Laboratorio Alte Valli - Cuore innovativo
Nelle vallate alpine il legno non è mai stato soltanto un materiale. È stato casa, strumento, calore, identità. È stato, soprattutto, un compagno silenzioso della vita quotidiana, capace di trasformarsi in oggetti indispensabili e al tempo stesso carichi di significato. Raccontare la civiltà alpina significa dunque raccontare il legno: la sua presenza costante, il suo utilizzo ingegnoso, la sua capacità di diventare espressione culturale.
A Bussoleno Oscar Peirolo, da tutti conosciuto come “Boscu”, ai manufatti in legno ha dedicato oltre trent’anni di vita, raccogliendo e conservano testimonianze provenienti da tutte Alpi Occidentali, un territorio vasto che comprende il Cuneese, le Valli Valdesi, la Val di Susa, le Valli di Lanzo, la Valle d’Aosta, fino a sconfinare nella Savoia e nel Queyras francesi. Il risultato è molto più di una semplice raccolta di oggetti: è un viaggio nella memoria di un mondo che rischiava di scomparire.

“Definire il legno come “il materiale più nobile della civiltà alpina” - afferma Boscu - non è affatto un’esagerazione. Nelle regioni montane, dove le risorse erano limitate e l’ambiente imponeva condizioni spesso difficili, il legno rappresentava una risposta concreta ad ogni necessità. Serviva per costruire le abitazioni e per riscaldarsi durante gli inverni rigidi, ma anche per realizzare mobili, utensili, strumenti di lavoro e oggetti d’uso quotidiano”.
Il legno: materia viva che segue il ritmo delle stagioni
A differenza di altri materiali, il legno era facilmente reperibile, lavorabile con strumenti semplici e adattabile a molteplici funzioni. Nelle Alpi questo si traduceva in una produzione artigianale diffusa e quotidiana, profondamente legata al ritmo delle stagioni.
“Durante la primavera e l’estate – prosegue - le giornate erano dedicate al lavoro nei campi, alla cura degli animali, alla manutenzione delle abitazioni. Con l’arrivo della stagione invernale però, che nelle alte valli poteva durare anche sei o sette mesi, tutto cambiava.
Le temperature scendevano, la neve isolava i villaggi ed il lavoro nei campi non era più possibile. In questo periodo si sviluppava così un’intensa attività artigianale: il tempo, finalmente disponibile, veniva impiegato per costruire mobili, riparare oggetti, intagliare utensili e creare tutto ciò che sarebbe servito nella stagione successiva. Il legno diventava così protagonista di un sapere pratico tramandato di generazione in generazione”.

I manufatti del Museo colpiscono per la loro varietà e per la loro qualità. Cassapanche, armadi, culle, cofanetti, sedili, utensili da cucina, attrezzi agricoli: ogni oggetto aveva una funzione precisa, ma spesso anche un valore simbolico o estetico. In alta montagna questi manufatii venivano realizzati soprattutto in legno di cirmolo, abete rosso e larice, più in basso invece si utilizzavano principalmente noce, acero, bosso, pero e frassino.
Una delle caratteristiche più affascinanti è la decorazione. Molti oggetti presentano motivi intagliati a punta di coltello: rosoni, ruote, denti di sega, cuori, simboli religiosi. In alcuni casi le incisioni venivano arricchite con il colore, e le decorazioni non erano mai casuali: potevano indicare l’appartenenza a una famiglia, avere significati simbolici o semplicemente rispondere a un gusto estetico locale.
Ogni valle sviluppava infatti caratteristiche proprie. Ad esempio, i tomboli della Val di Susa erano spesso realizzati in stoffa, mentre in altre zone erano in legno. Le scatole della Val Pellice, invece, si distinguevano per le decorazioni dipinte, anziché incise.

Nonostante la loro bellezza e complessità, per molto tempo questi oggetti sono stati considerati “rustici” e frutto di una manualità rudimentale, privi di vero valore artistico.
“Solo nel secondo dopoguerra – afferma ancora Boscu - questa percezione iniziò a cambiare. Studiosi, artigiani e appassionati cominciarono a riconoscere la qualità di questi manufatti, comprendendo come anche nelle zone più isolate fosse fiorita una produzione di grande livello.
A partire dagli anni Cinquanta, crebbe l’interesse del mercato antiquario. I mobili e gli oggetti alpini iniziarono a essere ricercati, acquistati e spesso trasferiti lontano dai loro luoghi d’origine. Questo fenomeno contribuì alla loro valorizzazione, ma comportò anche una perdita di contesto: molti pezzi finirono in ambienti completamente estranei alla cultura che li aveva prodotti.
Fortunatamente, alcune famiglie e collezionisti seppero resistere a questa dispersione, conservando gli oggetti e mantenendo vivo il legame con il territorio”.
Una passione che diventa Museo
La passione di Boscu nasce più di trent’anni fa, durante le frequentazioni giovanili delle montagne. Arrampicate, escursioni, sci alpinismo: attività sportive che lo portavano a entrare in contatto diretto con le borgate alpine.
“Questi piccoli paesi, spesso isolati e poco conosciuti, esercitarono su di me un fascino profondo – conclude Boscu. - Le case chiuse, i vicoli stretti, le chiesette silenziose: tutto sembrava custodire storie e segreti. Da qui nacque la curiosità di scoprire cosa si celasse dietro quelle porte e la mia volontà di recuperare oggetti in legno dalle vecchie baite, acquistandoli da privati o salvandoli dall’abbandono. Col tempo, la sua rete di contatti si ampliò: antiquari, collezionisti, conoscenti contribuirono ad arricchire la raccolta".
Oggi la sua collezione conta oltre quattrocento pezzi, databili dal Seicento fino alla Seconda guerra mondiale: utensili da cucina, attrezzi agricoli, contenitori, oggetti per la cura personale e persino strumenti legati alla scrittura.
Particolarmente interessanti sono le “marche”: timbri in legno utilizzati per identificare prodotti come il burro o il pane. In contesti comunitari, dove si utilizzavano forni comuni, questi strumenti erano fondamentali per distinguere le produzioni delle diverse famiglie.
Non mancano oggetti più complessi, come una macchina interamente in legno per separare i cereali dalle bucce, testimonianza dell’ingegno tecnico sviluppato in ambienti apparentemente poveri di risorse.
Ogni pezzo racconta una storia: non solo di chi lo ha costruito, ma anche di chi lo ha utilizzato, di un modo di vivere fatto di adattamento, creatività e conoscenza pratica.
Per molti anni, Boscu ha conservato la sua collezione in casa. E quando lo spazio non è più stato sufficiente ha voluto creare un luogo dedicato ed aperto al pubblico: “non sono il proprietario ma il custode di questi oggetti, che non considero beni da possedere ma testimonianze da preservare”.
Dopo aver acquistato e ristrutturato (“anche grazie all’aiuto di tanti amici”) i locali di una ex-merceria, dal novembre 2023 l’esposizione permanente “La civiltà del legno. Le Alpi Occidentali” è aperta tutti i lunedì, giorno di mercato, dalle 9 alle 12.
E visitabile inoltre in occasione delle manifestazioni che si tengono in paese ed è possibile prenotare visite guidate telefonando al numero 377-3851761.



