui comunit&amp;agrave; ha svolto nei secoli passati funzione di parrocchiale. &amp;Egrave;, insieme alla parrocchiale di Cesana, &lt;strong&gt;la pi&amp;ugrave; antica della valle Ripa&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;edificio, al quale si accede attraverso una stretta stradina, &amp;egrave;&amp;nbsp;circondato dal piccolo e suggestivo cimitero.&amp;nbsp;Una bolla di Cuniberto, arcivescovo di Torino, rappresenta nel&amp;nbsp;1065 la prima testimonianza di questa chiesa, che&amp;nbsp;sub&amp;igrave; gravissimi danni nel corso delle guerre di religione cinquecentesche. In questo periodo, a causa dei violenti scontri tra le armate cattoliche e riformate, la chiesa&amp;nbsp;fu ripetutamente utilizzata come fortilizio, subendo numerosi assalti e distruzioni.&amp;nbsp;Risalgono al 1609-1673 la costruzione dell&amp;rsquo;attuale campanile, in stile romanico-delfinale, e quella delle volte, mentre data agli anni successivi al 1687 la costruzione dell&amp;rsquo;ultima campata e della facciata a portico.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La chiesa rimase indenne nel corso del furioso incendio che, nel 1962, distrusse buona parte dell&amp;rsquo;abitato di Sauze di Cesana. Tuttavia, anche a seguito di questo evento e del conseguente spopolamento dell&amp;rsquo;abitato, sub&amp;igrave; nel secondo Novecento un progressivo decadimento e un depauperamento dei propri arredi a causa di furti. Solo con i recenti restauri, conclusi nel 2010, il monumento &amp;egrave; tornato al suo antico splendore.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Celebrazioni: Venerd&amp;igrave; Santo in occasione della Via Crucis, Festa Patronale ultima domenica di maggio, Festa dell'Assunta 15 agosto, Festa della Madonna del Rosario seconda domenica di ottobre, Festa di Ognissanti 1 novembre. Luglio/agosto: mercoled&amp;igrave; e sabato ore 16-18. Settimana di ferragosto: tutti i giorni 16-18. In altri periodi dell'anno aperta su richiesta previo appuntamento.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni:&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:amicisanrestituto@gmail.com"&gt;amicisanrestituto@gmail.com&lt;/a&gt;&amp;nbsp;- &lt;a href="http://www.sanrestitutodelgransauze.it/"&gt;www.sanrestitutodelgransauze.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 15 Nov 2018 14:37:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/san-restituto</guid></item><item><title>Cavallerizza Caprilli</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/cavallerizza-caprilli</link><description>&lt;p class="p1"&gt;Per esercitarsi, gli allievi della Scuola di Cavalleria avevano bisogno di un edificio dedicato e coperto. Ecco che nel &lt;b&gt;1910&lt;/b&gt; in viale della Rimembranza fu costruita la Cavallerizza, dedicata al Capitano &lt;strong&gt;Federico Caprilli&lt;/strong&gt;, colui che invent&amp;ograve; il metodo di &lt;b&gt;cavalcata &amp;ldquo;naturale&amp;rdquo;&lt;/b&gt; ovvero con il busto inclinato in avanti, seguendo l&amp;rsquo;equilibrio dell&amp;rsquo;animale adattandosi spontaneamente ai suoi movimenti. Il metodo fu presentato durante il Concorso Ippico Internazionale di Torino del 1902.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Federico%20Caprilli%20Foto%20Museo%20della%20Cavalleria.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Federico Caprilli (Foto Museo della Cavalleria)&lt;/h6&gt;
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&lt;p class="p1"&gt;Nato a Livorno nel 1868, Federico (o Federigo) &lt;b&gt;Caprilli&lt;/b&gt; leg&amp;ograve; il suo nome a quello di Pinerolo: istruttore alla Scuola di Cavalleria detenne per sette anni, dal 1902 fino alla sua morte nel 1907, il &lt;b&gt;record di salto&lt;/b&gt;: 2,08 metri in sella al cavallo &lt;i&gt;Mepolo&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Ai tempi la Cavallerizza era la pi&amp;ugrave; grande (misura 79.3 metri di lunghezza per 34.6 metri di larghezza) e una fra le pi&amp;ugrave; belle d&amp;rsquo;Europa: in stile liberty, di forma rettangolare, presenta ai quattro angoli figure equine. Al suo interno, dall&amp;rsquo;alta volta, sono state recentemente ospitate mostre fotografiche e d&amp;rsquo;arte grazie agli &lt;b&gt;spazi ampissimi e luminosi&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Cavallerizza%20Caprilli%20in%20occasione%20di%20una%20mostra%20Foto%20PineroloTurismo.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1922 fu utilizzata per il grande banchetto offerto alla popolazione in occasione della nomina del pinerolese avvocato &lt;b&gt;Luigi Facta &lt;/b&gt;a Presidente del Consiglio dei Ministri.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&amp;Egrave; posta a soli due isolati di distanza dalla Scuola di Cavalleria e dal &amp;ldquo;Quartiere&amp;rdquo; a essa dedicato, dove ora sorge il Museo: serviva per le esercitazioni degli allievi cavalieri e per i &lt;b&gt;concorsi ippici&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il &lt;b&gt;Museo storico&lt;/b&gt; dell&amp;rsquo;Arma di Cavalleria di Pinerolo, oltre al monumento eretto sullo scalone, conserva &lt;b&gt;alcuni cimeli del capitano Caprilli&lt;/b&gt; e una ricca documentazione fotografica. Oltre alla Cavallerizza, la Citt&amp;agrave; ha dedicato al Capitano Caprilli una via.&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;h4 class="p1"&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/museo-storico-dell-arma-di-cavalleria-di-pinerolo"&gt;MUSEO STORICO DELL&amp;rsquo;ARMA DI CAVALLERIA DI PINEROLO&lt;/a&gt;&lt;/h4&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La sua morte rimane un mistero: &lt;strong&gt;cadde da cavallo a Torino&lt;/strong&gt;, vicino a piazza d&amp;rsquo;Armi, battendo la testa. Una ricostruzione della sua vita (intrecciata con quella di Giovanni&lt;span class="Apple-converted-space"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Agnelli e di Emanuele Cacherano di Bricherasio, tutti cavalieri) si trova nel romanzo &lt;i&gt;&amp;ldquo;Quando l&amp;rsquo;automobile uccise la Cavalleria&amp;rdquo;&lt;/i&gt; di &lt;strong&gt;Giorgio Caponetti&lt;/strong&gt;, edito da Utet.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;La Cavallerizza &amp;egrave; aperta al pubblico soltanto in occasione di alcuni eventi, come la Fiera dell&amp;rsquo;Artigianato.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;strong&gt;Info:&lt;/strong&gt; Pinerolo Ufficio del Turismo, via Duomo n. 1, Tel.&amp;nbsp;0121 795589&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 14 Sep 2023 07:27:37 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/cavallerizza-caprilli</guid></item><item><title>Museo del Costume e delle tradizioni delle genti alpine di Pragelato</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-del-costume-e-delle-tradizioni-delle-genti-alpine-di-pragelato</link><description>&lt;p&gt;L&amp;rsquo;idea del &lt;strong&gt;Museo&lt;/strong&gt; nasce nel 1994 da un'idea del Consiglio comunale che deliber&amp;ograve; di istituire una Fondazione con il lascito del medico di Soucheres Basses, Giuseppe Guiot Bourg, con l'intento di recuperare il materiale contadino e gli &lt;strong&gt;abiti preziosi del costume pragelatese&lt;/strong&gt; per realizzare un museo dell'Alta Val Chisone.