Laboratorio Alte Valli - Cuore innovativo
La "Martina" è un canto tipico del patrimonio culturale del Piemonte occidentale e celebra la fine del periodo più freddo dell’inverno, che la tradizione indica negli ultimi giorni di gennaio, i cosiddetti “giorni della Merla”.
Tra gennaio e Carnevale gruppi di giovani cantavano all'esterno delle stalle per chiedere il permesso di entrare, festeggiare e a volte corteggiare le ragazze, e dall’interno si rispondeva in rima.
Questi canti a dialogo sono legati alla pratica, oggi definitivamente perduta ma un tempo largamente presente, della "veglia" nelle stalle durante l'inverno, la "Vijà". Le famiglie contadine avevano infatti la consuetudine di ritrovarsi la sera dopo cena nella stalla (unico locale veramente riscaldato della casa, in virtù del calore animale delle mucche) dove si chiacchierava, si raccontavano storie (per lo più paurose e fantastiche), si cantava, si riceveva.
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Le stalle più grandi erano meta delle visite dei vicini e quelle in cui si trovavano ragazze da marito delle visite dei giovanotti. I gruppi di giovani si presentavano innanzi la porta e chiedevano il permesso di entrare intonando questi canti; dall'interno si rispondeva cantando e al termine del canto i giovani potevano entrare.
L'uso di "cantar Martina" (canté Martina) era tipico del Cuneese e di molte valli del Piemonte occidentale (Val Sangone, Valsusa, Valli di Lanzo…).
In alcuni paesi del Canavese è sopravvissuto fino alla seconda guerra mondiale, ma nella maggior parte dei luoghi è testimoniato non oltre gli Anni Venti.

La “Martina” di Selvaggio (Giaveno), conservata da nonna livia.
Il testo che presentiamo proviene dall’archivio del giavenese Federico Dovis, ed in particolare apparteneva alla nonna Livia du Servagi (Selvaggio, una frazione di Giaveno). In queste zone Martina si cantava dal 30 gennaio, festa di Santa Martina Vergine e Martire, fino alla fine del carnevale (martedì grasso).
Il canto in questa versione è rivolto direttamente alle “marioire” (giovani donne da marito). Spesso invece, nella tradizione piemontese, i canti si riferivano alle donne presenti alla “Vijà” e si definivano "vioire": erano cantati tutto l'inverno, soprattutto nel periodo di carnevale.
Nelle cascine dove si allevavano i maiali l'uso di "canté Martina" si praticava anche in occasione delle cosiddette "sinhe crinoire" (le cene che si tenevano in occasione dell'uccisione del maiale - crin).
Il detto "Fé cantè Martina" (fare cantare Martina) veniva invece usato per indicare quando si faceva aspettare qualcuno alla porta.