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Nel 1859, quando l'Italia era ancora divisa in diversi Stati e il Piemonte faceva parte del Regno di Sardegna, usciva a Coblenza, in Germania, una nuova edizione di una delle più celebri guide di viaggio dell'Ottocento: La Suisse, les Lacs Italiens, Milan, Turin, Gênes et Nice. Manuel du Voyageur, pubblicata da Karl Baedeker.
Il nome Baedeker è ancora oggi sinonimo di guida turistica accurata e affidabile. Karl Baedeker (1801-1859), libraio ed editore tedesco, aveva rivoluzionato il modo di viaggiare, introducendo guide concepite non soltanto per descrivere luoghi e monumenti, ma soprattutto per fornire ai viaggiatori informazioni precise e verificate su itinerari, distanze, alberghi, trasporti e servizi disponibili lungo il percorso.
Le sue guide erano strumenti indispensabili per i viaggiatori che desideravano esplorare l'Europa con una certa autonomia.
L'edizione del 1859, la quarta in lingua francese, dedica alcune pagine a Susa e alla traversata del Moncenisio, una delle principali vie di comunicazione tra il Regno di Sardegna e la Francia.

Che cosa ci racconta questa guida
La lettura di queste pagine ci restituisce un quadro davvero suggestivo, che permette di soffermarsi su almeno quattro aspetti:
Susa romana. La guida descrive l'arco di Augusto, soffermandosi sulle sue caratteristiche architettoniche e sull'iscrizione dedicata all'imperatore, che ricorda il ruolo di Cozio e delle popolazioni alpine nella costruzione del monumento. Una testimonianza che ci racconta anche come veniva percepito e presentato il patrimonio storico della città a metà Ottocento.

Una veduta dell'Arco di Augusto. Incisione della prima metà dell'Ottocento, tratta da Italy Picturesque, pubblicazione di M. de Norvins e Ch. Nodier.
Il viaggio lungo la strada napoleonica del Moncenisio. La guida descrive il percorso, le sue pendenze, i tornanti e le difficoltà della salita, spiegando come le diligenze dovessero ricorrere all'aiuto di numerosi muli per superare i tratti più impegnativi. Non manca neppure una curiosa indicazione sui tempi necessari a un viaggiatore per affrontare a piedi il tragitto da Susa al valico.
La vita lungo la strada alpina. Alberghi, stazioni di posta, Case di Ricovero, carrettieri, monaci benedettini e carabinieri incaricati di controllare i passaporti: attraverso queste informazioni emerge un piccolo mondo fatto di viaggiatori, lavoratori e strutture di assistenza, indispensabile per garantire i collegamenti attraverso la montagna.
La costruzione del traforo ferroviario del Frejus. Nel 1859 i lavori erano iniziati da poco più di un anno e la guida descrive già il tracciato previsto della futura ferrovia, da Susa verso Oulx e Bardonecchia, fino allo sbocco nella valle francese dell'Arc. È una testimonianza delle aspettative suscitate da un'opera destinata a trasformare profondamente le comunicazioni tra i due Paesi.