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il primo allestimento venne realizzato nel 1997 in occasione dei Mondiali di Sci alpino; la prima sede fu nel centro storico di La Ru&amp;agrave;, capoluogo del Comune di Pragelato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal 2003 il Museo si trova nella sede attuale, una storica &lt;strong&gt;casa tradizionale&lt;/strong&gt;, e nel corso del tempo si &amp;egrave; arricchito di oggetti e vestiti donati dalla popolazione. Cos&amp;igrave; a scialli, nastri, vestiti di uso comune e per &amp;ldquo;le giornate di festa&amp;rdquo;, a partire dal XIX secolo molto colorati, si sono aggiunti nel tempo attrezzi contadini, per la cucina del cibo, oggetti di uso quotidiano, distribuiti negli ambienti classici di un tempo quali fienile, cantina, stalla, cucina e camera da letto.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 19 Jul 2023 15:11:02 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/museo-del-costume-e-delle-tradizioni-delle-genti-alpine-di-pragelato</guid></item><item><title>Forte Pramand</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/forte-pramand</link><description>&lt;p&gt;La&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Batteria del&amp;nbsp;Pramand&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;fu l'ultimo forte ad essere stato costruito nella conca di&amp;nbsp;Bardonecchia&amp;nbsp;(entr&amp;ograve; in funzione nel&amp;nbsp;1905).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il forte venne edificato sulla somma del monte Pramand,&amp;nbsp;ed era raggiungibile con mezzi motorizzati. A picco sopra Pont Ventoux&amp;nbsp;era formato da&amp;nbsp;un edificio in conglomerato di cemento a forma rettangolare e con volta ricoperta da reticolati.&amp;nbsp;L'edificio era a 2 piani, col piano superiore leggermente pi&amp;ugrave; piccolo di quello inferiore: questo era circondato da una galleria lungo tutto il lato protetto sulle quale si aprivano i locali "tecnici" quali magazzini, vani per gruppo elettrogeno e accumulatori, riserva di carburante.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella parte centrale del piano terra vi erano le cucine, il deposito viveri e 3 camerate. Al piano superiore, di dimensioni inferiori rispetto a quello sottostante, vi era un corridoio parallelo al fronte di gola sul quale si aprivano le riservette per i 4 cannoni ed i pozzi in cui vi erano i pezzi di artiglieria. Al forte erano impiegati, come dotazione normale, 180 uomini.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Sat, 24 Aug 2019 12:23:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/forte-pramand</guid></item><item><title>Gravere</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/gravere</link><description>&lt;p&gt;Gravere &amp;egrave; un piccolo comune posto a monte di Susa, caratterizzato nella sua parte pi&amp;ugrave; antica da &lt;b&gt;case in pietra e in legno&lt;/b&gt; costruite arditamente su affioramenti rocciosi a picco sulla Dora e sul torrente Gelassa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il nome &lt;b&gt;Gravere&lt;/b&gt; deriva dal latino &lt;i&gt;glarea ("ghiaia")&lt;/i&gt;, e si riferisce ai depositi ghiaiosi dovuti allo scorrere dei corsi d'acqua, in particolare del torrente Gelassa, il cui corso nel 1728 fu in parte deviato; dalla stessa radice deriva anche, ad esempio, l'idronimo Gravio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nei secoli la zona ove sorge il paese fu conosciuta con diversi nomi: &lt;i&gt;Luximonte&lt;/i&gt; (nel testamento di Abbone, fondatore della Novalesa), &lt;i&gt;Yallasse&lt;/i&gt; (dal nome del torrente Gelassa) e, infine, &lt;i&gt;Le Graviere&lt;/i&gt; (da cui l'odierno Gravere).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il comune &amp;egrave; costituito da una decina di&amp;nbsp;&lt;span style="color: var(--paragraph); font-family: var(--font-family-base);"&gt;borgate, &lt;/span&gt;&lt;b style="color: var(--paragraph); font-family: var(--font-family-base);"&gt;nessuna delle quali porta il nome di Gravere&lt;/b&gt;&lt;span style="color: var(--paragraph); font-family: var(--font-family-base);"&gt;. Alcune di queste (Morelli, Olmo, Saretto, Mollare e la moderna Valdisogno) si trovano lungo la strada del Monginevro e costituiscono attualmente un abitato quasi continuo, altre (Grande e Piccolo Essimonte, Bastia e Refornetto, dove hanno sede il Municipio e la Chiesa Parrocchiale) sono nelle vicinanze del Gelassa.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Arnodera e Armona&lt;/b&gt; sono situate in posizione isolata a mezza costa, ad est del capoluogo; &lt;b&gt;Madonna della Losa e Deveys&lt;/b&gt; sono frazioni ormai esclusivamente di villeggiatura, mentre l'&lt;b&gt;Alteretto&lt;/b&gt;, una delle pi&amp;ugrave; popolate in passato, &amp;egrave; ormai disabitata e in rovina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Centro ideale del paese &amp;egrave; la &lt;b&gt;piazza Cesare Meano&lt;/b&gt;, che si raggiunge salendo da Susa dopo un paio di tornanti, punto di partenza per partire alla scoperta delle varie frazioni.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;La storia&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Gravere, che in origine era dipendente a livello amministrativo e religioso da Susa, ottenne autonomia di culto e amministrativa &lt;b&gt;tra il 1598 e il 1622&lt;/b&gt;. La chiesa della Nativit&amp;agrave; di Maria venne costruita per adempiere un voto, contratto nel corso dell&amp;rsquo;epidemia di peste del 1598 e consacrata nel 1701, mentre nei secoli successivi venne consacrata anche a S.Barbara. Poche notizie si hanno dell&amp;rsquo;antica chiesa romanica dei SS. Giacomo e Filippo a Croaglie andata in rovina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fino al 1713 Gravere &lt;b&gt;era il primo comune del Ducato di Savoia&lt;/b&gt; che si incontrava provenendo dalla vicina Chiomonte, che era invece parte del Delfinato e quindi, come tutta l'Alta valle di Susa, Regno di Francia a tutti gli effetti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/CippoDelfinato02.JPG" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per la vicinanza al confine il paese &lt;b&gt;ospit&amp;ograve; diverse strutture militari fin dal Medioevo: &lt;/b&gt;&lt;span&gt;l&lt;/span&gt;a prima fortificazione nota &amp;egrave; la &lt;em&gt;bastita de Paladruco&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;, &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span&gt;f&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;atta costruire tra il 1300 ed il 1301 dal conte Amedeo V, da cui prende il nome la borgata Bastia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nella borgata montana di &lt;b&gt;Madonna della Losa&lt;/b&gt; celebre &amp;egrave; la presenza della &lt;em&gt;Certosa: &lt;/em&gt;sorta nel 1189 &amp;egrave; affidata a monaci certosini su iniziativa di Tommaso I di Savoia. La sua storia si intreccia con l&amp;rsquo;abbazia di Novalesa per l&amp;rsquo;origine della comunit&amp;agrave; benedettina, e poi con Montebenedetto dove la comunit&amp;agrave; monastica si trasfer&amp;igrave; all&amp;rsquo;inizio del Duecento. L&amp;rsquo;impianto della certosa della Losa differiva dalle altre certose presenti sul territorio perch&amp;eacute; non possedeva un edificio con le celle per i monaci, ma questi possedevano ciascuno una piccola abitazione indipendente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;rsquo;interno della cappella di Madonna della Losa fu ornata nella seconda met&amp;agrave; del Trecento da &lt;b&gt;un ciclo di affreschi&lt;/b&gt; raffiguranti gli apostoli, distribuiti sulle due met&amp;agrave; della volta. Dell'edificio romanico restano tracce nel minuscolo campanile, mentre l'interno conserva dei begli affreschi del primissimo 1400 d'ispirazione lombarda.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Proveniente dalla Certosa, ma ora conservato al Museo Diocesano di Arte a Sacra a Susa, &amp;egrave; il &lt;b&gt;Baldachinaltar&lt;/b&gt; di tema mariano, della prima met&amp;agrave; del secolo XV, attribuito ad un ignoto scultore della Germania medioevale. L&amp;rsquo;ancona &amp;egrave; una sorta di tabernacolo, sorretto anteriormente da esili pilastrini, ospita al centro un sistema di immagini lignee dorate e dipinte che evocano il momento della Deposizione di Cristo, mentre gli sportelli dipinti narrano la vita e passione di Cristo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/1-3-4%20Gravere,%20Certosa%20Madonna%20della%20Losa,%20Apostoli,%20Affresco.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Certosa di Madonna della Losa, Apostoli, Affresco.&lt;/h6&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un&amp;rsquo;interessante &lt;b&gt;testimonianza del passato celtico&lt;/b&gt; della zona sono le incisioni presenti sulla sommit&amp;agrave; del roccione che sorregge la croce in pietra, a fianco della Chiesa Parrocchiale. Si distinguono due impronte di zoccolo equino, come se un cavallo o un mulo vi avesse fatto pressione con i posteriori per spiccare un gran salto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Naturalmente non mancano &lt;b&gt;le leggende sulla loro origine&lt;/b&gt;. Una attribuisce le impronte al cavallo di Erode, avviato verso l&amp;rsquo;esilio oltre le Alpi. Un&amp;rsquo;altra racconta del diavolo che dalla sommit&amp;agrave; di quel roccione dominava Gravere, ma che, con la costruzione della chiesa, spicc&amp;ograve; il volo verso luoghi pi&amp;ugrave; ospitali premendo con rabbia sulla roccia i suoi piedi cavallini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vicino alle impronte altre incisioni aiutano a spiegare la vera origine storica: si tratta di sei piccole coppelle, segni di antico culto pagano: i sacerdoti druidi, infatti, sacrificavano vittime (anche umane) alle divinit&amp;agrave; e, da come il sangue si disponeva nelle coppelle, traevano delle profezie.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Poco sopra l&amp;rsquo;Arnodera esiste una cava argentifera, la &lt;b&gt;Miniera del Rug&amp;egrave;t&lt;/b&gt;, formata da varie gallerie sotterranee. Si ignora il periodo dal quale &amp;egrave; stata sfruttata: gli archivi conservano solamente il ricordo di un effimero tentativo di ripresa nel XVIII secolo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;Le fortificazioni e Pian Gelassa&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;Sopra il roccione che sovrasta la frazione di Bastia fu costruito nel 1592 il &lt;b&gt;F&lt;/b&gt;&lt;b&gt;orte di San Francesco&lt;/b&gt;, su progetto di Gabrio Busca, ingegnere militare di Carlo Emanuele I: sfruttando il rilievo venne realizzato un semplice parapetto che correva sul bordo con delle torrette agli angoli. All&amp;rsquo;interno due baraccamenti per l&amp;rsquo;alloggio delle guarnigioni ed una cappella.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Faceva parte dei tre forti graveresi, con la &lt;b&gt;Rocca di Molaro e Monmorone&lt;/b&gt;, posti a difesa della frontiera con il Delfinato, che videro i sabaudi cercare invano di fermare, nel 1629 e nel 1690 le armate francesi del cardinale Richelieu e del maresciallo di Catinat.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gravere non venne mai coinvolta in vere battaglie ma fu fortemente provata dal passaggio di numerose soldatesche che operavano saccheggi ai danni delle popolazioni e pi&amp;ugrave; volte rasero al suolo le cappelle delle borgate.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La &lt;span&gt;&lt;b&gt;Batteria Militare del Trucco, &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;d&lt;/span&gt;etta anche &lt;i&gt;Batteria della Losa&lt;/i&gt;, fu realizzata nel 1891; era costituita da un fossato che racchiudeva due distinte batterie su due livelli di quota, la Alta e la Bassa, collegate da una strada interna che permetteva poi l&amp;rsquo;accesso ad un osservatorio.&lt;br /&gt;Batteria Militare del Trucco&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Due costruzioni, una di un piano ed una di due, erano in grado di accogliere 200 uomini; una leggenda dice che nei sotterranei fosse operante una zecca.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Pian Gelassa&lt;/b&gt; (situata a 1.535 m s.l.m.), &amp;egrave; stata una stazione sciistica piuttosto nota negli anni sessanta. A differenza della vicina Pian del Frais non era dotata di un impianto di risalita che la collegasse con il fondovalle e si raggiungeva da Susa con una carrozzabile, inaugurata il 27 luglio 1966. Nella primavera del 1969 viene ultimata la funivia e un anno dopo la cabinovia; la stazione sciistica per&amp;ograve; dur&amp;ograve; meno di dieci anni, complice &lt;b&gt;una valanga che colp&amp;igrave; gli impianti&lt;/b&gt; e port&amp;ograve; alla sua chiusura.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 12 Dec 2018 10:29:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/gravere</guid></item><item><title>Briançon</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/briancon</link><description>&lt;p&gt;Ai piedi del Colle dell'Izoard ed al di l&amp;agrave; del Monginevro si trova &lt;b&gt;Brian&amp;ccedil;on&lt;/b&gt;, cittadina francese da sempre teatro di scambi culturali, passaggi e spostamenti verso l'Italia, la Provenza, il Queyras, l'Is&amp;egrave;re e la Drome.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Capitale della &lt;b&gt;Repubblica degli Escartons&lt;/b&gt;, territori montani del dipartimento francese delle Hautes-Alpes, dell&amp;rsquo;Alta valle di Susa e delle valli cuneesi che dal 1343 al 1789 hanno goduto di un privilegiato statuto fiscale e politico, Brian&amp;ccedil;on deve le sue opere maestose ed imponenti a &lt;b&gt;Vauban&lt;/b&gt; , ingegnere militare di Luigi XIV, che nel 1700 fortific&amp;ograve; la citt&amp;agrave; per migliorarne la difesa. A seguito delle incursioni del Duca di Savoia, Vauban stabil&amp;igrave; la costruzione di possenti mura attorno alla Vieille Ville e dei Forti Salettes, Trois T&amp;ecirc;tes, Dauphin e Randouillet.