Un'incisione ottocentesca mostra il cantiere e le attrezzature impiegate per la realizzazione del tunnel.
Sono pagine che appartengono a un'epoca di grandi trasformazioni: il Piemonte era ancora un regno indipendente, l'Unità d'Italia non era stata proclamata e il viaggio attraverso le Alpi richiedeva tempo, fatica e una buona dose di organizzazione.
Dal brano dedicato a Susa e alla strada del Moncenisio emerge un racconto che è insieme una guida pratica per i viaggiatori di allora, una testimonianza storica e un invito a guardare con occhi diversi luoghi che oggi attraversiamo spesso senza soffermarci sulla loro storia.
Buona lettura e buon viaggio nel 1859.
"Per la salita al Moncenisio servono altri muli..."
Susa (Suze). È una piccola città di 2.000 abitanti, molto antica. (Alberghi suggeriti: Hôtel de la Poste, Hôtel de Savoie, Hôtel de France). Nel giardino del Palazzo del Governatore, si vede ancora un arco di trionfo, con colonne corinzie ai quattro angoli e scene di sacrifici all’interno del fregio. L’iscrizione recita che il governatore Cottius, figlio del re Donnus, e i popoli che erano sotto la sua autorità, hanno elevato questo arco in onore di Augusto, nell’anno di Roma 745. Da Susa, la route du Mont Genèvre prende la direzione Sud Ovest e risale il corso della Dora, mentre quella del Mont-Cénis (costruita nel 1805 da Fabbroni per ordine di Napoleone), abbandona la valle all’uscita dalla petite ville, e comincia a salire nella direzione di Nord Ovest.
Il campo francese a Susa nel 1859 (seconda guerra d'indipendenza). Opera di Carlo Bossoli (1815-1884), mostra Susa negli anni della pubblicazione della guida.
La strada è molto frequentata durante tutto l’anno, e sale fino all’altezza di 6.350 piedi; essa oggi è nondimeno la principale via di comunicazione tra Italia e Francia, ed è uno dei passaggi tra i più sicuri delle Alpi, soprattutto dopo che, sugli ultimi tratti della salita, l’antica strada realizzata sui versanti più ripidi della montagna, è stata abbandonata in favore di quella nuova, che risale con una diversa serie di curve.
Transit by Diligence over Mont Cenis, xilografia del 1884
Per poter affrontare la dura salita del Mont-Cénis, le diligenze devono comunque aggiungere ai loro cavalli, un tiro di altri 10 o 12 muli. Volendo affrontare a piedi la strada del Mont-Cénis, un normale camminatore impiegherà circa sei ore per percorrere il tragitto tra Susa e la Maison de Poste del Mont-Cénis.
Egli potrà però abbreviare considerevolmente i tempi, se abbandonerà la strada e percorrerà i sentieri. Durante larga parte del cammino, resterà visibile, al fondo della valle, la città di Susa.
(Da poco più di un anno, sono cominciati i lavori per costruire il tunnel, che dovrebbe attraversare la montagna.
Dopo Susa, la ferrovia correrebbe ancora per poche leghe a Sud Ovest, nella valle della Dora, per passare a Nord Ovest ad Oulx ed entrare nella valle del torrente Bardonnéche. Lì vi dovrebbe essere l’ingresso del tunnel, che dopo due leghe e mezzo sboccherebbe nella valle dell’Arc, vicino a Fourneaux, sotto Modane).
I cantonieri delle ventitrè Regie Case di Ricovero, hanno l’ordine di prestare assistenza ai viaggiatori. L’ultimo villaggio piemontese sulla strada è Molaret, con un piccolo albergo.
L'imbocco del tunnel, gli edifici di servizio, i carri e i lavoratori. in un'incisione d'epoca.
I due villages di Novalesa a destra e di Ferrera a sinistra, restano adesso scartati dal nuovo percorso. All’inizio della piccola plaine de St- Nicolas, che la nuova strada attraversa, si può vedere a destra la bella montagna del Rochemelon, sulla cima della quale vi è l’antica cappella di Notre-Dame-des-Neiges, un tempo molto frequentata, e adesso abbandonata.
All’estremità della piana, termina il Piemonte; di là una salita a zigzag conduce, in un’ora, fino al culmine del Mont-Cénis, dove si trova l’Auberge de la Grande Croix e qualche altro albergo, frequentato dai carrettieri.
Da qui, per arrivare all’Ospizio, è necessario percorrere ancora un tre quarti di lega, costeggiando, per un tratto, un lago pescosissimo di trote. I Bénédictins dell’Ospizio alloggiano gratuitamente i viaggiatori indigenti, ma hanno anche qualche camera a disposizione di quelli che possono pagare.
L’Ospizio, già fondato da Carlomagno o da Ludovico il Pio, è stato ricostruito nelle sue forme attuali da Napoleone; esso ospita non solo dei monaci, ma anche dei carabiniers, che esaminano i passaporti. Con altri dieci minuti di strada, si raggiungono l’antica e la nuova maison de poste, che hanno, di fianco a loro, alcuni alberghi accettabili.
La strada continua a salire, e soltanto dopo la diciassettesima Casa di Ricovero, essa comincia a discendere assai rapidamente. Nella discesa, coloro che viaggiano a piedi possono abbreviare il percorso prendendo di nuovo i sentieri: in questo modo, arriveranno in un’ora e mezzo di cammino alla Maison de Poste di Lanslebourg, mentre passando dalla grande route ci avrebbero messo due ore e mezzo. Il grandioso Glacier de la Vanoise si mostrerà sulla sinistra; esso si avvicina e resta per lungo tempo alla vista al di sotto del fiume Arc, di cui la strada segue il corso dopo Lanslebourg, lasciando Lans le Villard all’alto della valle.
Lanslebourg in una fotografia del 1905 (Victor Riston).
Lanslebourg è un villaggio alla base Nord del Mont-Cénis (Albergo suggerito: Hôtel Royal). La strada entra qui nella valle dell’Arc, in cui la pendenza è meno forte; è una stretta e aspra vallata dominata da delle alte montagne scoscese. Al di sotto, vi sono i villaggi di Termignon e Verney; il forte Bramant de l'Esseillon, situato a una grande altezza, in un punto nel quale, al di sotto di esso, si vedono spumeggiare la acque dell’Arc, domina interamente la strada. Il ponte che qui traversa il fiume, viene chiamato le Pont du Diable.
La Suisse, les Lacs Italiens, Milan, Turin, Gênes et Nice. Manuel du Voyageur,
par K. Baedeker, Coblenz, 1859.