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/b1 salendo al fort des tetes.jpg" border="0" alt="Salendo al Fort det Tetes" data-entity-type="file" data-entity-uuid="1829991b-f71f-4e45-a8ed-dda351d6bc07" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Salendo al Fort det T&amp;ecirc;tes.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A dare a Brian&amp;ccedil;on un'impronta industriale e commerciale fu l'apertura della fabbrica della &lt;b&gt;Schappe&lt;/b&gt;: dal 1860 al 1933 la produzione di filo da seta diede lavoro a 1000 operai.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;b&gt;turismo&lt;/b&gt; arriv&amp;ograve; ad inizio '900, in concomitanza con il primo concorso internazionale di sci di Monginevro del 1907. La realizzazione della telecabina Prorel, avvenuta nel 1990, sanc&amp;igrave; definitivamente l'inizio delle stagioni sciistiche.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;blockquote&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;LEGGI ANCHE:&amp;nbsp;&lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/blog/escursioni-e-passeggiate/bienvenue-briancon-un-tour-nella-citta-fortificata-piu-alta-deuropa"&gt;&amp;ldquo;Bienvenue &amp;agrave; Brian&amp;ccedil;on&amp;rdquo;: un tour nella citt&amp;agrave; fortificata pi&amp;ugrave; alta d'Europa&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/blockquote&gt;
&lt;p&gt;Patrimonio Unesco dal 2008, Brian&amp;ccedil;on non &amp;egrave; oggi rinomata soltanto per il turismo invernale. Offre attivit&amp;agrave; estive per tutti i gusti: escursioni, ciclismo, parapendio, equitazione, canoa, rafting. Ospita eventi quali l'&lt;b&gt;Altitude Jazz Festival&lt;/b&gt; e, sovente, il &lt;b&gt;Tour de France&lt;/b&gt;. A 1325 metri d'altezza e con un clima prevalentemente secco e soleggiato, &amp;egrave; anche stazione climatica per le patologie asmatiche e allergiche.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/inline-images/b1 Porte de Pignerol.jpeg" border="0" alt="Porte de Pignerol" data-entity-type="file" data-entity-uuid="fcb0df5a-bf3f-419b-abf0-c925291b1b05" /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Porte de Pignerol.&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;La citt&amp;agrave; si compone di due importanti aree. Quella bassa, pi&amp;ugrave; commerciale, in grado di offrire servizi di ogni tipo. &lt;b&gt;Quella alta&lt;/b&gt;, Medievale, &amp;egrave; ricca di storia e testimonianze del passato: la via principale, &lt;i&gt;Grande Rue&lt;/i&gt;, riconoscibile dalla sua &lt;i&gt;Garguille&lt;/i&gt;, &amp;egrave; caratterizzata da antiche dimore, facciate colorate, fontane, incantevoli piazze &lt;i&gt;(Place d'Armes, Place de Temps),&lt;/i&gt; grandi chiese &lt;i&gt;(Collegiata di Notre-Dame)&lt;/i&gt;, negozi e botteghe di artigiani, ristoranti e creperie.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 24 Feb 2022 12:33:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/briancon</guid></item><item><title>Jafferau</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/jafferau</link><description>&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Sede di importanti impianti sciistici del &lt;strong&gt;comprensorio di Bardonecchia&lt;/strong&gt; (sei impianti di risalita, da circa 1.400&amp;nbsp;a circa 2.700 metri), lo &lt;strong&gt;Jafferau&lt;/strong&gt; &amp;egrave; una montagna delle Alpi Cozie&amp;nbsp;appartenente&amp;nbsp;alla catena Bernauda-Pierre Menue-Ambin. Divide la conca di Bardonecchia dalla Valfredda, ed &amp;egrave; costituito da due cime: la Testa del Ban (2.652 m.) e la cima Jafferau (2.805 m.).&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;Sulla vetta del monte &amp;egrave; situato il&lt;strong&gt; Forte dello Jafferau&lt;/strong&gt;, edificato&amp;nbsp;tra il 1896 e il 1898 come &lt;em&gt;opera d'azione lontana &lt;/em&gt;per colpire con le sue artiglierie in profondit&amp;agrave; nel territorio francese. Fu bombardato e distrutto alla fine della seconda guerra mondiale, come imponevano le clausole del trattato di pace con la Francia. Del forte vero e proprio non resta quasi nulla, ma sulla sommit&amp;agrave; sono ancora visibili le postazioni degli otto cannoni.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sul versante del monte sono inoltre presenti due grossi serbatoi ("i bacini", localit&amp;agrave; detta "Fregiusia") che ricevono l'acqua dall'invaso artificiale di Rochemolles; l'acqua alimenta la centrale idroelettrica dell'Enel sita in Bardonecchia.&amp;nbsp;Per tre volte lo Jafferau &amp;egrave; stato il punto d'arrivo del &lt;strong&gt;Giro d'Italia&lt;/strong&gt;; nel 1972, quando&amp;nbsp;vinse&amp;nbsp;il belga Eddy Merckx, nel 2013 in cui la vittoria venne assegnata postuma a Vincenzo Nibali, e nel 2018, anno in cui Christopher Froome arriv&amp;ograve; al traguardo dopo una fuga di oltre 80 chilometri partita dal Colle delle Finestre.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 27 Dec 2018 10:38:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/jafferau</guid></item><item><title>Castello di Miradolo</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/castello-di-miradolo</link><description>&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Il Castello di Miradolo &amp;egrave; un affascinante esempio di architettura di gusto neogotico che sorge all&amp;rsquo;imbocco della Val Chisone, a 40 km circa da Torino. Grazie alla Fondazione Cosso che nei primi anni 2000 ha restituito questo bene alla comunit&amp;agrave;, all&amp;rsquo;interno del Castello vengono promossi eventi e attivit&amp;agrave; di interesse culturale e sociale. Le iniziative spaziano dagli eventi espositivi (mostre) a quelli musicali e performativi, con percorsi di approfondimento e formazione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;strong&gt;La Storia&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Residenza nobiliare appartenuta alle famiglie Massel di Caresana e Cacherano di Bricherasio fino al 1950, deve la sua attuale conformazione a &lt;strong&gt;Maria Elisabetta Ferrero della Marmora&lt;/strong&gt;, detta &amp;ldquo;Babet&amp;rdquo;, sposa del marchese Maurizio Massel, che negli anni Venti dell&amp;rsquo;Ottocento interviene sulla facciata del Palazzo, fa realizzare la Citroniera e la Torre rotonda dall&amp;rsquo;architetto Talucchi e trasforma il giardino all&amp;rsquo;italiana in un &lt;b&gt;parco paesaggistico di oltre 6 ettari&lt;/b&gt;, oggi riconosciuto tra i &lt;b&gt;giardini storici tutelati dalla Regione Piemonte, con esemplari unici per bellezza e importanza storica e botanica.&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Con la morte dell&amp;rsquo;ultima erede Sofia, nel 1950 il Castello di Miradolo viene lasciato a una congregazione religiosa che lo adibisce a casa per esercizi spirituali e residenza estiva per anziani, effettuando una serie di interventi non rispettosi dell&amp;rsquo;impianto originario e non coerenti con la storicit&amp;agrave; del luogo. Dagli anni &amp;rsquo;90 la dimora viene abbandonata e attraversa un lungo periodo di incuria e abbandono fino al 2007, quando viene gestita dalla Fondazione Cosso che con risorse totalmente private lavora per restituire alla comunit&amp;agrave; un patrimonio storico, architettonico e naturalistico estremamente prezioso.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Nata per volont&amp;agrave; di Maria Luisa Cosso Eynard e della figlia Paola, la Fondazione che ha sede nel Castello di Miradolo opera in ambiti diversi: &lt;/span&gt;&lt;b&gt;arte, musica, natura, didattica e social&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;strong&gt;e&lt;/strong&gt;, per costruire un'&lt;/span&gt;&lt;b&gt;offerta culturale ampia e di alto livello&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;, basata sulla ricerca e sulla sperimentazione, diversificata per le famiglie, le scuole, i soggetti portatori di fragilit&amp;agrave;, i visitatori di tutte le et&amp;agrave;.&lt;br /&gt;In ambito naturalistico si occupa dal 2008 del &lt;b&gt;parco storico&lt;/b&gt;, con progetti di valorizzazione, tesi a diffondere la conoscenza della natura e del paesaggio, stimolare la sensibilit&amp;agrave; verso temi come l'ecologia, la sostenibilit&amp;agrave; e il benessere dell'essere umano, in connessione con l'ambiente.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Miradolo/Castello%20Miradolo_Serra%20neogotica.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Grazie alla Fondazione Cosso, il Castello di Miradolo &amp;egrave; tornato alla sua antica funzione di &lt;/span&gt;&lt;b&gt;polo culturale e di laboratorio di idee&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;, rievocando il &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;cenacolo&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt; che, tra Ottocento e Novecento, la contessa Sofia Cacherano di Bricherasio aveva saputo creare intorno a s&amp;eacute;. La dimensione storica, oggi, viaggia di pari passo con la contemporaneit&amp;agrave;: il Castello di Miradolo &amp;egrave;, infatti, un &amp;ldquo;castello contemporaneo&amp;rdquo; non cristallizzato nel tempo storico della sua costruzione ma diventato un luogo dell&amp;rsquo;oggi, capace di calare la sua eredit&amp;agrave; storica e le abitudini di un castello nei tempi contemporanei.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h3&gt;&lt;strong&gt;Le attivit&amp;agrave;&lt;/strong&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/h3&gt;
&lt;ul&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Arte: &lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Le mostre organizzate dalla Fondazione Cosso sono il frutto di inediti progetti di ricerca e di studio che nascono dal confronto con le visioni di curatori e collaboratori di cui la Fondazione si avvale per curare ogni aspetto: allestimento, testi espografici, progetto luci, installazione musicale, servizio di audio guide&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Musica:&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt; Il progetto artistico &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;Avant-derni&amp;egrave;re pens&amp;eacute;e&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt; nasce nel 2009, da un&amp;rsquo;idea di Roberto Galimberti, e da allora ha il proprio centro di ricerca e sperimentazione al Castello di Miradolo.Le &lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;performance&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt; si plasmano sugli spazi del Castello di Miradolo e del suo Parco, in connessione con la storia del luogo, le sue bellezze, i progetti espositivi allestiti nelle sale storiche. Per questo i&lt;/span&gt;&lt;b&gt; Concerti &lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;presentati dalla Fondazione Cosso sono unici e non vengono ripetuti altrove: non ne &amp;egrave; conservata memoria se non nella testa e nel cuore degli spettatori.&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Natura: &lt;span style="font-weight: 400;"&gt;un meraviglioso Parco ottocentesco, alberi maestosi e centenari, fiori delicati e meravigliosi sono il patrimonio custodito dalla Fondazione che organizza incontri, convegni e seminari, aperti a tutti, sviluppando collaborazioni sul territorio e iniziative formative.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Sociale&lt;/b&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;: sono numerose le collaborazioni in ambito sociale promosse dalla Fondazione che partecipa a progetti di ricerca finalizzati al miglioramento della qualit&amp;agrave; della vita tramite l&amp;rsquo;avvicinamento all&amp;rsquo;arte e alla natura, nelle loro diverse forme di espressione.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;li&gt;
&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: 400;"&gt;&lt;strong&gt;Attivit&amp;agrave; didattiche per scuole e famiglie&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/li&gt;
&lt;/ul&gt;</description><pubDate>Sat, 02 Jul 2022 10:32:48 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/castello-di-miradolo</guid></item><item><title>Museo Diocesano di Arte Sacra</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/museo-diocesano-di-arte-sacra</link><description>&lt;p&gt;Il Museo Diocesano di Arte Sacra, sede centrale del Sistema Museale Diocesano, si trova&amp;nbsp;nel complesso edilizio adiacente all&amp;rsquo;antica chiesa della Madonna del Ponte a Susa.&lt;br /&gt;Ospita gli oggetti d&amp;rsquo;arte pi&amp;ugrave; preziosi e significativi appartenenti al Tesoro della Cattedrale di San Giusto e al Tesoro della Chiesa della Madonna del Ponte, affiancati dalle oreficerie, dalla statuaria lignea, dai paramenti e dai dipinti provenienti da varie zone della Valle di Susa.&lt;br /&gt;Tra gli oggetti esposti sono particolarmente degni di nota un cofanetto reliquiario di epoca longobarda (VII sec.); i picchiotti bronzei del portale dell&amp;rsquo;abbazia di San Giusto (1130 c.a); la croce processionale di Johannes Bos, detta di Carlo Magno (1360/70 c.a); il Trittico della Madonna del Rocciamelone (1358); la statua lignea della Madonna del Ponte (met&amp;agrave; XII sec.), la Madonna col Bambino proveniente da Villar Focchiardo (inizio XIII sec.); la tavola raffigurante l&amp;rsquo;Immacolata (1510-20).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il Museo Diocesano di Arte Sacra di Susa coordina inoltre la rete di musei valsusini di arte religiosa, che rappresentano&amp;nbsp;un significativo patrimonio di scultura, oreficeria, pitture e paramenti, di produzione italiana ed europea, dislocati sull'intero territorio della Valle di Susa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aperture: 1 luglio - 31 agosto: domenica - luned&amp;igrave; 15.00-18.30, marted&amp;igrave; - sabato 9.30-12.00, 15.00-18.30; 1 settembre - 30 giugno:&amp;nbsp;sabato e domenica 14.30 - 18.00.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: tel. 0122/622640 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:museo@centroculturalediocesano.it"&gt;museo@centroculturalediocesano.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.centroculturalediocesano.it/"&gt;www.centroculturalediocesano.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 17 Jul 2018 16:12:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/museo-diocesano-di-arte-sacra</guid></item><item><title>Torre Pellice</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/torre-pellice</link><description>&lt;p class="p1"&gt;&lt;b&gt;Torre Pellice&lt;/b&gt; &amp;egrave; il centro principale della &lt;b&gt;Chiesa Valdese italiana&lt;/b&gt; ed il capoluogo della Unione Montana del Pinerolese.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;La sua storia &amp;egrave; strettamente legata quella dei Valdesi, un movimento religioso promosso nel sec. XII dal mercante lionese Valdo, che affermava la povert&amp;agrave; evangelica e il diritto alla predicazione dei laici e che nel secolo XVI ader&amp;igrave; alla Riforma protestante.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;Fin dal XII secolo Torre Pellice, come tutta la sua valle, inizi&amp;ograve; a popolarsi di Valdesi, in fuga dalla vicina Francia, e a partire dal Cinquecento il paese fu fortemente colpito dalle persecuzioni religiose.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel Settecento le persecuzioni si attenuarono, anche se i valdesi non potevano ancora ricoprire cariche istituzionali n&amp;eacute; celebrare il culto in pubblico, e solo il 17 febbraio 1848 Carlo Alberto pose fine alle discriminazioni con l'editto di pacificazione. Da allora tutti gli anni, la notte tra il 16 e il 17 febbraio, i Valdesi ricordano l'evento accendendo dei &lt;b&gt;grandi fuochi all'aperto&lt;/b&gt; in tutta la valle.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Fuochi%201.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6 class="p1"&gt;La notte dei fuochi nel prato della Casa Unionista a Torre Pellice.&lt;/h6&gt;
&lt;p class="p1"&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Il &lt;b&gt;processo di industrializzazione&lt;/b&gt; di Torre Pellice ebbe inizio nella seconda met&amp;agrave; del 1700 (la prima filatura della seta &amp;egrave; del 1760) e si consolid&amp;ograve; nel secolo successivo, quando sorsero stamperie, pastifici, fabbriche di grafite ed altre industrie. Gli abitanti passarono da 2300 nel 1819 a 6000 circa all'inizio del Novecento; attualmente sono intorno ai 4600.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Nel 1882 venne realizzato un &lt;b&gt;collegamento ferroviario&lt;/b&gt; fra Torre Pellice e Pinerolo, che era la prosecuzione della ferrovia Torino-Pinerolo&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Torre Pellice una realt&amp;agrave; dinamica, da visitare &lt;b&gt;percorrendo l&amp;rsquo;isola pedonale&lt;/b&gt; che inizia in Piazza San Martino con la Chiesa Cattolica, il Priorato Mauriziano e la Fontana di Carlo Alberto e prosegue nel centro storico per arrivare alla zona valdese, con il &lt;b&gt;Tempio&lt;/b&gt; neo-romanico del 1852, la &lt;b&gt;Casa Valdese&lt;/b&gt; dove ogni anno si riunisce in assemblea il Sinodo, la &lt;b&gt;Fondazione Centro Culturale Valdese&lt;/b&gt; con il suo museo, gli archivi e la biblioteca, il &lt;b&gt;Collegio Valdese&lt;/b&gt;, ora Liceo, costruito nel 1835, la &lt;b&gt;Foresteria Valdese&lt;/b&gt;, il &lt;b&gt;Convitto&lt;/b&gt;, eretto in memoria dei 500 valdesi caduti nella prima guerra mondiale, la &lt;b&gt;Casa Valdese della Giovent&amp;ugrave;&lt;/b&gt; e la &lt;b&gt;Casa delle Diaconesse&lt;/b&gt;, sede centrale delle infermiere all'opera nei numerosi istituti di assistenza.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Presso il Collegio Valdese si trova l'Erbario Rostan, che raccoglie la flora alpina delle valli pinerolesi; l'abitato ospita un busto di Edmondo De Amicis e un monumento in bronzo al pastore-condottiero Henri Arnaud.&lt;/p&gt;
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&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/POI/Centro%20Culturale%20Valdese.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h6&gt;Il Centro Culturale Valdese.&lt;/h6&gt;
&lt;/div&gt;
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&lt;p class="p1"&gt;Durante tutto l&amp;rsquo;anno presso La Civica Galleria d&amp;rsquo;arte contemporanea Filippo Scroppo e presso il Centro Culturale Valdese &amp;egrave; possibile visitare mostre e partecipare a incontri e conferenze. Vi si organizza ogni anno il festival &lt;b&gt;&amp;ldquo;Una Torre di Libri&amp;rdquo;.&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Le vicende storiche hanno fatto di Torre Pellice un centro internazionale, definito da Edmondo De Amicis &lt;i&gt;&amp;ldquo;la Ginevra italiana&amp;rdquo;&lt;/i&gt;, e questa vocazione internazionale si riflette nel multilinguismo.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Tutta la Val Pellice &amp;egrave; caratterizzata dalla presenza di &lt;b&gt;quattro parlate &lt;/b&gt;contemporanee: l'italiano, lingua ufficiale fin dal 1560, il francese, lingua ufficiale della Chiesa Valdese per due secoli, l'occitano, lingua letteraria nel Medioevo, e il piemontese, lingua popolare e commerciale.&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Torre Pellice &amp;egrave; la base ideale per &lt;b&gt;escursionisti e appassionati di montagna&lt;/b&gt;, che in poco tempo possono raggiungere i rifugi alpini e le vette circostanti; appena fuori dall'abitato, l'Ospedale Valdese &amp;egrave; il primo istituto assistenziale edificato in favore delle popolazioni valdesi nel XIX secolo, mentre in posizione dominante si trovano i ruderi del &lt;b&gt;forte di Santa Maria&lt;/b&gt;, fatto incendiare da Catinat nel 1690.&lt;/p&gt;</description><pubDate>Fri, 23 Feb 2024 08:41:17 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/torre-pellice</guid></item><item><title>Meana</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/meana</link><description>&lt;p&gt;Il &lt;strong&gt;Comune&amp;nbsp;di Meana&lt;/strong&gt; si trova a 2 km da Susa, lungo la strada che conduce al Colle delle Finestre. Sono numerose le testimonianze artistiche-culturali che contraddistinguono il suo territorio, come i &lt;strong&gt;graffiti su roccia&lt;/strong&gt; rinvenuti a monte della ferrovia, le &lt;strong&gt;lapidi sepolcrali&lt;/strong&gt; conservate presso la &lt;strong&gt;cappella di San Costanzo &lt;/strong&gt;(Santo Patrono), la &lt;strong&gt;tomba romana &lt;/strong&gt;ritrovata ai piedi del poggio di San Costanzo e&amp;nbsp;la stessa cappella del Santo, antico tempio pagano.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Altrettanto interessanti sono i dipinti ed i fabbricati con caratteristiche artistiche che si incontrano esplorando le varie borgate: tra queste &lt;strong&gt;Campo del Carro&lt;/strong&gt;, dominata dalla parrocchiale settecentesca, e &lt;strong&gt;Suffis&lt;/strong&gt;. Borgata Suffis &amp;egrave; considerata la borgata pi&amp;ugrave; antica, sede probabilmente dei marchesi di Ripa, feudatari di Meana. Nel borgo &lt;em&gt;Suffis inferiore&lt;/em&gt; &amp;egrave; conservato, sulla facciata di una casa, un vecchio dipinto rappresentante San Costanzo.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In borgata delle Combe &amp;egrave; inoltre presente la &lt;strong&gt;Torre delle Combe&lt;/strong&gt;, antico torrione a pianta quadrata di aspetto militare che fungeva da torre da segnali: sul tetto piano venivano accesi fal&amp;ograve; per trasmettere notizie fino a Torino.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per ulteriori informazioni: &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.comune.meanadisusa.to.it/it-it/vivere-il-comune/cosa-vedere"&gt;Comune di Meana di Susa - Cosa vedere&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 12 Dec 2018 15:29:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/meana</guid></item><item><title>Mompantero</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/mompantero</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Mompantero&lt;/strong&gt; sorge alla confluenza del torrente Cenischia con la Dora, ai piedi del Monte Rocciamelone. Si compone di numerose frazioni (San Giuseppe, Marzano, Trinit&amp;agrave;, Pietrastretta, Urbiano e Seghino) e borgate (Tour, Trucco, Chiamberlando, Cugno e Braida) che si popolano maggiormente nei mesi estivi.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Percorrendo le vie di Mompantero si scorgono cappelle e piloni votivi risalenti al XV ed al XVII secolo, che testimoniano il ruolo centrale delle borgate nei secoli scorsi, quando potevano ospitare un grande numero di abitanti. Di assoluto rilievo &amp;egrave; la &lt;strong&gt;Cappella della Braida&lt;/strong&gt;, che presenta al suo interno affreschi straordinari.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Si pensa che la zona di Mompantero fosse gi&amp;agrave; abitata dall'et&amp;agrave; del Bronzo (1500-900 a.C. circa), come attestano alcune incisioni su roccia e pitture rupestri datate intorno al 600 a.C. Cenni storici conducono anche all'epoca romana, come l'&lt;strong&gt;Acquedotto&lt;/strong&gt; presente in Frazione Urbiano (recentemente restaurato), i resti della &lt;strong&gt;Fortificazione del Pampal&amp;ugrave;&lt;/strong&gt; risalente al finire del XIX secolo ed i ruderi della &lt;strong&gt;Casaforte&lt;/strong&gt; presente in Frazione Trinit&amp;agrave;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Inoltre nella frazione di Urbiano si svolge ogni anno la storica festa di&amp;nbsp;&amp;ldquo;&lt;strong&gt;Fora l&amp;rsquo;Ours&lt;/strong&gt;&amp;rdquo;, antica e tradizionale celebrazione incentrata sulla figura dell'orso.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 20 Dec 2018 16:05:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/mompantero</guid></item><item><title>Casaforte di Menolzio </title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/casaforte-di-menolzio</link><description>&lt;p&gt;La &lt;strong&gt;Casaforte di Menolzio&lt;/strong&gt;, detta anche &lt;em&gt;Castello&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;Casaforte di Mattie&lt;/em&gt;, sorge su un rilievo nei pressi della frazione Menolzio, nel comune di Mattie. Costruita nel XII secolo, fu inizialmente propriet&amp;agrave; della famiglia Farguili, investita di gran parte del territorio di Mattie dall'Abbazia di San Giusto di Susa. Pass&amp;ograve; poi nel 1291 sotto il dominio dei Bartolomei, cui seguirono gli Agnes Des Geneyes, poi gli Ainardi ed &amp;egrave; oggi degli Antonelli d'Oulx.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 28 Mar 2019 09:26:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/casaforte-di-menolzio</guid></item><item><title>Grange della Valle </title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/grange-della-valle</link><description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Grange della Valle&lt;/strong&gt; &amp;egrave; una piccola frazione del comune di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Exilles&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;costituita da stupende casette in pietra&amp;nbsp;e da una piccola cappella. Posta all'interno della conca dell'ex ghiacciaio Galambra e dominata dalle grandi pareti del Nibl&amp;egrave; e dell'Ambin, &amp;egrave; il perfetto punto di partenza per &lt;strong&gt;bellissime escursioni &lt;/strong&gt;tra boschi di larici.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Raggiungibile dai paesi di Exilles e Salbertrand, &amp;egrave; molto amata&amp;nbsp;anche dai camminatori pi&amp;ugrave; esperti, che non perdono l'occasione per percorrere &lt;strong&gt;spettacolari sentieri &lt;/strong&gt;diretti a luoghi meravigliosi: Gran Pertus (galleria scavata tra il 1526 e il 1533 da Colombano Romean), Cima Quattro Denti (m. 2106), Col d'Ambin (m. 2921), Monte Nibl&amp;egrave; (m.3365).&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Rilassante&amp;nbsp;e silenzioso, consente anche l'avvistamento di una straordinaria &lt;strong&gt;variet&amp;agrave; di animali&lt;/strong&gt;, quali stambecchi, cervi, camosci, aquile, gipeto, marmotte. A Grange della Valle &amp;egrave; situato inoltre il &lt;strong&gt;rifugio Levi-Molinari&lt;/strong&gt;, aperto tutta la settimana da maggio a met&amp;agrave; settembre.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Thu, 27 Dec 2018 12:27:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/natura-ed-escursionismo/grange-della-valle</guid></item><item><title>Sacra di San Michele</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/sacra-di-san-michele</link><description>&lt;p&gt;Monumento simbolo del Piemonte, l&amp;rsquo;abbazia di San Michele della Chiusa venne fondata tra il 983 e il 987; essa &amp;egrave; stata una delle pi&amp;ugrave; celebri abbazie benedettine dell&amp;rsquo;Italia settentrionale ed &amp;egrave; &lt;strong&gt;tra i pi&amp;ugrave; grandi complessi architettonici di epoca romanica in Europa&lt;/strong&gt;, posta lungo il cammino che da Mont St. Michel porta a S. Michele del Gargano. La sua attuale imponente costruzione, iniziata attorno ad una chiesetta dedicata all&amp;rsquo;arcangelo Michele, venne edificata tra l&amp;rsquo;XI e il XIV secolo &lt;em&gt;(Foto di copertina di Luca Martinacci)&lt;/em&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nell'uscire dalla chiesa, sull&amp;rsquo;ampio terrazzo, si pu&amp;ograve; &lt;strong&gt;osservare la morfologia della Valle&lt;/strong&gt;: il profilo ad &amp;ldquo;U&amp;rdquo;, i depositi glaciali, i tanti massi erratici o le conche lacustri come quelle dei Laghi di Avigliana.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Sacra di San Michele presenta elementi artistici ed architettonici unici, quali il &lt;strong&gt;portale dello zodiaco&lt;/strong&gt; e lo &lt;strong&gt;scalone dei morti&lt;/strong&gt; (XII sec.) e, all&amp;rsquo;esterno, il sepolcro dei monaci, mentre l&amp;rsquo;interno della chiesa abbaziale &amp;egrave; impreziosito dalle sculture romaniche nell&amp;rsquo;area absidale e da numerosi affreschi del XV-XVI sec.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il percorso di visita &amp;egrave; arricchito periodicamente dall&amp;rsquo;apertura speciale della &lt;strong&gt;biblioteca&lt;/strong&gt;, nata a partire dal 1836, anno di arrivo dei Padri Rosminiani sul Monte Pirchiriano, e del monastero vecchio, distrutto dalle truppe di Catinat sul finire del Seicento. La biblioteca ospita attualmente circa 8000 volumi, con testi a partire dal XVII secolo, ed &amp;egrave; consultabile su richiesta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Sacra di San Michele &amp;egrave; raggiungibile con l&amp;rsquo;automobile attraverso l&amp;rsquo;abitato di Avigliana, o salendo a piedi tramite una mulattiera da Sant'Ambrogio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: tel. 011/939130. Web &lt;a href="http://www.sacradisanmichele.com"&gt;&lt;strong&gt;Sacra di San Michele&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href="mailto:info@sacradisanmichele.com"&gt;info@sacradisanmichele.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 11 Jul 2018 15:58:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/sacra-di-san-michele</guid></item><item><title>Museo di Arte Religiosa Alpina di Novalesa</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/museo-di-arte-religiosa-alpina-di-novalesa</link><description>&lt;p&gt;Novalesa, antichissimo borgo sito ai piedi del valico del Moncenisio, ha da sempre legato la sua storia a quella della famosa abbazia benedettina, fondata nel 726. Il Museo di Arte Religiosa Alpina &amp;egrave; ospitato nei locali della cappella della Confraternita del SS. Sacramento, adiacenti alla seicentesca parrocchiale di Santo Stefano, collocata nel cuore del paese.&lt;br /&gt;Il Museo ospita una straordinaria rassegna di oggetti d&amp;rsquo;arte, tra i quali un reperto di epoca tardoantica, elementi di statuaria, dipinti e tessuti. La visita, oltre che nei locali rinnovati della Cappella della Confraternita, comprende anche l&amp;rsquo;adiacente parrocchiale, che ospita tra l&amp;rsquo;altro preziose tele della scuola del Caravaggio, del Rubens, di Le Moyne e di Daniele da Volterra, trasferite per volont&amp;agrave; di Napoleone da Parigi all&amp;rsquo;ospizio del Moncenisio, e di l&amp;igrave; a Novalesa.&lt;br /&gt;Vero e proprio gioiello &amp;egrave; l&amp;rsquo;urna reliquiario di S. Eldrado, abate di Novalesa nel IX secolo, opera di argentiere renano-mosano del XII secolo, la quale presenta numerose similitudini con manufatti analoghi custoditi a Saint Maurice d&amp;rsquo;Agaune, nel Vallese (Svizzera).&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Aperture: agosto: prime tre domeniche, 15-18; durante l'anno visite guidate su richiesta.&amp;nbsp;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Informazioni: tel.0122/622640 -&amp;nbsp;&lt;a href="mailto:museo@centroculturalediocesano.it"&gt;museo@centroculturalediocesano.it&lt;/a&gt;&amp;nbsp;-&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.centroculturalediocesano.it/"&gt;www.centroculturalediocesano.it&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Tue, 17 Jul 2018 16:42:00 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/storia-e-tradizione/museo-di-arte-religiosa-alpina-di-novalesa</guid></item><item><title>Cascate di Novalesa</title><link>https://www.laboratorioaltevalli.it:443/cascate-di-novalesa</link><description>&lt;p&gt;&lt;b&gt;Le cascate di Novalesa&lt;/b&gt; sono tra le pi&amp;ugrave; note della Valle di Susa: la Val Cenischia, di morfologia tipicamente glaciale, sulla sinistra presenta la bastionata montuosa tra il Monte Rocciamelone e la Punta Marmottere, di altezza ben superiore ai tremila metri, che strapiomba su un terrazzo glaciale attorno ai milleottocento metri di quota.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questo si raccorda con il fondovalle, situato a poco pi&amp;ugrave; di novecento metri, con una ripida scarpata incisa da alcuni torrenti che ogni primavera, allo scioglimento delle nevi danno vita a cascate altissime e spettacolari.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I salti d'acqua sono molti ma i due pi&amp;ugrave; famosi si trovano a poche decine di minuti di cammino dal piccolo comune di Novalesa: la cascata del &lt;b&gt;Rio Claretto&lt;/b&gt;, di circa cento metri di altezza e ben visibile anche da lontano, e di quella del &lt;b&gt;Rio Marderello&lt;/b&gt;, che si trova un centinaio di metri a sud della prima e che, nonostante il nome poco accattivante, a parte i periodi di piena presenta acque bianchissime e spumeggianti.&lt;/p&gt;
&lt;div class="row mce-row-enhanced"&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;&lt;img class="img-fluid" src="/Media/AlteValli/-2024-4-6/2476-22-10-11%20La%20cascata%20con%20l'arcobaleno%20🌈💦💙%20(Novalesa)%20-%20Alessandra%20Stangalino.jpeg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;div class="col-md-6 mce-col-enhanced"&gt;
&lt;p&gt;La sua cascata &amp;egrave; un po' meno evidente da lontano perch&amp;eacute; si trova al fondo di un breve canyon, formato dall'azione erosiva del torrente e caratterizzato da altissime pareti rocciose lisce e grigiastre. Esplorare con la dovuta prudenza questa rimbombante e freschissima "camera segreta" &amp;egrave; una esperienza che si ricorda a lungo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dal 2024 le cascate si possono ammirare anche dal &lt;a href="https://www.laboratorioaltevalli.it/notizie/una-via-ferrata-alle-cascate-di-novalesa"&gt;&lt;strong&gt;percorso attrezzato delle &amp;ldquo;Cascate di Novalesa&amp;rdquo;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;b&gt;,&lt;/b&gt; un itinerario che comprende anche una via ferrata ben soleggiato e percorribile praticamente tutto l'anno, ad eccezione dei brevi periodi in cui &amp;egrave; presente la neve al suolo.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il percorso &lt;b&gt;&amp;egrave; &lt;/b&gt;&lt;b&gt;per&amp;ograve; &lt;/b&gt;&lt;b&gt;piuttosto impegnativo,&lt;/b&gt; sia per tempo di percorrenza (oltre tre ore) sia per i primi tratti strapiombanti, ed &amp;egrave; adatto soltanto agli utenti pi&amp;ugrave; esperti: soprattutto per le &lt;span&gt;prime volte &amp;egrave; raccomandabile affrontarla con l'ausilio di una guida.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;p&gt;&lt;/p&gt;</description><pubDate>Wed, 18 Sep 2024 07:42:19 GMT</pubDate><guid isPermaLink="true">https://www.laboratorioaltevalli.it:443/cascate-di-novalesa</guid></item></channel></rss>